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La professione della signora WarrenLa professione della signora Warren

di George Bernard Shaw
traduzione di Angelo Dallagiacoma
scene: Gisbert Jaekel
costumi: Roberto Banci
regia: Marco Bernard
con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Gaia Insegna, Massimo Nicolini, Andrea Castelli e Riccardo Zini
Milano, Teatro Carcano, dal 28 ottobre al 8 novembre 2009

   
 
Avvenire, 31 ottobre 2009

Il segno del tempo invecchia le provocazioni di Shaw

A Milano «La professione della signora Warren» con la regia di Bernardi perde il sapore di «scandalo» e critica sociale. Resta il contrasto madre-figlia e la bravura degli attori

Con minor frequenza di un tempo e però il vecchio Shaw ritorna ancora sulle ribalte con i suoi teoremi e i suoi sofismi volti alla rigenerazione sociale. Ben presenti essi anche nella più sgradevole delle sue commedie 'sgradevoli' quale è l’assai nota La professione della signora Warren al cui repechage ha provveduto ora Marco Bernardi leader dello Stabile di Bolzano. È al debutto al Carcano di Milano. Lasciata a lungo in quarantena prima di essere rappresentata nel 1924, Mrs Warren Profession indica in una società corrotta e piena di compromessi la principale responsabile della degradazione civile di molte persone e di atroci mercati per sopravvivere. Vero è che la figlia della signora Watrren, ragazza moderna che ha sempre ignorato l’origine dei proventi materni ha molte ragioni, quando, inorridita dalla rivelazione, fa osservare come non esista squallida miseria che possa piegare chi abbia una vera coscienza morale. Ma la Warren incalza nel ricordarle le sofferenza patita da lei in una assoluta povertà. Dallo scontro fra madre e figlia deriva il deciso no della ragazza che preferisce andarsene in solitudine, cercando il suo futuro altrove, fiera e onesta anche se un po’ spietata. Fermo restando, e al di là dell’opinabiie costruzione etica, lo smalto di una sua sottile dialettica, la commedia ci appare oggi alquanto datata. Ha perduto, in altre parole, il suo sapore di scandalo e forse andrebbe riletta storicizzandola. Al contrario Bernardi preferisce avvicinarla a noi nel tempo. Bloccandola entro una cornice da anni Cinquanta come è ravvisabile dai costumi certo eleganti ma che paiono usciti da una rivista di moda e da una scenografia che dilata gli spazi e risulta piuttosto asettica. Operazione però che convince solo in parte. Se l’idea portante del regista era quella di voler analizzare il rapporto tra economia e etica, tra donna e lavoro, il femminismo e la prostituzione, essa rimane in superficie. Il gioco intellettuale fa mancare alla commedia la sua vitalità. Non va tuttavia trascurato lo sforzo degli attori. E soprattutto di Paola Milani, attrice dotata di bella professionalità ( come anche qui dimostra) che combatte con coraggio la sua battaglia con un personaggio a lei piuttosto estraneo. Poco passionale e per nulla sentimentale la sua signora Warren a correre sul filo di un’energia dura e tesa da cui però affiorano solo in parte i risvolti d’ombra e i margini di ambiguità del personaggio. A sua volta ben si concentra Gaia Insenga nello schizzare una severa e inflessibile Vivie, senza però anch’essa esprimerne tutta la personalità. Quanto a Carlo Simoni trova in Crofts, il finanziere mecenate, materia per creare un ritratto in punta di penna ma anche fine a se stesso. Ad affiancarli, oltre al giovane Massimo Nicolini (giusto nei panni del fatuo e cinico Frank), i piuttosto imbarazzati Andrea Castelli e Riccardo Zini.

Domenico Rigotti

     
 
© Sipario 2011