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Lars e una ragazza tutta sua
Lars e una ragazza tutta suadi Craig Gillespie
con Ryan Gosling, Emily Mortimer, Kelli Garner, Paul Schneider.
 
Corriere della Sera, 4 gennaio 2008
L'alienazione della provincia americana vista attraverso la «scelta di vita di un ragazzo»

Se di donne ridotte a oggetto la storia del cinema più o meno strabocca, di oggetti «elevati » a donne se ne trovano molto meno. Nonostante qualche caso reale che aspetti ancora di essere portato sullo schermo (come per esempio quello del pittore Oskar Kokoschka e del manichino femminile che si portava dietro anche a teatro).

Il film più celebre è Life Size - Grandezza naturale, dove il dentista parigino interpretato da Michel Piccoli divorzia addirittura dalla moglie per stare con una bambola gonfiabile, il che permette al regista Luis Garcia Berlanga e agli sceneggiatori Rafael Azcona e Jean-Claude Carrière di ragionare sul rapporto uomo/donna, la parità dei sessi e il mondo femminile. In Italia lo spunto cambia genere e in Bruno resta in macchina Duccio Camerini e Roberta Colombo si inventano un manichino-fidanzato che aiuta Nancy Brilli a superare l'abbandono del compagno. Ma in entrambi questi casi il tono è sempre quello della provocazione surreale, della trovata a effetto che innesca il paradosso e la sorpresa.

L'idea vincente di Lars e una ragazza tutta sua è invece quella di ribaltare il punto di vista, a cominciare dal comportamento del protagonista del film, e cancellare completamente ogni tipo di reazione stralunata o insolita.

Nato dalla fantasia di Nancy Oliver (già acclamata autrice della serie tv Six Feet Under), il film, che è stato presentato in concorso all'ultimo Festival di Torino, racconta l'evoluzione psicologica e il percorso verso l'autonomia sentimentale di un giovane cresciuto troppo in fretta, Lars Lindstrom (Ryan Gosling). Lavoro di routine, vita sociale pari a zero, nessuna esigenza di rapporti umani se ha persino accettato di vivere in un garage riadattato, a fianco della casa dove invece si è sistemata la sorella Karen (Emily Mortimer) col marito Gus (Paul Schneider).

Il fallimento di una serie di esilaranti tentativi per costringere Lars ad accettare anche solo un invito a cena, sono il pretesto narrativo per mostrare la solitudine e la timidezza del protagonista, specie di campione sociologico involontario dell'alienazione «spontanea» della provincia statunitense (il film è ambientato in una anonima cittadina del Midwest) dove i rapporti umani passano solo attraverso le funzioni sociali. E i riti comunitari, a cominciare dalla messa, sono la griglia obbligata per trovare un senso alle proprie azioni.

Per questo, quando Lars trasforma una provocazione del compagno di lavoro (ha scoperto un sito dove è possibile ordinare una bambola in silicone delle dimensioni volute) in una specie di «scelta di vita», a essere messo in discussione non è più solo il comportamento di un singolo ma quello di tutta la comunità. E così, la scoperta che l'amica ospite da Lars non è una persona in carne e ossa (lui la descrive come «una ragazza di origini danesi, impegnata in azioni umanitarie e attualmente in pausa sabbatica») ma una bambola dalle caratteristiche fin troppo umane, la prima reazione della sorella e del cognato è quella di assecondare la fantasia di Lars e comportarsi come se la «Real Doll» fosse una persona in carne e ossa, che viaggia in carrozzella solo per una momentanea incapacità a camminare.

Il passo successivo, con il medico (Patricia Clarkson) che consiglia di proseguire in questa logica dell'assecondamento, è piuttosto breve, così come è brevissimo il successivo: tutta la comunità tratta Bianca (così Lars chiama la bambola) come una persona vera, coinvolgendola nei riti comuni, dalla messa al lavoro volontario in ospedale, dalla partita a bowling ai tè per sole donne e alle feste. Il meccanismo della provocazione, tipico di altri film sull'argomento, finisce per essere ribaltato: quello che dovrebbe essere impensabile (scambiare una bambola gonfiabile per una persona in carne e ossa. E cuore) diventa normale, accettato da tutta la comunità e lo spettatore si trova a giudicare non il colpo di testa di un visionario o, al meglio, di un sognatore, ma piuttosto il livello di ingenuità e di creduloneria di una comunità. Ma anche di coinvolgimento emotivo, di accettazione delle diversità, di disponibilità e di apertura per l'altro di tutta una cultura e una educazione.

