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Lascia perdere, Johnny
Lascia perdere, Johnnydi Fabrizio Bentivoglio
con Toni Servillo, Peppe Servillo, Valeria Golino, Ernesto Mahieux, Fabrizio Bentivoglio, Lina Sastri
 
Panorama, n. 49 2007
Servillo alla batteria, Bentivoglio musicista

Vero? Falso? Fabrizio Bentivoglio, al suo esordio nel lungometraggio, dissemina indizi e dubbi: come il maestro Augusto Riverberi (lo stesso regista) è la crasi tra Augusto Martelli e Gian Piero Reverberi, non sapremo mai se la storia dell'orchestra del film sia quella vera della Piccola orchestra Avion Travel con cui Bentivoglio ha condiviso vita e tournée, sebbene Peppe Servillo (frontman del gruppo) nel film ne interpreti il riccioluto crooner.

Da Caserta (vero) a Rho (probabilmente falso) corre la vita sognatrice del giovanissimo Fausto Ciaramella (Antimo Merolillo), alter ego, si sospetta, di Fausto Mesolella, vero chitarrista degli Avion. Nel film ci sono figure meravigliose, come sempre nei ricordi, dove tutto assume contorni dilatati: Toni Servillo è il bidello-trombettista della scalcinata orchestrina, alcolizzato ma con un sogno. E bravo è tutto il coro, mai sobrio eppure lieve, da Ernesto Mahieux a Valeria Golino (foto con Bentivoglio), a Lina Sastri. Si spera in una nuova tendenza del cinema nostrano, più surrealtà e meno realtà, più grottesco e meno commediola, più dismisura (c'è un finale di troppo) e meno ingredienti calcolati. Imperfetto e dolcemente misterioso, Lascia perdere Johnny dimostra che si può sfuggire alle «due camere e cucina» del nostro cinema e che Moccia non ha l'esclusiva sugli adolescenti.

Piera Detassis

 
Corriere della Sera, 7 dicembre 2007
Bentivoglio regista con rare qualità

Bentivoglio, al debutto da regista, mostra qualità rare nel nostro cinema, sa ricreare un' atmosfera con malinconico cinismo, unisce con un sano divertimento satira e nostalgia, memoria e ironia, con forse involontari omaggi al cinema che fu: metti il seducente finale nella nebbia di Rho o il temporale improvviso, che sono le avvisaglie felliniane. Andando in flash back nel Sud italiano anni 70, l' autore si racconta con tenerezza, pur senza sconti. Inscena le luci del varietà del mondo della canzone arrangiata in provincia con un occhio di riguardo alla biografica esperienza degli Avion Travel. Ogni personaggio, anche piccolo, è essenziale a una tela narrativa che non perde colpi e tiene in dovuto conto i caratteristi. Bentivoglio conosce la materia, si dirige bene e ottiene il meglio da colleghi strepitosamente in parte, da Valeria Golino agli insuperabili Servillo brothers, da Lina Sastri a Ernesto Mahieux fino al deb Merolillo. voto 8

Maurizio Porro

 
Il Tempo, 1 dicembre 2007
Con gli Avion Travel tra poesia e ironia

Oggi tornando ancora una volta dietro la macchina da presa con un lungometraggio non solo resta fedele alle loro musiche, ma ne ricostruisce - fra realtà e immaginazione - gli anni verdi di uno di loro, il chitarrista Fausto Mesolella, risalendo ai Settanta che lo videro incamminarsi sulle vie che persegue ora con successo.
Siamo a Caserta, un ragazzo diciottenne che, con discreta allusione, si chiama Fausto Ciaramella, essendo figlio unico di madre vedova deve dimostrare di avere un lavoro con cui la mantiene altrimenti dovrebbe comunque partire per il servizio militare. Comincia facendo un po' di tutto nell'orchestrina di un trombettista-bidello da cui, però, appena dissolta, emigra in un'altra, egualmente scalcinata ma con prospettive migliori perché l'impresario, un mezzo imbroglione, intuendo le sue doti, gli fa incontrare un musicista sul viale del tramonto, ritenuto ex amante di Ornella Vanoni, che sia pure in ambiti modesti, gli fa fare un po' di strada come chitarrista.
Un'esperienza, anche quella che, pur con qualche sprazzo, non durerà molto perché il musicista se ne tornerà a Milano dove viveva, con la promessa, comunque, di chiamarvi fausto in vista di una bella carriera. Sarà invece una nuova delusione anche se Fausto, ormai maturato, potrà pensare adesso di cominciare una nuova vita...
Bentivoglio, che si è ispirato ad alcuni racconti "fatti a tavola" proprio di Fausto Mesolella, li ha affidati, per commentarli, ma soprattutto da un punto di vista interiore, alla voce narrante del protagonista, rappresentandoli poi, quando li popolano figure di contorno, con una galleria quasi di maschere, colorate e sempre di toni forti, tra la caricatura, però seria, e il grottesco. Seguendovi, in mezzo, l'evoluzione psicologica del protagonista, nelle cifre quasi intime di un cammino di formazione.
Qua ammiccando con furbizia, là privilegiando i sentimenti e gli affetti, mentre, di riflesso ed anche apertamente, gli Avion Travel, con canzoni e musiche, ci si propongono a loro volta come protagonisti. Senza mai alterare comunque l'equilibrio narrativo e del gusto.
Ne do il merito anche ad una recitazione che, se nello stesso Bentivoglio, il musicista, in Toni Servillo, il trombettista-bidello, in Ernesto Mahieux, l'impresario imbroglione, è volutamente tutta sopra le righe, ma con efficacia, nel giovane esordiente Antimo Merolillo che è Fausto, è quieta, malinconica, dimessa; come la parte esigeva. Di sfondo, due belle presenze femminili, Lina Sastri e Valeria Golino, sempre in cifre limpide.

