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La
Presidentessa
di Charles-Maurice Hennequin e Pierre Veber
con Sabrina Ferilli, Maurizio
Micheli, Paila Pavese, Virgilio Zernitz, Daniela Terreri, Susanna Proietti
scene: Alessandro Chiti
regia: Gigi Proietti
Milano, Teatro Manzoni, dal 9 gennaio al 4 febbraio 2007
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Giornale di Sicilia, 12 febbraio 2006
MESSINA (gi.gi.).- Assenzio, corna e can-can erano i dolcini che volentieri la borghesia della Belle Epoque era solita frequentare e mangiucchiare. Ma sulle tre leccornie le corna erano quelle che maggiormente stimolavano la fantasia dei protagonisti, al punto da fare nascere intorno una fiorente letteratura teatrale capitanata non solo da Feydeau, Bilhaud, Coolus, ma anche da Maurice Hennequin e Pierre Veber autori quest’ultimi d’un fortunato vaudeville, La presidentessa, che a distanza d’un secolo gode ottima salute in Francia ma anche in Italia, vestita in passato pure dalla Pampanini, dalla compianta Moriconi e di recente giusto qui al Vittorio Emanuele anche da Ramona Badescu. Adesso ad indossarne abiti e guepière è la bella-brava-temperamentosa Sabrina Ferilli, colta a cantare tutta fru-fru “mi la do, si la do”, in un adattamento di Gigi Proietti che firma pure una ruffiana regia divertendosi ad infarcire il testo con vari dialetti italici. E’ uno spettacolo congeniale per coloro che dicono che la sera sono stanchi e vogliono divertirsi rilassandosi, dove non necessita che la mente vaghi aldilà di quello che si vede e si ascolta, ambientato il primo tempo nell’immaginaria cittadina pugliese nientemeno che di Scoparola e il secondo nello studio romano del ministro della giustizia di origini pugliesi. Quest’ultimo interpretato con grande aderenza e senso comico da Maurizio Micheli che va a letto con Gobette-Ferilli, la bella canzonettista del café-chantant, incontrata casualmente in casa del presidente del tribunale ( Virgilio Zernitz che ricorda un po’ Gino Cervi è calato perfettamente nel ruolo) e ritenuta per un malinteso moglie del magistrato. Le girandole della “presidentessa” Gobette creeranno una serie di equivoci e malintesi e chi se ne avvantaggerà sarà giusto quel magistrato di provincia che in un battibaleno raggiungerà traguardi impensabili. Le scene zuccherine sono di Alessandro Chiti, compresa quella dell’epilogo a forma di grande torta nuziale sormontata dall’accoppiata Ferilli-Micheli, i costumi adeguati all’epoca sono di Mariolina Bono e sono da citare gli altri indovinati protagonisti a cominciare da Paila Pavese (moglie del magistrato, maniaca della pulizia degli oggetti dorati), il capo usciere Miro Landoni, il capo-gabinetto Massimiliano Giovanetti, l’esilarante agente bilingue Gianni Cannavacciuolo, l’amante del ministro Daniela Terrieri, l’impiegato che va in tilt Andrea Pirolli, l’anglofila figlia del magistrato Susanna Proietti ed Ernesto Forlini. Il pubblico del Vittorio Emanuele ha gradito particolarmente spellandosi le mani ad applaudire a più riprese e ancora di più alla fine dello spettacolo che sarà in scena sino a domenica pomeriggio e poi a Palermo. –
Gigi Giacobbe
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Il
Giorno,
18 gennaio 2007
E IL MINISTRO SI LASCIA SEDURRE DALLA FERILLI
SCIANTOSA CASERECCIA
GAG A GOGO’, quiproquò, porte e armadi per
comici equivoci nella «Presidentessa» di Hennequin
e Veber, che nel 1912 minacciò a Parigi il primato
di Feydeau e che Micheli e la Ferilli interpretano al Manzoni
confondendo, per il gaudio del pubblico, Epifania e Carnevale
ambrosiano. Ma non si tratta di una museale riesumazione
di una pochade Belle Epoque: la brillantissima regia di
Proietti trasforma la pruriginosa farsa in un Feydeau casereccio.
Non siamo più a Parigi ma a Scopparola, provincia
del profondo Sud, e nella Roma post-risorgimentale: clima
da operetta, sciabolate caricaturali, esilaranti carrellate
sulla stupidità umana, disinvolte allusioni all’oggi.
