La messa in scena di un testo consolidato può, a volte, far scoprire
la possibilità di letture impreviste, far emergere vene sotterranee. È quanto
ha fatto la Piccola Compagnia della Magnolia, con un allestimento che
esalta quel registro grottesco, certo implicito nella scrittura di Lorca,
ma specialmente connaturato alla cultura spagnola, da Goya fino a Buñuel.
Il grottesco diviene così il colore dominante di questo dramma
estremo e quasi profetico (nel quale è forse anche leggibile una
metafora delle atrocità della guerra civile), l’ultimo scritto
dal poeta prima di andare incontro ad una morte crudele.
È interessante notare come Lorca, proprio perché diverso, e forse
per questo libero dagli stereotipi imperanti del maschile e del femminile, sia
capace di restituirci con impressionante efficacia di tratto un universo abitato
da sole donne, dove il maschio è una presenza esterna, ma incombente ed
ossessiva. Per esaltare le feroci dinamiche che governano il mostruoso microcosmo
familiare di Bernarda Alba, il regista Diaz-Florian, un peruviano trapiantato
in Francia, ma visibilmente intriso di cultura ispanica, dopo aver trasformato
quelle donne in nane deformi (obbligando le attrici a camminare faticosamente
sulle ginocchia), compone e scompone una serie continua di tableau vivent, con
evidente riferimento alle iconografie di Velasquez e di Goya, sia nei costumi
e nelle acconciature, sia nella scenografia, costituita da tre candelieri di
ferro e da una grata di legno, trasparente allusione ad una clausura monastica.
La recitazione, che pur lascia emergere a tratti i lacerti di quel lirismo surrealista
che permea la scrittura di Lorca, è connotata da una cifra espressionistica,
ribadita dal trucco bianco dei visi, quasi maschere, a volte segnati da una scostante
rete di rughe nere, che esasperano qualsiasi suggestione realistica. All’interno
di una impostazione registica che sembra anch’essa sgorgare dagli inquietanti
neri e ocre della pittura spagnola, la serva Poncia, interpretata dalla bravissima
Giorgia Cerruti, svolge il ruolo di personaggio coro, mentre le cinque figlie,
deformi pulcini con impennate di passione repressa e di ferocia, si muovono,
ad un tempo sottomesse e riottose, sotto le ali (e il bastone) di Bernarda Alba,
resa con autorevolezza da Luisa Accornero. Ma lo spettacolo funziona soprattutto
grazie l’affiatamento dell’insieme, di una compagna giovane ma già agguerrita,
che varrà la pena di tenere d’occhio.
Claudio Facchinelli