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Lasciami entrare
di Tomas Alfredson
con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg
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L'Espresso, 8 gennaio 2009
Teneri vampiri
Pare che tra le leggi che governano l'esistenza dei vampiri ce ne sia una che proibisce di entrare in una casa senza essere stati invitati. Se fosse vero, l'intera letteratura vampiresca ne sarebbe sconvolta, ma forse l'interdetto serve soltanto a giustificare il titolo-invocazione di un film svedese disperato e tenero, tratto dal romanzo di John Ajvide Lindqvist (Marsilio). 'Lasciami entrare' è la storia di due bambini che si amano, lei vampira, lui umano, nella neve alta di Stoccolma d'inverno avvilita dalla depressione socio-ambientale dei primi Anni Ottanta. La vicenda di orrore è parallela a quella dolorosa e commovente di formazione, o magari è una metafora della difficoltà amara di crescere. La natura vampiresca della bambina di dodici anni bruna e bella dai lineamenti gitani non viene nascosta: la vampiretta non ha mai freddo, cammina a piedi nudi sulla neve, quando vuole sa volare, quando compie uno sforzo sanguina dagli occhi e dalle orecchie, è nomade ("Andare significa vivere, restare vuol dire morire"). È accompagnata da un padre-vittima che sembra molto vecchio e stanco per la fatica di nutrire la sua creatura: tende agguati, uccide, appende per i piedi i cadaveri a dissanguarsi, raccoglie il sangue, muore di sfinimento. Il ragazzo biondissimo quattordicenne, umiliato dalla disistima di sé, maltrattato dai compagni di scuola prepotenti, vorrebbe ucciderli, porta sempre con sé il coltello: ciò che la piccola vampira fa per sopravvivere, lui lo farebbe per vendetta e autodifesa. I rispettivi pensieri non sono poi troppo dissimili, ma lei gli insegna a usare alfabeti segreti, a reagire alle sopraffazioni, ad acquisire forza fisica e decisione, lo salva quando è in pericolo. Poi: "Devo andarmene" e per la prima, unica volta, si baciano. È struggente l'intensità amorosa che lega e separa i due bambini innamorati, è toccante il mondo oscuro che li ospita: 'Lasciami entrare' è un film molto bello, gli americani già ne preparano il remake.
Lietta Tornabuoni
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Il Messaggero, 9 gennaio 2009
"Lasciami entrare", ben oltre l'horror
«Te lo dico subito, non posso essere tua amica». Molti grandi amori cominciano con un diniego. Quello di Eli e Oskar però non è un amore come gli altri. Perché entrambi hanno 12 anni, anche se come precisa lei «non ricordo più da quanto». Perché Oskar è perseguitato dai bulli della scuola mentre Eli, così fragile in apparenza, è forte e decisa. E perché, come scopriremo poco a poco insieme ad Oskar, Eli deve bere sangue umano per vivere.
Dimenticate Twilight e qualsiasi altro film di vampiri abbiate mai visto. Lasciami entrare non somiglia a nulla se non forse a Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow (1987), del quale condivide il taglio per così dire realistico e il gusto per il lato più sordido e quotidiano dell'horror, con i personaggi costretti dalla loro natura a complicate e sgradevoli manovre per sopravvivere.
Qui però siamo nella Svezia del 1982, il gigante sovietico è ancora in piedi, il clima di minaccia che pesa sugli abitanti di Blackeberg, periferia di Stoccolma, non è solo metafisico, anzi. Nei bar circolano losers con problemi di alcol, solitudine, disoccupazione. Nelle case vegetano madri separate con figli variamente infelici. Come Oskar, che colleziona ritagli stampa macabri, e prova allo specchio le mosse con cui sogna di vendicarsi dei suoi persecutori. Fino a quando nell'appartamento vicino non arriva quella ragazzina, Eli; accompagnata da un adulto misterioso e un po' ripugnante che sembra un Robin Williams butterato e rivisto da David Lynch.
