|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Fidanzata di papà (La)
di Enrico Oldoini
con Massimo Boldi, Simona Ventura, Natalia Bush, Elisabetta Canalis, Enzo Salvi, Biagio Izzo, Nino Frassica
|
| |
Avvenire, 14 novembre 2008
Boldi da trivio
Volgarità e gag razziste contraddistinguono invece La fidanzata di papa, cine-panettone in anticipo sul Natale diretto da Enrico Oldoini e interpretato fra gli altri da Massimo Boldi, Simona Ventura ed Elisabetta Canalis. Il film che racconta le disavventure di un vedovo in trasferta a Miami per salutare la nascita del nipotino, è l'ennesimo assemblaggio di doppi sensi, tormentoni inascoltabili, situazioni che vorrebbero essere comiche ma che non strappano neppur un sorriso. A girare il coltello nella piaga ci si mettono le citazioni da film di culto di Totò, Sergio Leone e Billy Wilder che ci fanno rimpiangere con più amarezza il cinema, quello vero.
Alessandra De Luca
|
| |
Il Giornale, 21 novembre 2008
Si ride con Boldi e la ritrovata Simona
Ormai Massimo Boldi ha trovato la scorciatoia per il successo (pre)natalizio. Basta uscire in novembre, evitando la guerra tra ex soci. L'operazione si ripete con il divertente, pur se gracile, La fidanzata di papà, una commedia degli equivoci scritta, senza troppo impegno, e diretta da Enrico Oldoini. Protagonista un albergatore vedovo, il solito impagabile Massimo Boldi, a capo della collaudata squadra di comici, che vola da Cortina a Miami per conoscere il nipotino in arrivo. E s'innamora della consuocera manager, la ritrovata attrice Simona Ventura. Il bimbo che nasce è nero, ma l'ombra di Obama (mai citato) è puramente casuale.
Voto: 6
Massimo Bertarelli
|
| |
Corriere della Sera, 21 novembre 2008
Boldi censore e battute surgelate
Massimo Boldi ha confessato di essere responsabile del final cut del panettone pre natalizio cui ha tagliato molte parti troppo volgari. Non riesce ad immaginare che cosa potessero essere dato che la trovata più raffinata, più lubitchiana, di quel che rimane è la battuta su Segolo, ottavo nano. Il resto viaggia sulle scorte di barzellette surgelate, di cagotti, si fa intuire che c' entra nel complotto Obama (c' è un neonato abbronzato che scuote i neo nonni Boldi e Ventura), c' è tutta quella zavorra dei cinepanettoni di qualche anno fa per cui Boldi (che non si nega neanche una lunga scena di nudo lato B) decise di andarsene ed ora se li trova tutti intorno. Se proprio dobbiamo dire chi è meglio, Biagio Izzo en travesti col tormentone di Filumena Marturano strappa un sorriso. Ma è senza pudore il gusto della citazione da Totò e Peppino (la lettera) a un celebre finale di Billy Wilder. Aiuto. voto 3
Maurizio Porro
|
| |
Corriere della Sera, 14 novembre 2008
Boldi e Ventura «consuoceri» (un nipotino nero a sorpresa) e una raffica di gag da cabaret
Uno dei tanti paradossi della critica (e del critico) è quello di dover usare - per sinteticità, riconoscibilità e abitudini giornalistiche - sempre le medesime forme, le medesime argomentazioni e persino le medesime «stelline» per ragionare su film sostanzialmente diversi. Forse sarà così nel migliore (e più crociano o semiologico) dei mondi possibili. Certo non dovrebbe esserlo se solo si tengono presenti i diversi processi di produzione, realizzazione e distribuzione che attraversano l' universo-cinema, disegnando differenze che assomigliano a invalicabili frontiere. Non è questione di film di serie A e film di serie B, da spartirsi come una volta tra «critico titolare» e «vice», ma proprio di differenze sostanziali che presuppongono ragioni d' essere lontanissime tra loro. Che quindi impongono (imporrebbero) discorsi e pratiche critiche molto diverse tra di loro. Prendiamo l' ultimo film di Boldi, La fidanzata di papà, diretto da un Enrico Oldoini silenzioso da tempo dopo aver aperto la strada ai cinepanettoni nei primi anni Novanta (dopo il discutibile Un bugiardo in Paradiso, del 1998, con Villaggio e Insinna, ha diretto solo il malinconico e curioso 13dici a tavola). La trama intreccia due canovacci ultrasfruttati dal cinema comico: da una parte quello degli opposti costretti a coesistere sotto lo stesso tetto, qui le famiglie rispettive di Barbara e Matteo, riunite a Miami in attesa che lei partorisca il primo figlio e guidate dalla madre in carriera di lei, Angela (Simona Ventura) e dal padre vedovo di lui, Massimo (Boldi); e dall' altra parte il canovaccio degli equivoci, giocato sul doppio binario della mamma che