Loris rende con cura la Gilda di Testori
Il racconto «La Gilda del Mac Mahon» di Giovanni Testori è una splendida parte di quell' affresco balzachiano della periferia milanese tracciato nel dittico iniziale dal grande scrittore «con un ammicco divertito e solenne e il pathos populistico del feuilleton», come scriveva Raboni. Una «commedia umana» popolata di poveri diavoli che tirano la carretta ma anche di sfaccendati pronti a tutto, di prostitute e di sfruttatori. E la Gilda è una prostituta dalle fattezze morbide, come la Hayworth, che si innamora di un balordo, Gino, che sfrutterà biecamente la sua voglia d' amore, la sua generosità tenera e infantile. Ma lei continuerà a credere, anche dopo un addio tempestoso, nell' amore di un Gino, non importa quale. Il regista Lorenzo Loris porta in scena con appassionata cura il racconto affidandolo alla bravissima Elena Callegari dapprima un «narratore» in giacca e camicia e poi una Gilda imbruttita dalla vita, dalla fatica, dalle disillusioni, ma sempre con la voglia di darsi solo per amore. In scena schermi per evocare immagini di città, di treni, al centro dei gradini sui quali Gilda salirà per poi scendere come l' Osiris sulle note di «Sentimental». Bravo il trombettista Matteo Pennese, compagno di viaggio di questa Gilda dalla calda umanità, disperata e solare, tragica e speranzosa, popolare e vera.
Magda Poli