È questa l'idea vincente del film, che la sceneggiatura di Nancy Oliver riesce a reggere per tutti i 106 minuti del film e che il regista Craig Gillespie (riconosciuto come direttore pubblicitario, praticamente sconosciuto come regista di film) anima con una messa in scena delicata e vicina ai toni della favola, ovattata come la città sotto la neve su cui si apre la storia e «naturale» come la recitazione che ha chiesto ai suoi interpreti. Dove naturalmente spicca il protagonista Ryan Gosling, perfetto nel rendere un personaggio che sembra sempre sul punto di soccombere di fronte alla realtà e che invece trova sempre la forza di perseverare in questa sua specie di scommessa, tra l'assurdo e il provocatorio.

Paolo Mereghetti

 
La Repubblica, 11 gennaio 2008
"Lars e una ragazza tutta sua"
o come crescere con le bambole

E' uan dolce pazzia quella raccontata da Lars e una ragazza tutta sua, che si occupa di fornirne anche la terapia in uno dei film simpatici e originali visti da un po' di tempo a questa parte.

Il ventisettenne Lars aborre i contatti fisici, vive solitario e campa di un grigio lavoro quotidiano. Un giorno, presenta al fratello e alla cognata la sua ragazza: salvo che si tratta di una bambola in silicone, completa di tutti gli accessori anatomici e acquistata in Internet. A questo punto, ci si aspetta che la faccenda imbocchi i sentieri grevi del doppio-senso; niente di tutto ciò, invece.

Immerso in uno humour amichevole a sottofondo amaro, il film racconta l'accesso all'età adulta di Lars, che compie un transfert attraverso la bambola per avvicinarsi a una ragazza in carne e ossa. Se la reazione della piccola comunità in cui il giovane vive alla fidanzata sintetica è bizzarra (tutti l'accettano, trattandola come una donna vera), il film ne smussa l'improbabilità con l'infantilismo dei suoi membri, i quali, in fondo, accettano collettivamente di "giocare a bambola". Stile di regia molto "indipendente"; simpatico Ryan Gosling, candidato (ma per una altro film) al Golden Globe.

Roberto Nepoti

 
Il Mattino, 5 gennaio 2008
Come amare una donna, anzi una bambola

Craig Gillespie, australiano trapiantato negli Stati Uniti, affermato regista pubblicitario, fa il suo esordio nel cinema con il tipico prodotto indipendente. «Lars e unaragazza tutta sua» è una commedia fiabesca che allude con forza al disagio esistenziale e alla solitudine della provincia americana e porta alle estreme conseguenze la moda (e la malattia) di chattare e «conoscersi» su Internet. Lars Lindstrom è un giovane senz'affetti che un giorno presenta a suo fratello Gus e a sua cognata Karin una ragazza conosciuta sul web. Fin qui la relazione potrebbe rientrare nella normalità dell'anormalità, ma il vero problema e che Bianca - questo il suo nome - in realtà è una bambola. La dottoressa Berman, il medico della cittadina consultato dagli allarmati Gus e Karin, consiglia di assecondare Lars e di aiutarlo a superare i suoi gap psicologici. Così, la coppia comincia a collaborare e Bianca non solo viene gradualmente accettata in famiglia, ma diventa un imprescindibile punto di riferimento sentimentale e affettivo per tutti i componenti. Con la sua favola provocatoria, Gillespie intercetta alcune derive del sogno americano e punta a caricare di segno opposto l'apparente patologia di Lars (in fondo Bianca arriva a colmare un vuoto che nessuno sapeva di avere). Complice un'incisiva ambientazione, l'happy end prende le distanze dallo standard consolatorio, anche se la commedia a tratti resta sospesa in un limbo cerebrale.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 4 gennaio 2008
Macché psicanalisi,
meglio una bambola

