Alla sua prima apparizione sul palcoscenico del più importante
teatro catanese, Lady Macbeth del distretto di Mtsensk, ha avuto
una lusinghera accoglienza da parte del pubblico. Forse, trattandosi
dell’inaugurazione della stagione lirica 2007, qualcuno avrebbe
gradito una partitura più incisiva magari più popolare
e intellegibile; ma anche se l’approccio musicale non è tanto
facile e se una certa prolissità del finale non la rende di pronta
digestione per tutti, è da dire che si tratta certamente di una
delle più belle partiture espresse nella seconda metà del
Novecento. In più, non si debbono perdere di vista le accoglienze “ufficiali” della
gerarchia di regime che causarono un pericoloso, grave scivolamento politico
dell’Autore, considerato, prima dell’esordio di Lady Macbeth,
il compositore-simbolo della dittatura stalinista e invece – a
causa di questa nuova opera – letteralmente demolito dalla critica
di regime, Stalin in testa. Da allora, Sciostakovich si ritenne in pericolo
di vita e, temendo anche per i suoi familiari, per evitare qualsiasi
anche involontaria trasgressione, non scrisse più per il teatro
in musica. Comunque, è da dire che, al di là di alcune
incoerenze registiche (per esempio, la famiglia del milionario Boris
abita in una stamberga!) tutto, nell’allestimento di cui parliamo, è andato
per il verso giusto, soprattutto con riferimento alla numerosa compagnia
di canto, i cui componenti erano tutti di primordine, fin da Aira Ruane,
nel ruolo protagonistico di Katerina Izmailova [nome dal quale, ancora
oggi, in molte nazioni dell’Europa orientale, prende titolo l’opera
n.d.a.]. E non dimenticando Samson Izjumova (Boris), Roman Muratvsky
(Sergej) nonché Romans Polisadovs nei panni del Pope, artisti
che vorremmo rivedere e risentire ancora. Corposa, aggressiva e trascinante
la direzione orchestrale di Martins Ozolins, perfetti il coro e l’orchestra,
ed esteticamente coerenti le scene e i costumi. Insomma, uno spettacolo
di notevole valenza, arricchito dalla presenza del Ministro della Cultura
e dell’ambasciatore della Lettonia ma anche da quella di molte
autorità politiche e militari.
Michele La Spina