Gian Luigi Rondi

 
Il Giornale, 2 dicembre 2007
Bentivoglio e i due Servillo: malinconia tra sogni giovanili e ritmi rock

Lascia perdere, Johnny è un racconto malinconico, tipico della recitazione di Fabrizio Bentivoglio. Racconta del giovanissimo Faustino (Antimo Merolillo), chitarrista casertano al seguito di musicisti locali, pittoreschi, velleitari ed inevitabilmente simpatici. L'arrivo del maestro Riverberi (Bentivoglio) sembra dare la scossa all'ambiente, crea nuove opportunità e Faustino comincia a farsi valere. Ma sogni e speranze si spengono presto. Discreto esordio di Bentivoglio regista, che ha radunato i fratelli Servillo, Toni nella parte di un bidello musicologo e Beppe, leader degli Avion Travel, qui esecutore di successi degli anni '70, epoca in cui si colloca il racconto. Lina Sastri, madre amorevole con sussulti erotici. Valeria Golino dolcissima. Un babà che evita le solite scorrerie sul terreno politico.

 
Il Mattino, 1 dicembre 2007
La provincia anni Settanta e i suoi sogni in musica

«Lascia perdere, Johnny!» è un film sotto il segno degli Avion Travel. Per il suo esordio da regista nel lungometraggio Fabrizio Bentivoglio ha attinto ai racconti della band casertana sugli inizi difficili in una terra difficile, metabolizzando una lunga storia d'amicizia e collaborazioni artistiche. E, per raccontare l'iniziazione sentimentale e musicale di un giovane chitarrista nell'Italia degli anni Settanta, ha reso più «credibile» la fiction con un omaggio esplicito alla Piccola Orchestra ambientando la storia a Caserta, coinvolgendo Peppe Servillo, affidando la colonna sonora a Fausto Mesolella, i cui racconti sono la fonte principale della sceneggiatura. Le aspirazioni artistiche del diciottenne Fausto, orfano di padre, sembrano destinate a sgretolarsi nella provincia popolata di parodistiche orchestrine che sbarcano il lunario tra matrimoni e feste di piazza. Ma nella sua piatta esistenza irrompe il sogno con l'arrivo del famoso musicista milanese Augusto Riverberi. La presenza del prestigioso direttore sconvolge gli equilibri locali: emarginata l'orchestrina diretta da Domenico Falasco, si ingaggia il crooner Jerry Como, si ringalluzziscono impresari truffaldini. Il salto di qualità per il giovane personaggio narrante, è rimandato invece a Milano, dove prima di Natale è invitato da Riverberi per un'audizione. Ma non trova nessuno e all'euforica andata segue un triste ritorno a casa. Il viaggio di Bentivoglio nel sottobosco del mondo dello spettacolo con i toni della commedia sentimentale esibisce un'efficace ricostruzione d'epoca e personaggi schizzati con precisa aderenza psicofisica, dal Riverberi dello stesso Bentivoglio al Jerry Como di Peppe Servillo con parrucca riccia, dalla sensuale parrucchiera di Valeria Golino alla premurosa madre di Fausto di Lina Sastri, dall'impresario cialtrone di Ernesto Mahieux all'eduardiano trombettista bidello di Toni Servillo.

