Isabella Rossellini
fra sesso e yankee
Canada: terra di cinematografari un po' pazzi.
Dall'adottato Norman McLaren all'autoctono David Cronenberg.
Da lì proviene
anche lo sperimentatore Guy Maddin che con La canzone più triste
del mondo ha realizzato uno dei film più bizzarri,
e meno tristi, del decennio. La pellicola è del 2003
e racconta una storia ambientata nel Canada del 1933: a Winnipeg
(città natale del regista) una signora con parrucca
bionda e gambe mozze (Isabella Rossellini in versione creatura
lynchiana) decide di organizzare una rassegna musicale internazionale
per decidere, appunto, "la canzone più triste
del mondo". Arrivano concorrenti da Stati Uniti, Messico,
Serbia, India, Italia, Polonia e anche il continente africano.
Tra una suonata sofferente e l'altra assisteremo ad intrighi
economici e sentimentali, storie di sesso e strategie imperialiste
da parte dei soliti yankee con manie di onnipotenza. Bianco
e nero, colori, 16 millimetri, 35 e super 8. Dialoghi moderni,
pose da cinema muto e numeri musicali degni di Busby Berkeley.
Il film di Maddin è un gustoso frullato di passato
e presente con una bellissima e sensuale Isabella Rossellini.
Dopo il Dr. Plonk di De Heer ecco un altro regista senza
limiti che gioca con il cinema del passato. Niente male.
Francesco Alò