Incredibile ma vero: dopo anni di commedie nere, di storie acide, di "cattivismo" dilagante, ecco un film tutto buoni sentimenti che è anche un buon film. Quasi a ricordarci che sarcasmo, disperazione e cinismo non sono i soli approcci possibili al nostro mondo. Proprio così: benché scritto da una delle penne della serie tv Six Feet Under, Nancy Oliver, Lars e una ragazza tutta sua è semplice, diretto, efficace, tenacemente e felicemente ottimista. Ma senza sbavature perché a ben vedere racconta con tenerezza la storia dura se non disperata di un uomo così chiuso in se stesso che per uscire dal proprio guscio deve "convivere" qualche tempo con una bambola di gomma.
Da uno spunto analogo firmato Rafael Azcona, lo sceneggiatore di Ferreri, lo spagnolo Luis Berlanga trasse nel 1974 il surreale Life Size, con Michel Piccoli dentista innamorato di una ragazza gonfiabile. Là però il rapporto illusorio smascherava una realtà alienata. Qui il simulacro di femmina svolge una funzione terapeutica e catartica che riconcilia con quella bambola acquistata su Internet anche gli scandalizzati concittadini di Lars. Siamo infatti in un lindo paesino del Midwest, uno di quei posti popolati da americani di origine scandinava in ci sono tutti religiosi e soprattutto ognuno sa i fatti di tutti gli altri.
Sicché si può capire cosa succede quando Lars (un intonatissimo Ryan Gosling), ragazzone poco socievole ma tanto perbene, inizia a farsi vedere in giro con "Bianca", fidanzata brasiliana su sedia a rotelle che lui tratta come una persona vera. Le parla, la nutre (mangiando lui ciò che le mettono nel piatto), la presenta al fratello e alla cognata, sempre in pena per lui. Finché una dottoressa (una regale Patricia Clarkson) non capisce in un lampo: Bianca non è la ragazza che Lars sogna, Bianca è Lars. Vuoi vedere che pian piano, stando al gioco, dunque accogliendo quella bambola come se fosse un vero membro della comunità, il traumatizzato Lars riprenderà gusto alla vita fino a vincere addirittura la propria "afefofobia", o terrore del contatto?
Messa così sembra più semplice di quanto sia. Ma l'australiano Craig Gillespie, alla seconda regia, è talmente bravo a rovesciare il paradosso iniziale da farci accettare come realistici, o almeno probabili, eventi come un dottore che capisce, una terapia che funziona, una famiglia che si ricompone, una comunità salda e consapevole. Non son cose di tutti i giorni.

Fabio Ferzetti

 
Il Giornale, 4 gennaio 2008
Com'è carina la bambola gonfiabile

A chi crede nell'indiscriminata cordialità di certi film o nel pan-erotismo studentesco di certi telefilm americani, Lars e una ragazza tutta sua di Craig Gillespie - scritto da Nancy Oliver - offre una riproduzione più fedele e talora commovente della loro realtà. In un paese di uno Stato nevoso, dove tutti hanno nomi scandinavi (s'allude al Minnesota), l'impiegato trentenne Lars (Ryan Gosling) vince l'isolamento acquistando una bambola gonfiabile e poi la presenta al fratello (Paul Schneider), alla cognata (Emily Mortimer) e infine al paese tutto come una ragazza straniera, paralitica e timorata di Dio («dorme» da lui, ma non con lui). Sarà perché Lars è insignificante, quindi non dà ombra a nessuno; sarà perché Lars ha perduto la madre alla nascita e tutti l'hanno sempre compatito; sarà perché tutto ciò è un diversivo, ma, nell'animo comunitario - tipico quanto la solitudine di provincia - scatta la solidarietà per l'innocuo deviante. La bambola è accolta come persona reale e - in quanto straniera e minorata - subito beneficia delle agevolazioni previste dal politicamente corretto. La Oliver e Gillespie sono avveduti: procedono con garbo, onde nessun s'offenda, nel diffondere un clima buonista. Dunque nessun rivale violenterà la bambola di Lars, obbligandolo a tornare alla realtà; sarà Lars stesso a far ammalare e morire l'amata, come in Love Story , avviandosi alla vedovanza, preludio all'unione con una reale - e un po' troppo bella - collega (Kelli Garner). Il lieto fine rovina la coerenza della storia, ma Gillespie avrebbe dovuto restare nell'analoga - salvo per la neve - Australia per permettersene un altro.

