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La volpe e
la bambina
di
Luc Jacquet
con Bertille Noël-Bruneau, raccontato da Ambra Angiolini (Francia, 2007)
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Panorama, n. 13 2008
Sogno ambientalista
Il vero profilo volpino è quello della fulva undicenne
Bertille Noel-Bruneau, mentre lo sguardo umano, intenso, appartiene
all'amica in cui si specchia, la volpe Titou. In un tempo sospeso
e fiabesco, l'incontro tra una ragazzina e l'animale selvatico,
l'infanzia che sfuma raccontata fuori campo dalla voce di Ambra
Angiolini. Cinema animalista o semplicemente animalier? Trattandosi
del regista francese Luc Jacquet, lo stesso del trionfale La
marcia dei pinguini, l'intento è «nobile» e
l'attesa alta; stavolta il documentario si mescola alla fiction,
le volpi selvatiche e addomesticate sono riprese anche nel
Parco naturale d'Abruzzo. La bimba scopre i misteri vibranti
della natura pedinando per mesi l'animale ei suoi sensi si
svegliano tra scorrere di nubi, rumori naturali, uragani e
albe, tutti benissimo catturati dalla macchina da presa. Se
il mondo è crudele, a salvarci arrivano sempre i migliori
amici dell'uomo. Morale ambientalista non impervia, anzi facile
(i pinguini erano più surreali e sovversivi), ma prodotto
gradevole per grandi e piccini molto ottimisti. A essere pignoli
si vorrebbero maggiori notizie sui libertari genitori (rigorosamente
fuori campo) che non intervengono ansiosi neppure quando la
bimba si perde nelle grotte e passa la notte sola nella foresta.
Ma, appunto, è solo un sogno.
Piera Detassis
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Il Mattino, 22 marzo 2008
Una favola ecologista e molto sentimentale
Una tenera favola ecologista: con tutto il buono e il meno
buono che si porta dietro una scelta così esplicita.
Luc Jacquet, reduce dal successo culminato nell'Oscar de «La
marcia dei pinguini», modifica il tiro e dal documentario «puro
ed estremo» passa a un genere ibrido, il lungometraggio
da grande pubblico in cui gli echi letterari e le motivazioni
ideologiche s'infiltrano in una galleria di incantevoli scenari.
Ne «La volpe e la bambina» un'undicenne dai lunghi
capelli rossi riesce dopo faticosi appostamenti a incontrare
una volpe e a vincerne a poco a poco la ferina diffidenza.
Giochi, pasti in comune, corsette e salvataggi li rendono inseparabili
e soprattutto fiduciosi l'una nell'altra, anche perché l'idillio
ha la fortuna di svolgersi in un habitat maestoso, incontaminato
e solitario di boschi e montagne spettacolari. Attenzione,
però: la libertà di una bestiola selvaggia non
può essere condizionata neppure dall'amore degli umani...
Nel ritmo sacrale dei cicli naturali l'intervento o la semplice
presenza dell'uomo sono da ritenersi sempre e comunque negativi:
Jacquet vuole celebrare il mito dell'evasione poetica dall'arido
corso esistenziale degli adulti consumisti-cittadini-occidentali
e per ottenere il suo scopo non esita a introdurre il veleno
moralistico. Se, quindi, la ragazzina Bertille Noel Bruneau
risulta deliziosa e le volpi e gli altri abitatori del bosco
sembrano attori smaliziati, la pur gradevole voce di Ambra
Angiolini che dettaglia fuori campo la parabola diventa superflua,
invadente e inevitabilmente ammiccante e programmatica. Peccato
perché l'occhio del regista è davvero ispirato
quando può spaziare sui paesaggi dell'Ain, nei dintorni
dell'altopiano del Retord e su quelli del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Però sarebbe stato meglio che documentario e fiction
si fossero impastati con meno zucchero sentimentale e più pathos
darwiniano.
