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Rivolta delle ex (La)
di Mark Waters
con Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Michael Douglas (Usa, 2009)
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L'espresso, 3 luglio 2009
Che noiose quelle ex
Il protagonista è bello, ricco, mondano, ma carogna: un odioso senza vergogna che deride l'amore e detesta le nozze, uno che s'è smarrito sulla strada che porta alla solitudine, un uomo dalla vita molto vuota, un malandrino che ha paura del vero amore e lo rifiuta, un ignobile single che al matrimonio del fratello arriva a distruggere la torta nuziale di sei piani.
E come mai un tale monumento al Male occupa quella che parrebbe un'innocua commedia americana estiva? Perché la commedia, caso rarissimo, è moralista oltre che bruttina: il suo spietato giudizio su Matthew McConaughey deriva unicamente dal fatto che il protagonista è un fotografo di successo al lavoro per 'Vanity Fair', che gli piacciono molto le donne e non gli piacciono i legami fissi o coniugali. Per ogni aspirante sposa non può che essere un delinquente.
Non è l'unico inconveniente de 'La rivolta delle ex'. Come nel 'Racconto di Natale' di Dickens, appaiono, scompaiono e riappaiono alcuni fantasmi: ex moglie, zio, parenti vari. Uno di costoro, uno zio libertino dal quale il protagonista aveva imparato a essere donnaiolo e che nel frattempo è molto cambiato, è Michael Douglas: pare più vecchio di suo padre Kirk e comunque è già morto da cinque anni.
Come nella tragica disavventura di Orfeo, dilaniato dalle donne di Tracia da lui respinte, verso la fine tutte le ex amanti lasciate si scagliano contro il protagonista, con l'idea di farlo a pezzi. Non va così, ma quasi peggio: tra zio e ragazze, riescono tristemente a convincerlo che senza nozze non si può vivere, che il sesso occasionale è una vera porcheria: e questo sarebbe il lieto fine.
Gli sceneggiatori di solito scrivendo commedie stanno molto attenti a non schierarsi, a non prendere partito dal punto di vista etico, a conservare un equilibrio accettabile da ogni tipo di pubblico. Fanno bene: se a una commedia mediocre dai anche una morale bacchettona, è la fine.
Lietta Tornabuoni
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Il Messaggero, 3 luglio 2009
Peggio abbandonarle che sedurle
Don Giovanni innamorato. Potrebbe essere il sottotitolo di questa commedia blandamente metafisica che aggiorna in chiave libertina il vecchio trucco del Canto di Natale dickensiano. Con un significativo ribaltamento d’orizzonte.
Che cosa accadrebbe se tutte le nostre ex riapparissero per mostrarci cosa è successo dopo e magari cosa ci siamo persi? Che cosa penserebbe un seduttore impenitente se vedesse anche solo per un attimo cosa ha combinato in passato, e che razza di futuro si sta preparando con le sue stesse mani?
Cucita addosso ai pettorali e al sorriso ribaldo di Matthew McConaughey, Ghosts of Girlfriends Past, alla lettera “I fantasmi delle fidanzate del passato” (più suggestivo del sociologizzante La rivolta delle ex), capovolge senza parere uno dei presupposti chiave delle commedie libertine. Ciò che non si perdona al bel Connor Mead, fotografo di moda e alla moda, non è infatti l’aver sedotto quantità industriali di fanciulle, assai consenzienti e non meno consapevoli, quanto l’averle piantate. Lo capiamo fin dal prologo, quando il sempre indaffarato Connor scarica le sue ultime tre conquiste in una volta sola con una diabolica video conference call.
Sono le conseguenze della rivoluzione sessuale, o forse dei mutati equilibri fra i sessi. Una volta il film avrebbe insistito su tecniche e virtuosismi di conquista. Oggi invece il problema si risolve a colpi di casting (nessuno resiste al divo di turno, punto e basta) ma il protagonista si danna perché ha sacrificato l’amore. Come gli spiega il fantasma dello zio playboy, un Michael Douglas modellato come un incrocio fra Hugh Hefner e Robert Evans,il grande produttore di Chinatown, che appare accompagnato da una scia di inconfondibile Aqua Velva (allusione geniale che coglieranno solo i non giovanissimi).
Sarà lui a scarrozzarlo su e giù nel tempo, apparendogli durante la festa di nozze del fratellino (che Connor sta demolendo quasi suo malgrado). Lui e le sue conquiste di un tempo, a partire dal primo e vero amore, Jennifer Garner, che il vile seduttore seriale abbandonò per paura di soffrire, e ora potrebbe cedere al fascino di un rivale imbattibile... Il resto lo fa un casting disinvolto e cinefilo (il padre della sposina è Robert Forster, il vecchio e ruvido divo rilanciato da Jackie Brown di Tarantino; la sua ex-moglie l’Ann Archer di Attrazione fatale).
Ma più che per la blanda satira delle famiglie e dei riti nuziali odierni, il film diverte sul versante comico, calando l’aitante McConaughey in gag fisiche alla Jerry Lewis come il crollo della torta nuziale. Imperdonabili invece le sporadiche trovate gaglioffe alla Tutti pazzi per Mary (la pioggia di lacrime...e preservativi). Non per cattivo gusto, ma per poca fantasia e incoerenza.
Fabio Ferzetti
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La Stampa, 3 luglio 2009
Il libertino va di moda
Un bell’uomo giovane, elegante, ricco, dal sorriso bianchissimo, fotografo di divi per Vanity Fair, donnaiolo e nemico del matrimonio, parte da New York per andare a Newark, Rhode Island, dove è cresciuto e dove si celebrano le nozze di suo fratello. Nella giornata prima della cerimonia, ne fa d’ogni genere: beve troppo, corteggia tutte, compresa la futura suocera del fratello, licenzia tre amanti d’un colpo in videoconferenza, pronuncia solenni discorsi anticoniugali, fa arrabbiare un generale in pensione conservatore e autoritario che è il futuro suocero del fratello e anche l’officiante della cerimonia, litiga con una ex, devasta una torta nuziale di sei piani.
Tutte imprese che a poco a poco fanno salire contro di lui un’ondata di ostilità, finché tutte le ex (fidanzate, amanti, flirt, una folla sterminata) si coalizzano contro di lui e lui rischia di fare la fine di Orfeo, dilaniato dalle donne di Tracia che aveva abbandonate. Persino il fratello lo prega di levarsi di torno: l’unica salvezza sta nell’improbabile lieto fine. Non è il solo riferimento letterario del film: a un certo punto, come nel Racconto di Natale di Dickens, compaiono diversi fantasmi della vita passata del protagonista, in particolare uno zio che gli aveva dato utili lezioni di libertinaggio e che è Michael Douglas, apparentemente più vecchio del proprio padre Kirk.
E’ davvero straordinario come un uomo possa dover affrontare tanti guai soltanto perché è nemico del matrimonio ma amante delle donne; è singolare che una commedia possa assumere un andamento così moralistico e bacchettone. Gli autori della sceneggiatura, Jon Lucas e Scott Moore, hanno abbandonato l’uso della commedia, non schierarsi per piacere a tutti, ed elaborato invece una commedia francamente reazionaria.
Il film presta pure molta attenzione alla ricchezza: dallo studio del fotografo alla villa delle nozze, ogni ambiente è studiato per dare il senso del fasto, in contrasto con gli attori che hanno quasi tutti l’aspetto di gente molto modesta. La commedia scombiccherata non è spiacevole, ma neppure piacevole.
Lietta Tornabuoni
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