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Lady Macbeth del distretto di MtsenskLady Macbeth del distretto di Mtsensk

di Dmitrij Sostakovic
direttore: James Conlon
regia: Lev Dodin
scene e costumi: David Borovsky
con Vladimir Vaneev, Vsevolod Grivnov, Jeanne-Michèle Charbonnet
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
71° Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, Teatro Comunale, dal 21 al 26 giugno 2008

   
 
Sipario, 2007

Alla sua prima apparizione sul palcoscenico del più importante teatro catanese, Lady Macbeth del distretto di Mtsensk, ha avuto una lusinghera accoglienza da parte del pubblico. Forse, trattandosi dell’inaugurazione della stagione lirica 2007, qualcuno avrebbe gradito una partitura più incisiva magari più popolare e intellegibile; ma anche se l’approccio musicale non è tanto facile e se una certa prolissità del finale non la rende di pronta digestione per tutti, è da dire che si tratta certamente di una delle più belle partiture espresse nella seconda metà del Novecento. In più, non si debbono perdere di vista le accoglienze “ufficiali” della gerarchia di regime che causarono un pericoloso, grave scivolamento politico dell’Autore, considerato, prima dell’esordio di Lady Macbeth, il compositore-simbolo della dittatura stalinista e invece – a causa di questa nuova opera – letteralmente demolito dalla critica di regime, Stalin in testa. Da allora, Sciostakovich si ritenne in pericolo di vita e, temendo anche per i suoi familiari, per evitare qualsiasi anche involontaria trasgressione, non scrisse più per il teatro in musica. Comunque, è da dire che, al di là di alcune incoerenze registiche (per esempio, la famiglia del milionario Boris abita in una stamberga!) tutto, nell’allestimento di cui parliamo, è andato per il verso giusto, soprattutto con riferimento alla numerosa compagnia di canto, i cui componenti erano tutti di primordine, fin da Aira Ruane, nel ruolo protagonistico di Katerina Izmailova [nome dal quale, ancora oggi, in molte nazioni dell’Europa orientale, prende titolo l’opera n.d.a.]. E non dimenticando Samson Izjumova (Boris), Roman Muratvsky (Sergej) nonché Romans Polisadovs nei panni del Pope, artisti che vorremmo rivedere e risentire ancora. Corposa, aggressiva e trascinante la direzione orchestrale di Martins Ozolins, perfetti il coro e l’orchestra, ed esteticamente coerenti le scene e i costumi. Insomma, uno spettacolo di notevole valenza, arricchito dalla presenza del Ministro della Cultura e dell’ambasciatore della Lettonia ma anche da quella di molte autorità politiche e militari.

Michele La Spina
     
 
© Sipario 2011