Valerio Caprara
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L'Unità, 21 marzo 2008
Una pelliccia per amica
Attento osservatore della natura, che riprende nella sua semplice
spettacolarità, l'esperto documentarista Luc Jacquet
aveva stupito tutti nel 2006 portando una sorta di doc National
Geographic a vincere l'Oscar. La marcia dei pinguini infatti
andava oltre la didascalia: con scelte accorte e un montaggio
efficace alimentava l'empatia dello spettatore rispetto a quei
pennuti. Non erano personaggi creati sulla carta ma la differenza
da un film di fiction era minima. Stessa cosa accade con La
volpe e la bambina, che ha tutti i crismi di una fiaba. E fa
un passo in più dentro la finzione, perchè racconta
l'amicizia tra una bambina dai capelli rossi che vive in un
bosco favoloso e una volpe che supera il suo istinto selvatico
e le si avvicina. Insieme superano le minacce di una natura
che può mostrarsi anche nel suo lato oscuro e matrigno.
La favoletta, elegia allo stato puro in un mondo animato da
creature straordinarie, seguendo le stagioni cambia d'atmosfera.
In autunno, tornando da scuola, la bambina incrocia per pochi
secondi lo sguardo della volpe e rimane affascinata dall'animale.
Arriva l'inverno, bisogna stare in casa. Intanto la volpe si
fa in quattro perché "deve mangiare e non farsi
mangiare". Poi è la stagione degli amori, nascono
i cuccioli, e dall'estate alla primavera sboccia l'amicizia:
la bambina riesce a ritrovarla, l'avvicina, la chiama Titou
e un evento drammatico le fa anche capire che quello è un
animale selvatico, ha le sue regole e il suo istinto primordiale.
Girato tra le montagne francesi dell'Ain e il Parco Nazionale
d'Abruzzo, il film ha la voce narrante di Ambra Angiolini.
Il segreto di tanta vicinanza a questi animali selvatici sta
nel fatto che intanto nel parco italiano non si cacciano volpi
da 200 anni e quindi sono loro stesse che adesso si fidano
dell'uomo. E poi nel ruolo principale "recitano" diversi
esemplari in qualche modo addomesticati. Ciò non toglie
nulla alla spontaneità, anche della bravissima bambina
(Bertille Noel-Bruneau), abbozzata proprio come in un libro
di fiabe: non sappiamo il suo nome, sentiamo ma non vediamo
i genitori e trascorre ore in un bosco che sembra incantato.
Distribuito in 300 copie dalla Lucky Red, avrà di certo
il suo pubblico di bambini (sempre che li si riesca a staccare
dalla Play Station) ma non dispiacerà anche agli adulti.
Perché ha una luce bellissima e un montaggio di grande
ritmo.
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Corriere della Sera, 21 marzo
2008
Una fiaba retorica che rasenta l'horror
Dopo aver tradito la privacy on ice dei pinguini, Luc Jacquet
si accomoda nella natura più familiare delle foreste
dell'Ain e dell'Abruzzo per onorare una sua memoria infantile.
E così Ambra, saggia voce fuori campo, illustra la maraviglie
di una bambina spavalda che vive in uno chalet nel bosco (Cappucetto
Rosso?). Scopre una volpe, la tana e i piccoli e la tampina
finché il povero animale cede alle lusinghe umane, passeggia
sui dirupi e s'inerpica sulle stalattiti con la bimba: finché intrappolato
nella sua casa, si butta dalla finestra. Qui sta il peggio,
un finale horror sconsigliabile ai piccoli. Si va insomma dalla
retorica della natura alla Disney anni '50 con fiori in sboccio,
rane che saltellano— che tinte che miracoli signora mia — alla
nevrosi di questa bambina molesta e tosta come una mini Isabelle
Huppert: se qualche volpe la vede in giro nei boschi chiami
subito il Telefono Azzurro.
Voto: 4
Maurizio Porro
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Il Manifesto, 21 marzo 2008
Un'amicizia speciale che attraversa le stagioni
I prati verdi e i vestiti viola della bambina dai capelli
rossi e le lentiggini (come Pippi Calzelunghe). Il sole che
sorge e tramonta, la neve bianca, la pioggia battente, il vento.