Alberto Castellano

 
L'Unità, 30 novembre 2007
Provaci ancora Fabrizio cinema con più coraggio

Fabrizio Bentivoglio esordisce alla regia con l'approccio di un giovanotto che ha davanti a se gli autori con cui ha lavorato e che stilisticamente apprezza di più. Dentro Lascia perdere, Johnny!, prodotto dalla Fandango, ci sta Salvatores, Sorrentino, Mazzacurati, ingenuità e passione. Dopo aver scritto e interpretato per Salvatores Turnè (in quel film del '90 si parlava di una tournèe teatrale), l'idea per il suo primo film sembra scaturita dall'aver condiviso il palco con gli Avion Travel portando in giro "La guerra vista dalla luna" e ascoltando i racconti "giovanili e di formazione" di Fausto Mesolella, il chitarrista. Su di lui dovrebbe essere costruita la figura di Faustino (l'esordiente Antimo Merolillo), che nel '76 ha 18 anni, vive solo con la madre (una dolce Lina Sastri) a Caserta e per scampare la leva dovrebbe dimostrare che ha un contratto di lavoro. Il pezzo di carta non ce l'ha anche se è tuttofare e chitarrista alle prime armi nella scalcagnata orchestra di Domenico Falesco (Toni Servillo), bidello con riportone e amante generosa nonché trombettista alcolizzato.

Quando l'orchestra si squaglia, il loro impresario Niro (Ernesto Mahieux nel solito ruolo del trafficone tirapacchi, nano napoletano e infido) tira fuori il colpo di cappello: portare in tournèe in Campania Riverberi (Fabrizio Bentivoglio), un maestro orchestratore di qualche notorietà arrivato da Milano. Non potendo fornirgli una orchestra come si deve, Niro assembla un "complessino" ingaggiando il crooner Gerardo Comino ribattezzato Gerry Como (Peppe Servillo) e un pianista. Ma per la chitarra si usa una base registrata. Faustino (o Johnny, come lo chiama il maestro) continua a occuparsi di tutto senza poter suonare il suo strumento. Ma poi ne capiterà occasione, tentando di impressionare la manicure Annamaria (Valeria Golino) che ama da sempre. Le cose sembrano ingranare con un curioso equilibrio di leggerezza e qualche incoscienza. Finchè Niro taglia la corda e si ritorna con i piedi per terra. A Johnny non resta che la promessa di aiuto di Riverberi e così tenta l'avventura a Milano.

Prima parte più coraggiosa con qualche apprezzabile movimento di macchina rispetto ad una seconda un po' tirata via, Lascia perdere, Johnny! combina l'applomb nordico di Bentivoglio temperato dal contatto con la "banda dei campani" e il loro carattere implacabilmente da macchietta. L'ambientazione che dai settanta si affaccia sugli ottanta in realtà è un'atmosfera vaga e tale resta. La fotografia di Luca Bigazzi risolleva qualche situazione. Grande istrionismo dei fratelli Servillo e prova generosa per il resto del cast, con l'esordiente Antimo Merolillo che forse Bentivoglio voleva un po' stralunato e indeciso e invece risulta eccessivamente monocorde e serioso. A parte quindi incertezze o punti irrisolti, la pellicola è un esordio "necessario" nel mondo degli autori per un attore che sappiamo possedere sfumature e punti di vista che sarebbe interessante vedere di nuovo alla prova. Un piccolo saggio "scolastico" in cui Bentivoglio s'è mosso con i piedi di piombo. Lo attendiamo alla prossima, più libero e sicuro di se.

Pasquale Colizzi

 
La Repubblica, 30 novembre 2007
Bentivoglio, la difficile arte
di scoprire talenti

Faustino, adolescente casertano del '74, capelli sulle spalle e incongrui doposci pelosi ai piedi, taciturno e osservatore. Ha solo la mamma (Lina Sastri), vuole fare il chitarrista e strimpella nell'arrangiata orchestrina del maestro Falasco che è un bidello ubriacone. C'è pure un manager (Ernesto Mahieux), che ripete sempre "the show must come on". Non si sa perché discende dal nord tal Augusto Riverberi (Bentivoglio) - sintesi affettuosamente ironica tra Reverberi e Martelli, figure molto note nella musica leggera italiana degli anni 60 - che passa per scopritore di talenti ma è solo uno che, al tramonto, cerca di sopravvivere. La sciampista (Valeria Golino) diventa la presentatrice, un altro poveraccio viene nominato crooner con il nome d'arte di Gerry Como (Peppe Servillo), e si parte per una scalcinata tournée. Sarà penosamente fallimentare ma Faustino avrà imparato qualcosa e, senza lasciarsi sopraffare dalla malinconia, continuerà per la sua strada, nessuno gli toglierà il sogno. Sposando la sua insospettata ma intima indole zingaresca con i racconti ascoltati da Fausto Mesolella e dagli altri amici Avion Travel, Bentivoglio diventa regista non senza imperfezioni ma con un film pieno di anima.

Paolo D'Agostino

© Sipario 2011