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Duchessa (La)
La Duchessaregia Saul Dibb
con K. Knightley, R. Fiennes, C. Rampling, D. Cooper, H. Atwell, S. McBurney, A. McArdle, R. McCabe, G. King, B. Mackinnon, A. McEwan, K. Burdette, L. Stevely, R. Syms, E. Cohen, S. Applewhite, A. Armour
 
L'Unità, 19 dicembre 2008

Era passato non in concorso al Festival di Roma senza colpo ferire (a Toronto invece era uscito un po’ ammaccato) The Duchess, film in costume in cui la “piratessa” Keira Knightley indossa corpetti e parrucche per interpretare Lady Georgiana Spencer, Duchessa di Devonshire, di cui nessuno si sarebbe interessato se (il cognome dovrebbe suggerirlo) non fosse antenata di Lady Diana. Infelice allo stesso modo. La biografia scritta da Amanda Foreman, patinata senza troppo trasporto dal regista inglese Saul Dibb, la racconta giovane moglie ben disposta nei confronti del potente marchese (Ralph Finnies) che la “contratta” con la madre Charlotte Rampling. Scoprirà che questo è un burbero insensibile (non un gentile taciturno), la usa per sfornare figli (vorrebbe un maschio, che arriverà dopo due femmine mal sopportate) e la tradisce con la sua migliore amica. L'aveva portata lei in casa e da quel momento sarà lui a imporla nel menage.

Sempre identica a se stessa (colpa di trucco e parrucco), Lady Georgina attraversa molti anni della storia, matura fino ad appassionarsi di politica e capire come funzionano certe dinamiche familiari dell'alta società. Vorrebbe restituire al marito “pan per focaccia” andandosene con l'amante (Dominic Cooper), un giovane liberale che arriverà a diventare primo Ministro. Ma in quanto donna, seppure emancipata e influente, dovrà fare lei le rinunce più dolorose. Stilisticamente piuttosto consueto (ma pure gli strappi all’etichetta di Georgina a chi fanno specie?), anche per questo film il presidente Ferrari Montezemolo direbbe che “il lusso non soffre”. Tradotto sullo schermo: date al pubblico un buco della serratura da cui spiare per rassicurarsi che “anche i ricchi piangono” e ne farete la felicità. Certo La Duchessa sembra una curata fiction piuttosto che un magnifico affresco come la Elizabeth/Cate Blachett di Shekhar Kapur o il tentativo ardito, lounge ed estatico della MarieAntoinette di Sofia Coppola.

Pasquale Colizzi

© Sipario 2011