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Terza madre (La)
La terza madredi Dario Argento
con Asia Argento, Valeria Cavalli, Christian Solimeno, Moran Atias
 
Panorama, n. 45 2007
Roma dei bassifondi, apocalisse moderna

Argento vivo e violenza espressiva, fisica, brutale, persino oltraggiosa: il Dario Argento dei film capolavoro, il virtuoso dell'inquadratura, dei cromatismi, dello spavento profondo, è lontano, La terza madre (che chiude la trilogia culto formata da Suspiria e Inferno) è un film primitivo, travolto come i protagonisti da forze sconnesse, ma proprio per questo è il più interessante fra gli ultimi del regista. La figlia Asia è la protagonista Sara, che scoperchia le forze del male e fa risorgere la Mater lacrimarum, la più malvagia fra le streghe (Moran Atias quasi sempre nuda, bellissima), e Daria Nicolodi (la mamma vera di Asia) è la genitrice fantasma, una strega bianca che rivive per affiancare la battaglia di Asia.

Un home movie, un filmino, anzi un «filmaccio», in famiglia (musiche di Claudio Simonetti), un po' slabbrato eppure in presa diretta con la cronaca. Le streghe che riemergono sono il segnale di un'ondata di degrado che sommerge Roma, ripresa in perenne eclisse, impazzita di traffico, e la scuote dalle fondamenta. Quando si alza la marea dei cattivi propositi, le madri gettano i neonati nel Tevere all'ombra di San Pietro e Castel Sant'Angelo, le streghe punk e cannibali irrompono dalle scale mobili, e dal metrò della stazione Termini extracomunitarie pericolose e fuori controllo.

È in questa fotografia devastante della Roma attuale, trasformata in un cunicolo di nuove catacombe dove impazzano orge erotiche e sadiche, che sta la forza del film. Nessuna piaggeria di buon governo nello sguardo apocalittico di Argento, anziano maestro più estremista di tanti giovani del nostro cinema.

Piera Detassis

 

 
Il Mattino, 3 novembre 2007

Chi pensava che «Saw - L'enigmista» e «Hostel» fossero i prodotti estremi del new horror americano, le espressioni più disgustose dello splatter, si sbagliava. Con «La terza madre» Dario Argento ribadisce di essere ancora uno dei maestri del thriller/horror, in grado di mobilitare gli appassionati del genere e al tempo stesso di attivare gli anticorpi esorcistici. Tornando a girare a Roma e arruolando nel cast anche sua figlia Asia e l'ex moglie Daria Nicolodi, il regista romano conclude la «trilogia delle streghe» iniziata nel 1977 con «Suspiria» e proseguita nel 1980 con «Inferno». Dopo la Mater Suspiriorum e la Mater Tenebrarum, ora è la Mater Lachrimarum a sconvolgere la vita della giovane protagonista e a innescare un'incontrollabile spirale di violenza. Quando la studiosa di restauro Sarah, dotata di facoltà paranormali, apre accidentalmente un'urna, libera lo spaventoso potere della più crudele delle tre streghe che dall'anno Mille spargono terrore e morte nel mondo. Si moltiplicano gli omicidi, e la giovane affronta le streghe usando il potere ereditato da sua madre anche lei strega, assassinata anni prima. Tra suggestioni soprannaturali e pratiche esoteriche, l'hard-gore sembra infischiarsene della plausibilità del sequel e delle connessioni concettuali. Argento è sempre unico per come sa trascendere la contingenza dei crani trapanati, dei corpi sbudellati, degli schizzi di sangue e per come sa trasportarci nella dimensione della paura ancestrale mascherata da orrore effettistico.

al.ca.

