Nient'altro che una lacrima
Nient'altro
che una lacrima traccia il viso di Clotilde. Una lacrima
che sembra uscire da occhi non appartenenti a quel volto
inespressivo. Solo questo a mostrare il dolore. Eppure
di dolore nel cuore della "Parigina" deve
essercene tanto, o almeno deve esserci stato, ma è un
dolore che non si esterna, non vive. La stessa sofferenza
che c'è, ci deve essere, nel cuore di Du Mesnil,
suo marito, e in quelli stracciati degli amanti di lei,
Lafont e Simpson. Ma anche loro non manifestano niente,
se non nelle parole: e lì è tutto chiaro.
Ogni frase di Lafont dice di un amore ormai finito che
vorrebbe andare avanti e invece non può più,
forse distrutto dalla sua gelosia e le incertezze, la volubilità di
lei passata ad una relazione extraconiugale con l'amico
di una sua amica, Simpson. Lafont e Simpson, legati al
marito di lei, uno perché suo amico, l'altro perché figlio
di una donna che permetterà a Du Mesnil di ottenere
l'esattoria per la quale tanto aveva lavorato, sono solo
due poveri amanti per le giornate vuote di Clotilde, povera
amante anch'essa in una vita senza slanci emotivi con l'amore,
il dramma dell'amore, solo in quelle parole piatte e affilate,
terribili e educate, senza speranza, definitive e indecise.
Questa è solo un'ordinaria storia di tradimenti
quotidiani. Un bacio sulla guancia, un saluto, una separazione
e un ritorno, quello di Lafont lasciato da Clotilde dopo
la fugace relazione, il tempo di ottenere la raccomandazione
per il marito, con Simpson che l'abbandonerà perché non
si sentirà alla sua altezza, lei in un bell'appartamento
di Parigi, lui in una misera soffitta fredda di provincia
in cui si vergogna di ospitarla (forse il doppio dell'autore
che morirà di stenti proprio in una soffitta). "La
Parigina" (andato in scena nei giorni scorsi al Teatro
India di Roma), scritto nel 1883 dal francese Henry Becque, è,
nella messa in scena di Massimiliano Civica, un'esemplare
dimostrazione della noia dell'amore matrimoniale e del
quasi obbligato tradimento, anch'esso con la sua noia.
La noia di relazioni che se avevano della passione l'hanno
perduta. O meglio, non è che l'abbiano perduta,
l'hanno soffocata, appiattita, resa routine, quindi inesprimibile,
se non in quelle parole che private dell'espressione sono
solamente letture di sentimenti. Per ciò gli interpreti,
Monica Piseddu, Gabriele Benedetti, Mirko Feliziani e Aldo
Ottobrino, sono inespressivi come attori di Philippe Garrel
sfiniti: perché la vita sentimentale tutta è diventata
lettura dei sentimenti senza interpretazione. Si legge
il proprio dolore come si legge un libro. Un copione teatrale
senza messa in scena emotiva (pur soffrendo ad ogni parola)
che diventa allora la sola rappresentazione possibile quando
ogni cosa si è asciugata. A parte la lacrima di
Clotilde. "C'è di tutto nelle lacrime di una
donna" ripete lei. E c'è davvero tutto perché quella
lacrima è una tempesta in un mare in calma piatta
che crea onde sottomarine che mai arrivano in superficie.
Stanno seduti su sedie come quelle della platea, marito
e un amante, quando lei è in piedi con un altro
dei due suoi amori clandestini e illustra, illustrano e
vivono, per quel che si può, la loro relazione.
Senza partecipare. Aspettando il proprio turno. Uguale
a quello di prima. Replicato anche in battute identiche
che terminano e ricominciano da capo, quasi che tutto non
fosse che ripetizione. "La Parigina" di Massimiliano
Civica è ripetitivo e tedioso, inerte proprio come
lo sono tante storie del genere. Amori da lettura, da tutto
già accaduto e niente accadrà mai più,
tutto ordinario perché così vanno le cose.
Becque lo sapeva bene e Civica l'ha capito benissimo costruendo
un'efficace e significativa regia spoglia e priva di tutto,
riempita solo dagli attori vestiti tutti uguali di nero – giacca,
pantaloni e maglietta, sandali –: altri vuoti pieni
di parole costrette nei loro sentimenti senza toni alti,
solo un leggero tenersi per mano, un bacio sulla guancia,
un sussurro in un paio di momenti, senza contatto né lacrime.
A parte quell'unica sulla guancia di Clotilde. Ma "c'è di
tutto nelle lacrime di una donna".
Sergio Gilles Lacavalla