Maurizio Cabona

 
Il Tempo, 4 gennaio 2008
Quando la fidanzata è una bambola gonfiabile

Il Lars del titolo è un giovanotto timido e mite che, in una cittadina nevosa in mezzo alla campagna, vive con il fratello e la cognata, non in casa con loro, però, ma nel loro garage, per meglio coltivare il suo bisogno di solitudine. Vinto, un giorno, dalla notizia che gli dà un collega, frequentatore di siti porno, della possibilità di acquistare una donna di gomma, pronta a tutti gli usi. Se la fa subito spedire ma, riservato com'è, considerandola una «fidanzata» con cui non sarebbe giusto condividere una stessa stanza, chiede, al fratello di accoglierla in casa, pronto a comportarsi con lei proprio come un premuroso e casto fidanzato.
Il fratello e la cognata, prima pensano che sia impazzito poi, sentita anche una psicologa, si danno ad assecondarlo con la connivenza, di lì a poco, anche di tutta la piccola comunità in cui vivono, non ultimo il Pastore. Fino ad una conclusione che lascerà intuire, per Lars, un ritorno all'equilibrio.
Il regista Craig Gillespie, che si è anche scritta questa piccola cronaca, ha privilegiato i toni quieti, dando fin dalle prime scene spazi ampi a quel carattere del protagonista descritto un po' fuori dal mondo (e anche dalla realtà) in modo da poter spiegare, psicologicamente e narrativamente, quel suo curioso atteggiamento che, pur mettendolo decisamente fuori dalla norma, ve lo fa soggettivamente rientrare per quella tranquilla buona fede in cui finiscono per aver motivazione, le situazioni più lontane dalla logica. Presto difatti accettate senza stupori da quanti lo circondano, familiari, conoscenti, medici.
Forse in qualche passaggio sul candore prende il sopravvento un sospetto di ingenuità e, pur accettando tutto attraverso gli occhi quasi infantili del protagonista, dei momenti lasciano interdetti, specie di fronte all'adesione di una intera comunità a quel caso più che singolare, ma i climi attorno, sempre con nitidi sapori quotidiani, finiscono per far accettare tutto, costruiti come sono, con sincerità, su quel personaggio considerato sempre con affetto sincero, senza sfiorarlo mai con l'ironia.
Vi dà volto un attore dai modi riservati e assorti, il canadese Ryan Gosling, che riesce, con accenti giusti, a non far mai sentire l'abnorme nei suoi atteggiamenti. Giustificandoli.

Gian Luigi Rondi

 
L'Unità, 21 dicembre 2007
Lars e una ragazza tutta sua: una bambola

La regola del capitalismo: se lo producono vuol dire che c'è mercato. Allora inutile chiedersi chi siano quegli spostati che acquistano bambole a dimensione umana, fatte di silicone e rifinite in tutti i particolari. Sono più diffuse di quanto uno creda: tra Giappone e Usa si sta consumando una corsa a chi arriva prima alla bambola che risponde agli stimoli. Qualche prototipo già circola e impressiona la verosimiglianza. Visti i prezzi è un investimento, che nelle intenzioni (supponiamo) serve a chi vuole evitare il disagio del contatto umano, la difficoltà di dover intrattenere un discorso, le conseguenze che il proprio comportamento inevitabilmente ha sulle altre persone. Una bambola è lì e non devi nemmeno spiegare dove vai quando ti prepari per uscire. Diverso il discorso per Lars (Ryan Gosling) un giovanotto ipersensibile che ha difficoltà nelle relazioni sociali. Della real doll che gli arriva per posta si innamora veramente (senza fare sesso), la presenta al fratello Gus (Paul Schneider) e alla moglie Karin (Emily Mortimer) e a chi capita a tiro in una esterrefatta cittadina del Midwest americano. Ma siamo nella provincia sorniona e sorprendente, tanto che la saggia signora del paese spiega: "Cosa c'è da stupirsi: tuo nipote, per esempio, spende tutti i suoi soldi nel club di ufologi. E tua moglie, pace all'anima sua, era cleptomane. L'hanno seppellita con un paio di orecchini miei". Insomma scavando ne uscirebbero di scheletri.

Così per il bene del ragazzo tutti si adoperano per far sentire a proprio agio la coppia. E Bianca, la bambola, fa volontariato, esce con le amiche, viene invitata alle feste. Insomma: Edward mani di forbice è in città, almeno c'è qualcosa da fare. Scritto da Nancy Oliver (autrice di Six Feet Under) e diretto con delicatezza da Craig Gillespie (che arriva dalla pubblicità), Lars e una ragazza tutta sua ha vinto il premio del pubblico all'ultimo Torino Film Festival. Ryan Gosling sta collezionando ruoli di disagiato e in questa occasione tiene il freno tirato quanto basta. La sua vita con la bambola è una proiezione di desideri, paure, speranze e agisce come spinta catartica per chi gli sta intorno, costretto a gestire ogni giorno la propria normalità. La solitudine in fondo è una condizione che ciascuno esorcizza come riesce. E la provincia Usa, stavolta, è un luogo consolatorio dove vigono ancora le regole della solidarietà. In bilico tra il facile sarcasmo e l'aspetto delirante di una malattia psichica, il film non sfugge mai di mano a Gillespie nonostante tiri forse per le lunghe. Efficaci Schneider ed Emily Mortimer, così come la Kelli Garner, biondina dallo sguardo umido che forse farà rinsavire Lars.

© Sipario 2011