 
Il Manifesto, 2 novembre 2007
Quel cofanetto antico che libera i demoni

È un film sorprendente nella sua furia, nella sua forza e nella determinazione delle sue ellissi La terza madre di Dario Argento (Mother of Tears è il titolo inglese e noi lo abbiamo visto a Toronto in quella lingua e in una versione leggermente più lunga di quella che esce in Italia), un lavoro che a tratti ha il calore di un home movie (nel cast, oltre ad Asia Argento nei panni di una studiosa di archeologia, anche Daria Nicolodi, in quelli della madre fantasma; poi Udo Kier e ovviamente un grande Claudio Simonetti alle musiche) e in altri l'energia selvaggia di un gesto liberatorio.
Argento (oggi reduce da una trionfale maratona alla festa di Roma) aveva dichiarato nei mesi scorsi che questo suo terzo e conclusivo capitolo della trilogia delle madri (dopo Suspiria, nel 1977 e Inferno, nel 1980) è stato reso concettualmente possibile anche dall'esperienza, priva di censure, vissuta in Usa in occasione dei suoi due bellissimi episodi della serie Masters of Horror, Jennifer e Pelts.
In effetti, di quei due film di un'ora ciascuno, La terza madre conserva l'esuberanza fisica, il senso di una boccata d'aria, la riscoperta della libertà creativa (intrinseca a formati obliqui, come quello di Masters of Horror o quelli usati recentemente da De Palma, Coppola, Romero e Lynch) che alcuni grandi filmmakers stanno rivendicando con la sicurezza che dei «maestri» e lo spirito di autori molto, molto più giovani di loro.
Un cofanetto sigillato e incatenato a una bara viene rinvenuto lungo il confine di un cimitero. Fatto arrivare al museo di arte antica di Roma, nel cuore della notte, viene immediatamente aperto dalla studiosa Sarah Mandy (Asia Argento) e da una sua collega. Ne emergono una tunichetta rossa e alcuni oggetti e statuette che, mentre Sarah si allontana un attimo dalla stanza, si trasformano in orribili demoni che fanno letteralmente a pezzi la collega ricercatrice.
Inseguita da una scimmietta (altra citazione argentiana - ma questa volta la scimmia è perfida), Sarah riesce miracolosamente a scappare dal museo anche grazie all'aiuto del fantasma di sua madre Elisa (Daria Nicoldi).
Sarah non lo sa ancora ma Elisa era una strega bianca e adesso è proprio lei, sua figlia, l'unica ad avere il potere di fermare la furia di Mater Lacrimarum (Maran Atias), terza e più potente delle streghe della trilogia e proprietaria degli effetti del misterioso cofanetto. Come dal vaso di Pandora, dall'antico scrigno esce una ventata inarrestabile di male («il male è clamoroso. Non può essere uno scherzetto», ha detto, a ragione, Argento in un'intervista, spiegando la violenza del film) che avvolge Roma come la furia inspiegabile del Carpenter lovecraftiano di In the Mouth of Madness. Gente che si picchia selvaggiamente per la strada, bambini trucidati, streghe che occupano la stazione Termini...
Ma in Argento c'è una dimensione religiosa che non riguarda invece il cinema di Carpenter. In questo senso, La terza madre è un film cattolico/punk. E un film apocalittico. Alcuni esegeti di Dario Argento hanno lamentato in questo terzo capitolo dalla trilogia la mancanza delle raffinatezze visive, dello studio sulle luci e sulle scene, presente invece nei due capitoli che lo hanno preceduto. In effetti, l'immagine è più brutale, meno costruita. È quello che più dispiace. In cambio, però, La terza madre ha un'urgenza molto speciale.

Giulia D'Agnolo Vallan

 
La Stampa, 2 novembre 2007
Asia, trepida eroina in un fiume di sangue

Il Male è tornato a Roma: donne accoltellate, uomini strozzati, auto sfasciate a colpi di mazza, cadaveri sventrati per mangiarne i visceri, gole tagliate, persino una ragazza stuprata con un'asta di ferro. Arrivano da altrove, con ogni mezzo di trasporto, gruppi di donne troppo simili a vallette, sguaiate, aggressive, vocianti. Asia Argento percorre impaurita stanze e scale oscure, si rifugia nelle catacombe, affronta un terremoto: ogni tanto la rincuora («Sii forte!») il fantasma della vera madre dell'attrice, Daria Nicolodi.

Nonostante le vie siano invase dal sangue, Roma è bellissima. La Terza Madre di Dario Argento è l'ultimo film di una trilogia su tre streghe sorelle, abitanti a Friburgo, New York, Roma, dette Madri: Mater Suspirorum (Suspiria,1977), Mater Tenebrarun (Inferno, 1980), Mater Lachrimarum (alla quale è dedicato questo film). Concludendo il trio horror, il mistero affonda nella Storia e nel misticismo (un po' alla maniera del Codice Da Vinci) e si esprime in crimini efferati (dicono che alcune scene più orrende siano state tagliate).

Lietta Tornabuoni

 
Il Messaggero, 1 novembre 2007
La via dell'horror non passa da qui

Nemo Argento in patria. In America torna quasi quello di un tempo con la serie tv Masters of Horror e da noi realizza il mediocre La terza madre, ultimo capitolo della "Trilogia delle streghe" dopo il capolavoro Suspiria (1977) e il divertente Inferno (1980). Tornano il filone fantastico e la collaborazione con la figlia Asia, assente nei suoi film da Il fantasma dell'opera. Qui interpreta Sarah Mandy, studiosa americana che riporta in vita la Mater Lacrimarum, bellona stile valletta tv alla Drive In che convoca donne sguaiate truccate male (dovrebbero essere streghe) in quel di Roma per gettare la città nel caos, che equivale a tre coatti che sfasciano una macchina e una madre che getta un bambolotto (dovrebbe essere il figlio) nel Tevere da Ponte Sant'Angelo. C'era più confusione 'anno dell'ultimo scudetto della Roma. Un commissario dalle enormi orecchie a sventola aiuterà l'eroina. Dialoghi comici ("Tua madre era una grande spiritualista" - "No! Era una ballerina!"), icone maltrattate (Udo Kier prete scialbo, Philippe Leroy occultista con la zeppola, Daria Nicolodi fantasma ansiogeno), Asia Argento sempre isterica e piatta fotografia da fiction tv. L'unico convincente è un babbuino malefico. Meglio de Il cartaio. Ma era praticamente impossibile fare peggio.

Francesca Alò

© Sipario 2011