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Guerra dei fiori rossi (La)
La Guerra dei fiori rossidi Zhang Yuan,
con Dang Bowen, Ning Yuanyuan, Zhan Li
 
L'Espresso, 19 gennaio 2007
Il bambino ribelle di Pechino

'La guerra dei fiori rossi' di Zhang Yuan è interessante, bello e si occupa d'uno dei problemi contemporanei più dilemmatici non soltanto in Cina: libertà e comando, omologazione e individualismo, regole e disobbedienza, obbedienza e rivolta

Naturalmente si può anche fuggire come lepri, sentendo parlare di un film cinese ambientato in un asilo a tempo pieno di Pechino riservato a bambini di non oltre cinque anni. Invece 'La guerra dei fiori rossi' di Zhang Yuan è interessante, bello e si occupa d'uno dei problemi contemporanei più dilemmatici non soltanto in Cina: libertà e comando, omologazione e individualismo, regole e disobbedienza, obbedienza e rivolta.

L'asilo è governato con ordini imperiosi, colpi di fischietto, disciplina infrangibile. C'è un'ora esatta per alzarsi, vestirsi, mangiare, cantare, fare la cacca; c'è un modo preciso di domandare, di giocare; chi è diverso dagli altri è un reprobo in perenne punizione. All'asilo viene portato un bambino di quattro anni i cui genitori sono troppo presi dal lavoro per occuparsi di lui. Il bambino ci resta malvolentieri: è uno spirito indipendente, comincia a compiere ogni possibile trasgressione. Viene rimproverato, poi punito, poi isolato dai coetanei. Nulla lo doma: tra tanti bambini naturalmente obbedienti e timorosi, avidi di gratificazione, è l'unico autonomo. Nel duro conflitto non vince nessuno: ma si prepara almeno un futuro ribelle.

Tutto è raccontato con sensibilità, intelligenza e divertimento, rendendo la metafora semplice e profonda. Il film tratto da un romanzo di Wang Shuo, montato da Jacopo Quadri, con musiche di Carlo Crivelli, è coprodotto dalla società Downtown di Marco Muller, da Rai Cinema e dall'Istituto Luce. Il regista Zhang Yuan, 44 anni, viene abitualmente colpito dalla censura cinese, spesso ancora oggi i suoi film non circolano in Cina: 'La guerra dei fiori rossi' dovrebbe avere un destino diverso.

Lietta Tornabuoni

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