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Notte non aspetta (La)
di David Ayer
con Keanu Reeves, Forest Whitaker
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Corriere della Sera, 27 giugno 2008
Le banali indagini dell' agente Reeves
Nell' ultimo racconto Undici solitudini, Richard Yates fa dire al letterato taxista: «Oggi non ho avuto tempo di scriverti una lettera breve, perciò ho dovuto scrivertene una lunga». La sintesi è qualità ma costa tempo e fatica. Osservazione che calza a pennello su La notte non aspetta, ennesimo poliziesco di generica denuncia, opera seconda di David Ayer, sceneggiatore di Training day. Ma stupisce trovare che il soggetto è di James Ellroy, anche sceneggiatore. Temi infatti gemelli a L.A. Confidential, la dinamica della corruzione funzionale al potere: muta solo il periodo, dagli anni ' 40 ad oggi, e la qualità del cinema, ottima nel film di Hanson con Crowe, modesta qui con Keanu Reeves, inadatto a fare il macho alla tenente Callaghan. Il cinema Usa ha sempre denunciato la corruzione dei poliziotti anche nei B movies del passato: ora non si tratta neppure più di un' accusa, ma del manierismo di una visione del mondo in cui alla fine l' ultimo anello, Forest Whitaker, dice: ci siamo tutti dentro disperati, distrutti e colpevoli. Infatti il nostro non-eroe che indaga sulla morte dell' ex partner con metodi che dire spicci è un eufemismo, sembra debba pagare il fio di tanta amoralità, ma è falso allarme. Tutto continuerà come prima. Quindi resta il divertimento, si fa per dire, di un telefilm troppo parlato e violento in cui i bravi ragazzi in divisa sembrano i ragazzi del coro di Aldrich, non sporchi di ragù come quelli di Scorsese. Ma la ricerca del proprio io da parte di Reeves non ci scalfisce, tanto è fasulla e banale nella forma, nella sostanza e nell' etica: l' annuncio è che ci sarà sempre qualcosa di marcio nella polizia losangelina con variopinte esemplificazione di peccati, sesso e droga. È proprio l' anestesia che il film produce con immagini straviste e dialoghi sporchi già sentiti che non turba né indigna: lo si vede ma non lo si guarda, lo si sente ma non lo si ascolta e subito subito si dimentica.
Maurizio Porro
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Il Mattino, 29 giugno 2008
L'ombra di Callaghan nella Los Angeles dei poliziotti corrotti
Riconosciuto come il più significativo rappresentante del romanzo noir contemporaneo, il più incisivo scrittore di crimini, James Ellroy è autore di una straordinaria tetralogia dedicata alla sua Los Angeles con la quale ha raccontato quell'inestricabile, disperato intreccio di corruzione e violenza negli anni '40 e '50 ideale per lui per ridefinire i confini tra il Bene e il Male. Il suo stile frammentario, il suo ritmo serrato, il suo humour nero, le sue spiazzanti sintesi non potevano non sedurre Hollywood e non a caso «Dalia Nera» e «L.A. Confidential» già sono stati adattati per lo schermo. Ellroy continua a fornire materiali letterari al cinema come il racconto «Street Kings» che è alla base dell'omonimo film intitolato in italiano «La notte non aspetta», diretto da un altro losangelino doc come David Ayer («I giorni dell'odio»), al quale ha collaborato anche in veste di sceneggiatore. Qui però l'ambientazione è quella della Los Angeles di oggi, anch'essa risucchiata in una spirale di poliziotti corrotti del Police Department, agenti violenti, criminali e trafficanti senza scrupoli, infiltrati. I re delle strade di oggi sono guidati dal cupo, disilluso a alcolizzato Tom Ludlow, un poliziotto-giustiziere oltre la Legge, che abusa spesso e volentieri del suo potere per sfidare la criminalità con la copertura del capitano Jack Wander (Forest Whitaker). L'assassinio del suo ex partner Washington attira l'attenzione di un ufficiale del Ministero (Hugh «Dr. House» Laurie) e scatena la caccia ai killer, che porta Tom a scoprire un groviglio di pedofili coreani, spacciatori di droga ispanici, agenti infiltrati non sempre per smascherare i criminali ma per ricavarne benefici. La sua graduale discesa nell'inferno della Città degli Angeli imbocca poi la strada dell'action movie, del thriller noir con il solito poliziotto dai metodi efferati e la morale granitica, interpretato da un Keanu Reeves dal volto pulito, introverso e tormentato da incubi, ossessioni e sensi di colpa (sua moglie è morta in un incidente). Ma l'Ispettore Callaghan è lontano anni luce e lo sguardo obliquo e maledetto di Ellroy viene normalizzato dalla routine di genere.