Sarà il padre, un parente, un tutore, o forse orrore supremo un amante? Lasciami entrare si guarda bene dal rispondere. Portando sullo schermo il romanzo omonimo e in certo modo autobiografico di John Ajvide Lindqvist (Marsilio), il talentuoso Tomas Alfredson ha tagliato le informazioni e infittito il mistero. Servo fedele e adorante, il miserando Håkan procura il sangue a Eli scannando malcapitati nel bosco e appendendoli a testa in giù per non perdere una goccia del liquido. Il resto è affidato alla nostra immaginazione, eccitata da una regia rigorosa e sapiente che fonde a meraviglia note sentimentali, suggestioni ambientali e impennate horror che gelano il sangue.
Dietro quelle nefandezze pulsa infatti una storia d'amore e di crescita (crescita negata, almeno all'inizio) che converte in orrore i misteri dell'eros e la crudezza del sesso. Amore castissimo dunque, anzi angelicato, E non solo perché Eli e Oskar hanno 12 anni. Nel romanzo agisce infatti, esplicitamente, una banda di pedofili, e il vampirismo diventa una trasparente metafora del trauma.
Nel film di tutto questo c'è una traccia appena percettibile (il sesso di Eli, che si intravede un attimo, è tagliato in senso orizzontale, come una ferita). In compenso lo schermo si illumina di sentimenti adolescenziali raramente rappresentati con tanta forza e finezza, sfuggendo tanto l'ipocrisia quanto la dittatura del dover-vedere e dover-sapere tutto. Un autentico gioiello, che "usa" il genere trasfigurandolo in qualcosa di ben diverso (fino a permettersi un'imprevedibile quanto toccante svolta finale). E dal quale si esce turbati come càpita di rado.
Fabio Ferzetti
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Il Mattino, 10 gennaio 2009
Un adolescente a lezione di vita da una vampira
Sarebbe un peccato perderlo, perché questo grande successo che viene dalla Svezia non è solo un film sui vampiri, ma anche una storia di iniziazione all'età adulta. Insomma, non bisogna confondere «Lasciami entrare» con la serie, ormai abusata, degli hit giovanilistici che sull'argomento non fanno altro che spalmare un po' di romanticismo up to date. Infatti, il pregio maggiore del regista Tomas Alfredson, degno erede di una grande tradizione scandinava del genere, è quello di disegnare i personaggi con una delicatezza degna di Truffaut, per poi immergerli in un'atmosfera nordica, glaciale e magica, come sospesa sugli inevitabili tormenti dei primi approcci tra i sessi. Tutte le componenti tecniche del film sono giocate al meglio, riuscendo così ad andare sempre al di là dei fatti raccontati... che poi riguardano una eterea adolescente, nuova e misteriosa vicina di casa del coetaneo protagonista: si scoprirà ben presto che si tratta di una vampira, ma anche che grazie ai suoi temibili poteri riesce a insegnare al ragazzo quali sono i veri mostri da temere a questo mondo.
Valerio Caprara
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Il Giornale, 9 gennaio 2009
La bimba vampira fa strage a Stoccolma
Lasciami entrare è un macabro, pur nella sua farneticante poesia, dramma horror, che lascia trasecolati per gli improvvisi scoppi di cruda violenza, ancora più terrificanti tra gli idilliaci paesaggi innevati. Siamo a Stoccolma, dove il dodicenne Oskar, vessato dai compagni di scuola, incontra la coetanea Eli, che abita nello stesso casermone di periferia. Ci metterà un po', mentre prepara la vendetta, a capire che è una vampira, destinata però a salvargli la vita. Ha comunque uno stomaco di ferro l'efebico protagonista, Kare Hedebrandt, innamorato della racchia corvina Lina Leandersson, ancora più sgradevole con la bocca colma di sangue.
voto: 4,5
MB
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