Una natura potente, sconfinata e una solitudine umana insistita
e sottolineata dalla regia di Luc Jacquet (già premio
oscar con la sua Marcia dei pinguini). E poi, c'è lei,
l'altra protagonista, fulva anch'essa, occhio vivace e un'esistenza
misteriosa: la volpe. È così che la favola del
documentarista belga (qui, però, alle prese con un film
di finzione) accompagna lo spettatore dentro le maglie di una
amicizia un po' fatata, quella che si instaura, dopo molta
pazienza e tanta diffidenza, fra un essere umano che cresce
e un animale selvatico che si incuriosisce. Qua e là,
si accende la memoria delle fiabe e allora Jacquet ci fa ripercorrere
le orme di Cappuccetto Rosso, quelle del Pifferaio magico fino
alla Piccola fiammiferaia passando per le molliche di Pollicino.
Il film è un album di immagini indimenticabili da sfogliare
(dalle montagne francesi dell'Ain al Parco nazionale di Abruzzo),
ha il ritmo lento delle stagioni (quelle «antiche»,
di una volta) e al posto della voce umana, privilegia i rumori
della foresta e le avventure dei suoi abitanti (ricci, orsi,
lupi, aquile). Ogni tanto, regala l'incontro ravvicinato con
un esemplare raro (lupo bianco). La trama è semplice,
quasi esile. Una bambina che abita in un posto isolatissimo,
ai margini del bosco, giocando tra i suoi monti, rimane fulminata
dall'incontro casuale con uan volpe. Le due si fiuteranno a
lungo prima di diventare amiche. Un'amicizia non aliena da
errori che condurrà l'animale alle soglie della morte.
Alla fine, tutto si aggiusta e, sulla scia di La Fontaine,
la favola ha la sua morale: la libertà è un bene
prezioso che va rispettato, anche quando si ama. E la bambina
(Bertille Noel Bruneau) lo capirà a sue spese per insegnarlo,
poi da grande, a suo figlio.
Arianna Di Genova
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Il Messaggero, 21 marzo 2008
Quegli animali che crescono con noi
Che cos'è un animale? Dipende. Per un adulto spesso è solo
uno strumento, un essere vivente ma inserito in una precisa
rete di relazioni economiche e sociali. Qualcosa che si usa,
si mangia, si cavalca, si caccia, si indossa, a seconda del
luogo e della cultura in cui si vive. O magari si ammira entro
spazi ben definiti.
Ma per un bambino?
Per un bambino l'animale è molto di più. È un
mondo, il guardiano di un'altra dimensione, una divinità a
piede libero, il rappresentante di un Olimpo selvatico e irriducibile
alla ragione che accompagna l'infanzia in tutte le sue fasi
per poi piantare solide radici nell'inconscio (dal freudiano "uomo
dei lupi" in poi, la letteratura analitica abbonda di
studi sul ruolo degli animali nella nostra psiche).
In questo senso non c'è genere più doppio dei
documentari sulla Natura. Così come non esistono documentari "puri",
perché ogni film crea il suo spazio di finzione, tanto
più i film a soggetto animale sono sempre anche qualcos'altro.
Favole, racconti iniziatici.
O itinerari di formazione, come appunto il notevole La volpe
e la bambina, che dietro la morale ambientalista e quasi didattica
(rispettiamo la Natura, non tentiamo di addomesticarla), cela
la struttura rigorosa di un piccolo romanzo di formazione destinato
ai bambini ma capace di incantare al tempo stesso gli adulti.
Anche se, o proprio perché, Jacquet (già regista
della Marcia dei pinguini), non mostra mai i "grandi" ma
solo la piccola Bertille Noël-Bruneau e la sua compagna
d'avventure, una volpe con più espressioni di Bette
Davis (ottenuta filmando diversi animali, naturalmente) e una
disponibilità che trascinerà la bambina in un
mondo pieno di meraviglie quanto di insidie.