mette al mondo un figlio nero (scatenando le gelosie del padre che naturalmente si crede cornuto) e, in sottordine, della segretaria Maria (interpretata da Biagio Izzo) che invece è un attore fallito costretto al travestimento per conservare un posto di lavoro e che accende la passione del più volgare dei parenti di Matteo, lo zio cuoco Eros (Enzo Salvi). Niente di particolarmente nuovo che, sulle orme di Aurelio De Laurentiis, l' attore e qui anche «produttore» (attraverso la Mari Film del fratello Fabio Boldi e di Bruno Altissimi) corrobora di abbondanti iniezioni di comicità regionale, secondo la regola aurea dei cinepanettoni alla conquista di pubblici geograficamente diversi. E così, ecco anche i siciliani Nino Frassica, Teresa Mannino e Aurora Quattrocchi, i «lombardi» Fichi d' India (nei panni di due improbabilissimi poliziotti di Miami), oltre alla già citata Ventura e a Elisabetta Canalis in quota televisiva cioè rigorosamente bipartisan e «super-nazionale». A questo punto, però, tutti questi elementi non vengono declinati secondo le logiche che ti aspetteresti da una commedia cinematografica magari corriva ma comunque svelta e oliata, dove gli equivoci e le gag di uno innescano le gag e gli equivoci dell' altro. No, ognuno sembra seguire il proprio percorso, indipendentemente da quello che fanno gli altri personaggi, secondo una logica che non è mai, nemmeno lontanamente, quella dell' «orologio che ride» (per usare la formula con cui venivano definite le commedie slapstick della Hollywood classica) ma piuttosto quella del proprio numero in scena. Uno entra, fa il suo numero e poi torna dietro le quinte, ad aspettare di essere richiamato. Verrebbe da dire che è una logica più da cabaret che da cinema, più da Zelig (da cui non a caso arriva Teresa Mannino) e da varietà televisivo (dove è rinato Frassica) che da cinema. Ma forse vorrebbe dire usare ancora una volta categorie critiche non coerenti. Queste cose, almeno Oldoini, le sa benissimo; ripeterle sarebbe un' offesa alla sua intelligenza (e ce lo fa capire chiaramente con la gag di Izzo che recita Filumena Marturano). Piuttosto questa «logica del frammento» risponde all' esigenza di conquistare un pubblico che attraverso la programmazione sempre più parcellizzante dei multiplex sta abituandosi a un cinema che di cinema non ha più niente o quasi (almeno secondo le logiche valide negli ultimi cent' anni). Un pubblico che sembra cercare sullo schermo non un film ma la riproposizione «in cinemascope» di abitudini e divertimenti formatisi e consolidatisi altrove, in ambiti dove la risata non nasce dal concatenarsi degli eventi e dei dialoghi ma dalla riproposta di slogan e situazioni codificate (e per questo riconoscibili). E che è difficilissimo, se non impossibile, imprigionare in un giudizio sintetico e univoco.
Paolo Mereghetti
|
| |
Il Mattino, 15 novembre 2008
Con Boldi e la Ventura equivoci interrazziali
Anche quest'anno Massimo Boldi anticipa il suo cinepanettone natalizio. E dopo il «Matrimonio alle Bahamas», è di nuovo alle prese con una movimentata storia d'amore che stavolta però coinvolge anche lui. «La fidanzata di papà» ruota infatti intorno al giovane Matteo che sta per avere un bambino da Barbara, ma anche al nascente insospettabile feeling tra il padre di lui Massimo, uno stralunato vedovo titolare di un albergo a Cortina, e la madre di lei Angela, grintosa proprietaria di una catena di ristoranti negli States. I due s'incontrano in Florida in occasione del lieto evento. Con la collaudata formula della commedia all'italiana degli equivoci, l'esperto Enrico Oldoini li moltiplica con l'espediente dell'imprevisto colore nero della pelle del neonato che fa lievitare ipotesi e fantasie. Il solito simpatico Boldi ha come partener femminile Simona Ventura, tornata al cinema dopo più di dieci anni versione sophisticated lady, ed è circondato da una squadra eterogenea di comici di varia provenienza, dai Fichi d'India a Enzo Salvi, da Nino Frassica a Teresa Mannino lanciata da «Zelig Off». Ma chi ruba a tutti la scena è Biagio Izzo nel ruolo di Maria, assistente di Angela, travestimento al quale è stato costretto per non perdere il lavoro. Tra gag e situazioni imbarazzanti, l'attore napoletano recita brani di «Filumena Marturano», si esibisce in uno strip-tease, fa la parodia di una famosa scena con Marilyn. E c'è anche la citazione-omaggio della mitica lettera di Totò e Peppino versione Boldi-Salvi.
Alberto Castellano
|
|