La goduria è imperniata sul vecchio adagio che «dietro
a un grand'uomo c'è sempre una grande donna»:
là dove il grand'uomo è l'oscuro presidente
del tribunale di Scopparola (il sempre giovane Zernitz)
e la grande donna, sciantosa e mignottina, è Gobette
(una Ferilli in smagliante forma, tra la Vitti e la Loren),
che del presidente si finge la moglie, seduce il ministro
della Giustizia (Micheli, istrionico e irresistibile come
meridionale parvenu), s'insinua fra le lenzuola dell'alta
burocrazia romana e proietta il magistrato ai vertici della
carriera. Brillano di luce propria, in questa babele comica
sullo scontro delle due Italie post-Unità, farsescamente
razzista e dialettale (con l'usciere milanese di Miro Landoni
che comicamente cospira contro i «terroni»),
Paila Pavese (la vera moglie, sciatta, del presidente),
Gianni Cannavacciuolo (lunare vigile urbano poliglotta),
Susanna Proietti, Massimiliano Giovanetti, Andrea Pirolli,
Daniela Terrieri. Nel vortice della farsa il sempiterno,
salutare ridere delle umane follie.
Ugo Ronfani
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Avvenire,
19 gennaio 2007
TEATRO D’EVASIONE.
E DI SUCCESSO
Si può comprendere perché «La presidentessa» di
o, meglio, da Hennequin e Veber, in scena al teatro di
via Manzoni, sia Io spettacolo che sta incontrando gran
successo e attizzi l'attenzione di un pubblico il più largo
possibile: quello che cerca un mero teatro d'evasione.
Perché lo spettacolo è una vera macchina
spegni pensieri e preoccupazioni e il prodotto è costruito
senza risparmio. Scenografia faraonica, costumi squillanti
e alla ribalta un pool di veri, autentici professionisti
della risata capeggiati essi da un fuori classe, Maurizio
Micheli, il quale si trova a sua volta ad essere fiancheggiato
(o viceversa) da un personaggio femminile popolarissimo
cioè Sabrina Ferilli. A mettere in moto poi, e dunque
Gran Confezionatore un altro re della scena, Gigi Proietti,
il quale pur standosene dietro le quinte, fa navigare la
nave in modo tale che essa non perda mai la rotta. Tutto
a filare rapido e veloce, tutto con un ritmo indiavolato.
Che poi la "pièce", un riadattamento ad
hoc per l'italica platea, e da parte dello stesso Proietti,
di un vecchio e complicatissimo vaudeville francese firmato
agli albori del Novecento appunto dalla celebre coppia
sopra citata, proprio un esempio di raffinatezza non sia,
al pubblico non sembra interessare più di tanto.
Ciò che lo conquista è il ben oliato meccanismo
teatrale e non tanto la banale e salace vicenduola che
Proietti trasferisce in un'Italietta umbertina spalmandola
a piene mani; di color locale; un caravanserraglio di gerghi,
di parlate, di dialetti. Vicenduola la quale ruota intorno
a una sciantosa pronta a regalare le sue grazie a questo
e a quello. La quale un giorno, per caso, nel corso di
una tournée in provincia capita in casa di un austero
magistrato e da qui a prendere il via una serie di equivoci
e di semiboccaccesche awenture fino all'inevitabile happy
end che vede Gobette, dopo aver sedotto il suo uomo a furia
di bugie e controbugie, diventare la moglie del ministro
della Giustizia. Ed ecco la scena, come avrebbe potuto
succedere in un spettacolo di Garinei e Giovannini traformarsi
in una monumentale torta nuziale. Tavolgente è la
Ferilli, vitalissima in un ruolo che è il suo. E
Maurizio Micheli (tempi comici perfetti) è una riserva
aurea senza fondo di comicità: pochi oggi, nel campo
del teatro leggero, sanno tenere la scena come lui. Ma
c'è tanta bravura anche nei loro colleghi. Nel ben
ritrovato, in una parte comica, Virgilio Zernitz, che nei
panni del solenne magistrato di provincia sfodera il suo
gran mestiere così come lo sfodera Paila Pavese
nel ruolo dell'ambiziosa moglie. Quanto poi a Miro Landoni
e a Gennaro Cannavacciuolo, se il primo è un irresistibile
e insolente usciere 'lumbard" , il secondo gli dà la
replica diegnando uno spassosissimo vigile bilingue. L’ilarità è continua.
