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Fabbrica dei tedeschi (La)
La Fabbrica dei tedeschidi Mimmo Calopresti
 
Il Mattino, 5 ottobre 2008

Vite spezzate nella «Fabbrica dei tedeschi»

«La fabbrica dei tedeschi», il film di Mimmo Calopresti sul rogo della Thyssen Krupp presentato tra le polemiche all'ultima Mostra di Venezia (dove sullo stesso argomento si è visto anche il documentario di Piero Balla e Monica Repetto), colpisce per il pathos che si riverbera nel racconto e che, di solito, non attraversa i canoni narrativi del documentario comunemente inteso. Per raccontare la morte, avvenuta tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, di sette operai in seguito ad un incendio divampato nelle acciaierie tedesche ThyssenKrupp di Torino, Calopresti ha costruito un'incisiva e toccante docufiction con una buona dose di emotività, di solidaristico coinvolgimento, di rabbiosa denuncia politica. Il documentario si sviluppa seguendo il filo delle dichiarazioni, delle interviste ai parenti e agli amici delle vittime, delle testimonianze di colleghi che hanno in comune da un lato la consapevolezza di un incidente fatale, di una tragedia annunciata in una fabbrica già destinata alla dismissione, e dunque senza controlli e manutenzioni regolari, senza le più elementari misure di sicurezza, ma con orari di lavoro estenuanti. E, dall'altro, condividono l'incredulità di fronte all'orrore di un fuoco assassino che in pochi minuti ha divorato i sette operai. L'idea di un prologo in bianco e nero recitato dagli attori Valeria Golino, Monica Guerritore, Silvio Orlando, Luca Lionello, Rosalia Porcaro, che impersonano i parenti delle vittime e rievocano gli istanti immediatamente precedenti la tragedia con commoventi particolari privati, ha consentito all'autore di introdurre con straniante gradualità i racconti di mogli, fidanzate, fratelli, genitori e amici delle vittime. E i sogni di questi giovani, ben diversi dai vecchi operai con una coscienza di classe, ragazzi che consideravano la ThyssenKrupp quasi un non-luogo, una zona di transito, e progettavano piuttosto di aprire un bar, un ristorante o di fare comunque un altro lavoro, rendono ancora più straziante nello spettatore il rimpianto per quelle vite spezzate.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 3 ottobre 2008

Quando il dolore
ha un viso famoso

Alla Mostra del cinema di Venezia 2008 abbiamo visto due film sulla tragedia della ThyssenKrupp di Torino accaduta nella notte tra il 5 e 6 dicembre. Sette operai persero la vita durante un incendio. Da una parte Thyssen Blues di Balla e Ripetto, ovvero la tragedia come momento drammatico nella vita dell'operaio Thyssen Carlo Marrapodi, amico delle vittime e salvo per miracolo. Un "one man show" dove è facile, e drammatico, identificarsi con Carlo. Dall'altra La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, docufiction che sceglie nel prologo di far diventare parenti delle vittime alcuni attori famosi come Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello e Silvio Orlando. Corpi estranei alla tragedia diventano cronaca per permettere al dolore di riverberare con più forza espressiva grazie ai volti forti dei nostri migliori film recenti. Il cinema italiano ci mette la faccia. E Calopresti, memore del suo passato di documentarista civile, realizza un'opera spettacolare ma non sensazionalista. Non era facile. Finale immenso in cui la vera telefonata al 118 di un operaio primo testimone dell'incendio alla Thyssen viene seguita da uno spot su You Tube in cui il gruppo tedesco sembra la società più trasparente e sicura per cui lavorare.

Francesco Alò

 
Corriere della Sera, 26 settembre 2008

La tragedia Thyssen secondo Calopresti

Il bellissimo documentario di Mimmo Calopresti, proiettato a Venezia insieme ad un altro film complementare sulla Thyssen, è un modo intelligente per ricostruire una tragedia pubblica ma con grande attenzione ai fattori umani di ogni persona. E il regista torna così a raccontare la sua Torino, la fabbrica dei tedeschi che nella notte del 5 dicembre 2007 ha distrutto molte famiglie e vite umane. Calopresti ricorda con rabbia e affida ad alcuni bravi attori (Golino, Orlando, Guerritore) il compito di calarsi un attimo nei panni dei parenti delle vittime, proprio per non violare la vera privacy. E il senso si allarga, dall'eccidio del rogo alla situazione sociale (orari di lavoro, la spietatezza, le precise responsabilità) con una dose di indignazione che si rivolge ai sindacati e alla smemoratezza collettiva, pronta ad essere ancora usata. Andrebbe visto nelle scuole e, ovvio, in tv. Subito.

VOTO: 8

Maurizio Porro

 
La Stampa, 12 settembre 2008

Per non dimenticare
il rogo della Thyssen

Le polemiche veneziane si sono ricomposte dopo l'anteprima torinese di La fabbrica dei tedeschi alla presenza di venti parenti delle vittime. Come richiesto da Rosina Demasi, Mimmo Calopresti ha eliminato dalla registrazione della telefonata al 118 le grida di suo figlio Giuseppe, uno dei sette operai morti nel rogo scoppiato alla Thyssen il 6 dicembre 2007. Magari l'unico modo efficace per parlare della sicurezza sul lavoro è quello di mostrare la realtà umana dietro le cifre e i dibattiti. In questo spirito - introdotto da brevi monologhi di attori come Silvio Orlando, Monica Guerritore, Valeria Golino, nei panni di un padre, una madre e una moglie - il film imbastisce un affresco corale di quotidianità spezzate per dire forte che una fine tanto brutale poteva essere evitata se solo l'impresa fosse stata meno cinica e il sindacato meno succube.

Alessandra Levantesi

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