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Seconda volta non si scorda mai (La)
di Francesco Ranieri Martinotti
con Alessandro Siani, Elisabetta Canalis, Francesco Albanese
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Il Messaggero, 11 aprile 2008
Siani sulla scia di Troisi, con leggerezza
Ha ragione Riccardo Tozzi, produttore. In Italia abbiamo reimparato a fare i prodotti commerciali prima che i film d'autore. Ce lo ricorda la seconda fatica da protagonista del comico napoletano Siani, quasi un "clone" borghese di Troisi, diretto come sempre da Francesco Martinotti. Un filmetto privo di pretese ma non di eleganza, e a tratti francamente molto divertente. Il tutto senza volgarità, ma con un retrogusto farsesco e quasi infantile che resuscita le gag surreali di Totò e Bragaglia (la domestica "cecata", la contessa sordastra) e circonda il sommesso Siani di caratteristi affiatati (il padre Sergio Solli, il cardinale Marco Messeri, il quasi cognato Paolo Ruffini). Più l'immancabile bellezza di turno (l'avvocatessa Elisabetta Canalis), già promessa a un collega brizzolato (l'efficacissimo Enzo Decaro), ma concupita senza vergogna dall'agente immobiliare Siani. Il tutto seguendo quasi passo passo le orme del primo Troisi, dalla trasferta toscana (esilarante la cena "bene" ad Arezzo) alle musiche di Pino Daniele. Per finire con Fiorenza Marchegiani, la giovane di cui si innamorava Troisi in Ricomincio da tre, qui madre insoddisfatta e sognatrice del protagonista. Un omaggio inatteso e affettuoso.
Fabio Ferzetti
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Il Mattino, 12 aprile 2008
Siani, battute fulminanti e fragili storie d'amore
Alessandro Siani fa bene a battere il ferro della popolarità, ma deve imparare ad attrezzarsi per le sfide più ardue. Agile cabarettista e garbato incursore della neo-napoletanità aveva modellato «Ti lascio perché ti amo troppo» sull'omaggio intelligente a Massimo Troisi, ma al secondo tentativo il proposito mostra la corda e la dura legge dello schermo finisce col riportarlo al punto di partenza. Scritto con Francesco Albanese e Francesco Ranieri Martinotti e diretto da quest'ultimo, «La seconda volta non si scorda mai» ribadisce, infatti, che il ragazzo ha la battuta (in contropiede) fulminante, ma traballa sui trampoli di una storiella sentimentale che a poco a poco smorza anche i franchi spunti comici della prima parte, quella più fedele alla tecnica dell'eterno spaesamento e dell'accumulo di ratifiche e ripulse napoletaniste in parti uguali. Raccontando come Giulio s'invaghisca di Ilaria e riesca a farla capitolare in barba al ricco e prestigioso fidanzato, il film va in apnea ogni volta che la situazione è forzata, lo sketch fa cilecca o langue la seduta spiritica con il fantasma di Troisi. Quando non riesce per mancanza di background - come dire di ritmo e di mestiere cinematografici- a piazzare la stoccata, la divertente espressione del protagonista resta, così, appesa ai fragili poeticismi e ai minuscoli quiproquo disciolti nelle canoniche musiche di Pino Daniele. In quanto al rinforzo «straniero», un'aggraziata e castigata Elisabetta Canalis, ancorché supportata da comprimari di livello (alto nel caso di Enzo Decaro, Clara Bindi e Sergio Solli), si limita a esibire all'obiettivo il grugnetto sospiroso/impertinente delle signorine che tengono a fingere di non starci.
Valerio Caprara
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Corriere della sera, 11 aprile 2008
Voglia di pochade con scarso ritmo
Nel film di Natale, Alessandro Siani era spiritoso, simpatico perché è un attore con personalità e sfumature. Ma non autore né scrittore. Qui il comico, eccessivo nelle napoletanità stilistiche folk di soggettini prolungati e prevedibili senza la fulminea genialità di Troisi, si prende il compito di factotum. Scrivono: un film di Siani, regia di Francesco Ranieri Martinotti. Che vorrà dire? In ogni caso una debole sceneggiatura manda a picco in fretta la classica storiella d' amore tra l' agente immobiliare e la bella, ma improbabile avvocato Elisabetta Canalis. Intanto la famiglia va a rotoli, arrivano suoceri da Arezzo con zio prelato, Siani deve badare a un bebè e si comporta da Fantozzi, c' è in giro voglia di pochade ma con un ritmo da accelerato che si blocca a ogni stazione. voto 4
Maurizio Porro
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