Dai primi, emozionanti approcci, alle corse fra i boschi; dall'arrivo
della neve, che rivela le tracce della volpe alla sua piccola
amica, agli incontri con altri animali (lupi, orsi, tassi,
ricci, talpe, serpenti, faine...), sotto i nostri occhi si
snoda un vero itinerario di crescita. Intervallato da pochi
excursus "naturalistici" (il lungo inseguimento della
lince, puro cinema del terrore), ma sospeso, per il resto,
allo sguardo della piccola protagonista. Che ci racconta anche
le conseguenze interiori di quegli incontri (ho pensato a lei
tutta la settimana... quella notte sognai i lupi fino all'alba...).
Fondendo esterno e interno, Natura e psiche, in un continuum
che concilia la forza mitica della fiaba con le seduzioni del
cinema spettacolare.
Il resto lo fanno la straordinaria performance tecnica, grazie
a cui la troupe di Jacquet cattura i più diversi momenti
della vita delle volpi. E una cultura cinematografica (la lunga
scena notturna è presa di peso dalla Morte corre sul
fiume, leggendario film di Charles Laughton) che pone Jacquet
al riparo da trappole e cadute di stile. Alla fine è la
volpe a educare la bambina, non lei a addomesticarla. Morale
elementare, forse, per un film assai più sofisticato
di quanto non sembri.
Fabio Ferzetti
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La Repubblica, 21 marzo
2008
"La volpe e la bambina"
con Ambra voce narrante
Come il film che fece conoscere Luc Jacquet, "La marcia
dei pinguini", anche la versione italiana di La volpe
e la bambina è commentata in voice-over da un personaggio
televisivo. Qui Ambra Angiolini, che per fortuna (a differenza
di Fiorello nel precedente) non invade le immagini con la parola,
ma si limita a fare da voce narrante nel tono di "c'era
una volta".
La storia è quella, semplicissima, dell'incontro nel
bosco tra una bambina e una volpe femmina, che lei battezza
Titou. Non siamo dalle parti della fiaba metaforica alla "Piccolo
principe", ma da quelle del racconto pedagogico: un po'
documentario sugli animali ma più contemplativo, meno
dichiaratamente didascalico. Anche se è evidente l'invito
a rispettare l'ambiente e la diversità tra umano e animale:
messaggio sacrosanto oggi che è di moda adottare furetti
e trattare gli animali domestici come bambini.
Certo, il racconto è ripetitivo e un po' languente,
con punte drammaturgiche quali un porcospino che mangia una
fetta di prosciutto. Però i paesaggi (scelti in Francia
e in Abruzzo), sono rasserenanti, la morale condivisibile,
ammirevole la capacità di mettere in scena gli animali.
Roberto Nepoti
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La Stampa, 21 marzo 2008
Amici, senza parole
Un titolo come La volpe e la bambina riflette echi letterari,
soprattutto di carattere fiabesco: da La Fontaine a Saint-Exupéry,
il cui Piccolo principe apprende da un «fenec»,
la volpe del deserto, che quello di addomesticare è un
atto d'amore. Tuttavia la morale che si ricava dal film di
Luc Jacquet, il regista del premiatissimo La marcia dei pinguini
qui al suo esordio nella fiction, è assai differente.
Tentando di conquistare l'amicizia di una volpe incrociata
nel bosco, la decenne Bertille Noël-Bruneau apprende la
lezione di segno opposto di un amore che implica il rispetto
della diversità ed esclude il possesso. E del resto
Jacquet, cresciuto nel montagnoso Ain a ridosso del Massiccio
del Giura, piuttosto che alle favole si è ispirato a
una reminiscenza infantile, quando raccogliendo funghi a primavera
si era incantato a osservare una volpe poi dileguatasi. La
medesima esperienza, narrata fuori campo al figlioletto dalla
protagonista ormai adulta (Isabelle Carré doppiata da
Ambra Angiolini), la vive sullo schermo Bertille: capelli rossi,
occhi verdi e dotata di un coraggio e una determinazione che,
grazie a lunghe ricerche, pazienti appostamenti e ingegnose
tecniche d'approccio, le consentono sull'arco di quattro stagioni
di instaurare un affettuoso rapporto con la fulva creatura.