Domenico Rigotti
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La
Provincia Pavese,
14 gennaio 2007
LA FERILLI GIOCA A FARE LA FATALONA
A Milano nella “Presidentessa” si
diverte con Proietti e Micheli
La morale non è nuova. E non è possibile
che se ne abbia un'altra: sono le donne a far girare il
mondo, con le loro malizie e i desideri che sanno ispirare
e tutto il resto - gli uomini e le loro belle istituzioni
- non sono altro che la facciata ridente e un po' buffa,
e comunque sempre seria e rispettabile, che vede svolgersi
gli eterni giochi della seduzione. Emerge chiaramente da "La
presidentessa". Il vaudeville di Hennequin e Veber
scritto nel 1912 e ora riadattato da Gigi Proietti che
sposta la vicenda nell'Italia giolittiana, adattando la
comicità (popolare) al nostro Paese, assegnando
ad ogni personaggio una parlata dialettale diversa e punteggiando
la rappresentazione di citazioni, motivi, ricordi del café chantant,
dell'avanspettacolo, della rivista, con canzonette e scalinate
da cui scende la protagonista alla Osiris. Per il resto,
rispetta l'architettura del testo ed i canoni del genere.
E, quindi, punta sul ritmo vorticoso, sull'accuratezza
delle caratterizzazioni e su una girandola d'invenzioni
adeguatamente esaltate (con il contributo delle scene mobili
di Alessandro Chiti) da una Sabrina Ferilli espressivamente
versatile, ironica ed avvenente nelle guepière scintillanti
di paillettes che inguainano la sua disinibita subrettina
un po' burina e un po' femme fatale ed un Maurizio Micheli,
ministro irresistibile, perfetto per tempi, intonazioni,
estri. Sono loro a svolgere il gioco vorticoso di entrate-uscite
alla Feydeau e battute a raffica, dove Gobette, spregiudicata
diva del varietà, cacciata dall'albergo scostumatezza,
si rifugia in casa del morigerato magistrato che ha disposto
il provvedimento ed è scambiata per sua moglie dal
Ministro della Giustizia, giunto per verificare la moralità della
magistratura. Ne nasce una girandola irresistibile di tresche
sentimentali, equivoci e sotterfugi, con la Presidentessa
che seduce il Ministro, l'impalma ed assicura al giudice
una clamorosa carriera a Roma. Il lieto fine è così salvo,
con tutti i personaggi in scena - gli altri interpreti
sono Paila Pavese, Virgilio Zernitz, Miro Landoni, Massimiliano
Giovanetti, Gianni Cannavacciuolo, Susanna Proietti - a
festeggiare il mondo così com'è, farsa o
inganno che possa diventare, non è importante. Quel
che conta - e siamo d'accordo - è sapersene divertire.
Franco Cornara
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Corriere
della Sera, 13 gennaio 2007
SABRINA
FERILLI, TRAVOLGENTE "PRESIDENTESSA”
C’è una lealtà di fondo nelle macchine
comiche che sono i vaudeville che espongono i loro ingranaggi
con onestà, ben oliati da una vitalità che
scorre impetuosa sotto le battute. Così è nella
pièce «La presidentessa» del 1912 di
Hennequin e Veber, bravi artigiani di questo genere che
per qualche tempo offuscarono la fama di un genio come
Feydeau. Nelle mani di Gigi Proietti, adattatore e regista,
il vaudeville si cala nella nostra Italia umbertina, tra
la babele di inflessioni dialettali di un Paese unificato
solo da una cinquantina d’anni. E con bravura Proietti-regista
semina invenzioni comiche rendendo lo spettacolo sapido
e scintillante, valorizzando, senza un attimo di calo,
la complicatissima trama della commedia tutta equivoci.
Perno della vicenda è l'intraprendenza «verace»,
maliziosa e generosa della bellissima soubrette Gobette,
francese quando serve, che riesce a farsi scambiare dal
ministro della Giustizia, moralista fustigatore dei costumi,
ma sensibile al fascino femminile, per la moglie di un
vecchio onesto giudice di provincia, mentre la vera moglie,
ex sguattera, maniaca della pulizia degli ottoni è in
viaggio verso Roma con la figlia che per un accidente parla
solo inglese, lingua sconosciuta in famiglia. Sedotto il
ministro in un turbinare di bugie e controbugie, di mosse
e contromosse, tra porte che si aprono e chiudono e ambienti
che cambiano, la generosa Gobette riuscirà a far
fare al giudice una carriera folgorante. Punto di forza
dello spettacolo è un’ottima compagnia, Sabrina
Ferilli con bravura e travolgente vitalità fa di
Gobette un personaggio che conquista, Maurizio Micheli,
il ministro, è bravissimo nel disegnare con aria
svagata e bei tempi comici un personaggio simpaticamente
opportunista. Bravi anche Virginio Zernitz, Paila Pavese
e i divertenti Miro Landoni e Gianni Cannavacciuolo e la
giovane Susanna Proietti.
Magda Poli
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