Alberto Castellano
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Il Messaggero, 27 giugno 2008
E Keanu Reeves questa volta conquista Ellroy
Diceva che Hollywood non aveva le palle di trasportare i suoi poliziotti deviati sul grande schermo. Diceva che della Mecca del Cinema amava gli assegni a sette cifre, il produttore kubrickiano con i "cojones" James B. Harris (regista del notevole Indagine ad alto rischio dal suo straordinario Le strade dell'innocenza) e un solo film degli '80: Vivere e morire a Los Angeles. Poi, grazie a L.A. Confidential (1997), Hollywood ha dimostrato di avvicinarsi al materiale di James Ellroy senza farsela nei pantaloni. Da lì in poi lo scrittore noir più importante dopo Chandler (Romanzo criminale e Lucarelli sono figli suoi) ha flirtato con copioni, produttori e registi. Risultati alterni. Mediocre il Black Dahlia di De Palma, più che discreto questo La notte non aspetta di David Ayer, già dalle parti di Ellroy ai tempi in cui era sceneggiatore di Training Day. Ora Ayer è regista e Ellroy autore della sceneggiatura per una storia criminale a tinte forti: Tom Ludlow (Keanu Reeves) è un poliziotto in crisi. E' morta la moglie. E' morta la fiducia nei suoi compagni di lavoro corrotti e immorali. Quando cercheranno di incastrarlo per la morte di un collega, Ludlow si troverà solo contro tutti. E forse ricomincerà a vivere.
Dramma poliziesco violento, sudato e senza fiato in cui la stolidità espressiva di Reeves ben si accosta alla furia espressiva di un Forest Withaker ormai a suo agio con i cattivi. Il suo capitano di polizia è da incubi notturni. Chi sceglie per la moralità, nel film, è un folle destinato alla solitudine. Se gli va bene. Pellicola disperata e senza compromessi. A Hollywood si sono spaventati facendolo uscire in sala in sordina. Ellroy, invece, ha apprezzato.
Francesco Alò
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La Stampa, 27 giugno 2008
La Città degli Angeli ha un cuore oscuro
Benvenuti nella Città degli Angeli, che dentro cova mali oscuri come ci ha insegnato tanta letteratura poliziesca USA; e anche il cinema, prima che i thriller divenissero il regno degli effetti speciali. In questo senso La notte non aspetta rappresenta un ritorno al passato, ovvero al noir classico con il suo disincanto; e non poteva essere altrimenti considerato che il solido soggetto del film porta la firma di James Ellroy, che alla metropoli californiana ha dedicato una tetralogia. Qui il protagonista Keanu Reeves è la star di un'unità speciale, con un'ufficiosa licenza di uccidere i colpevoli. Piccolo alcolista per compensare il suo fardello di dolore (la morte della moglie e gli orrori cui assiste), Keanu è sicuro di agire nel modo giusto, ma un'indagine sull'assassinio di un ex collega gli apre gli occhi su un sistema, quello del corpo di polizia, che assomma ineluttabilmente in sé il meglio e il peggio.
Calato nello scenario autentico della periferia di L.A di cui il regista David Ayer è buon conscitore, il film si sviluppa con una buona tensione narrativa e un cast di prim'ordine: accanto a Reeves, menzioniamo Forest Whitaker mentore luciferino e un Hugh Laurie (Dr House) troppo realista per non essere cinico.
Alessandra Levantesi
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Il Giornale, 27 giugno 2008
L'attonito agente Keanu Reeves tra cadaveri e assurdità assortiti
Già ai tempi di Serpico il marcio nella polizia era roba d'antiquariato. Figurarsi oggi. Eppure lo stimato James Ellroy si getta a capofitto nella Los Angeles più corrotta per tentare una replica del suo magnifico L.A. Confidential (1997). Operazione fallita: La notte non aspetta, diretto dal semisconosciuto David Ayer, è scritto con la sinistra, per non dire con i piedi, è di un'improbabilità rara e di una sciatteria impressionante. Con un numero di cadaveri, puntualmente bucherellati tipo scolapasta, di cui è impossibile tenere il conto. Protagonista della storia è l'agente Tom Ludlow (Keanu Reeves), ancora sconvolto dalla tragica morte della moglie, che pure lo cornificava. Il nostro uomo si mette nei guai entrando nel covo di quattro coreani che hanno rapito due ragazzine, e, rispondendo al fuoco, li fa secchi. A denunciarlo è il rancoroso ex compagno di pattuglia Washington che, guarda caso, mentre sta picchiandosi con lui in una drogheria, è trucidato da due rapinatori. Anche se al dipartimento sono convinti che sia stato proprio Ludlow a uccidere il collega, il capitano Jack Wander (Forest Whitaker) lo copre, pur dirottandolo, non a dirigere il traffico, ma all'ufficio reclami. Ovvio che il poliziotto dalla testa dura indagherà a fondo, scoprendo sorprendenti (?) altarini. Un film convulso e violentissimo, gonfio di luoghi comuni, con dialoghi così rozzi da mettere i brividi. Keanu Reeves se lo fa tutto in trance, ammazzando mezzo cast e facendosi medicare ogni cinque minuti da una dolce infermiera. Se l'insopportabile Forest Whitaker crede di recitare Shakespeare, il superfluo Hugh Laurie fa rimpiangere il sopravvalutato Dr. House.
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