Visto attraverso gli occhi capaci di stupore della bambina,
il film conduce in luoghi splendidi e remoti a rimirare a distanza
ravvicinata il mondo degli animali quando agiscono inconsapevoli
della nostra presenza: dall'alce all'istrice, dai lupi alla
lince, dall'opussum all'orso bruno. Tutti ripresi, così come
le volpi selvatiche, in quello straordinario habitat che è il
Parco Nazionale degli Abruzzi. I cui scorci montati insieme
con quelli dell'Ain vanno a comporre un paesaggio che pur partendo
dalla realtà assume una suggestione fantastica e pressoché magica.
Sono i valori sicuri di questa fiaba realizzata con molta abnegazione
(bambini e animali sono l'incubo di ogni regista) e niente
effetti speciali, che rischia a volte di scivolare nel patinato,
ma contiene l'idea vincente di una natura chiusa nel suo mistero
e da accettare così com'è.
Alessandra Levantesi
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Il Tempo, 20 marzo 2008
Un inno alla natura tra favola e realtà
Luc Jacquet è un documentarista francese che si è visto apprezzare
e premiare (anche con un Oscar) il suo primo film di lungometraggio, "La
marcia dei pinguini" sul ciclo vitale del Pinguino Imperatore nell'Antardide.
Era un documento ma costruito anche come racconto, un po' alla maniera dei
famosi film della Disney nella serie "La natura che vive".
Oggi torna a quegli schemi, mettendo però ulteriormente l'accento
sul racconto e quindi, pur tenendosi al vero, sulla finzione.
Al centro, come il titolo annuncia, due "personaggi", una volpe e una
bambina. In una regione tra prati, torrenti e montagne basse ricreata da Jacquet
parte nella regione dell'Ain, dov'è nato, sui colli del Plateau de Retord,
e parte del nostro parco Nazionale d'Abruzzo.
La bambina incontra la volpe. La segue, la spia, l'attende al varco in tutti
i suoi spostamenti e dopo un po' riesce a vincerne con sua sola presenza
la natura selvaggia e, in un certo senso, quasi ad addomesticarla, arrivando
perfino a portarsela a casa. Anche se il finale la vedrà allontanarsi
di nuovo e per sempre.
Jacquet ha immaginato che la vicenda, curiosa ma anche commovente, sia raccontata,
anni dopo, dalla bambina ormai cresciuta a un suo figlioletto, tutto perciò è esposto
come se sia la piccola protagonista a vedere, a commentare, a giudicare;
anche quando, con il candore dell'infanzia, la ascoltiamo parlare con la
volpe come si farebbe con un animale domestico (la voce narrante, nella versione
italiana, accattivante senza smancerie, è della nostra Ambra Angiolini).
Un rapporto a due. In mezzo a una natura ora idilliaca ora selvaggia (e in
qualche momento anche pericolosa) che la regia tende sempre a rappresentare
con immagini quasi fiabesche (pur sempre reali), in cifre un cui la singolarità di
quell'incontro è dosata con molta accortezza, sottolineando prima
gli stupori della bambina, poi le sue attese (sempre studiate nel suo intimo),
poi quelle che pensa siano le sue vittorie: faccia a faccia con quella volpe,
che anche se cinematograficamente è il risultato di varie altre volpi,
o addomesticate o sorprese nel loro stato selvaggio, si muove e si comporta
in ambiti del tutto reali. E sempre secondo le leggi della sua stessa natura:
pur tra le pieghe della finzione.
Un film che è una boccata d'aria fresca. Una gioia respirarla.
Gian Luigi Rondi
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