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Bussola
d'oro (La)
di
Chris Weitz
con Dakota Blue Richards, Nicole Kidman, Daniel Craig
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Il Manifesto, 4 gennaio 2008
Tremate, tremate, le streghe son tornate. E anche la «polvere di stelle» che tanto teme il bigotto
E se ci fosse un pizzico di Miyazaki in più nelle saghe epiche di scuola angloamericana? Ecco fatto. Animali che parlano e che sono i nostri angeli custodi come Totoro; un futuro nostalgico descritto come una antidiluviana ricognizione nell'archelogia industriale; molte mirabolanti fantasmagorie neo-dadà (orsi che combattono con corazze, streghe pugilatrici...); una bimba protagonista, Lyra Belacqua (la grintosa Dakota Blue Richards, già adornata di nomination) tanto per rispondere, con una Kiki, ai mr. Potter.
Infine qualcosa di «non occidentale ma altrettanto spirituale», e anticonformista davvero, non come la trilogia degli Anelli di Peter Jackson, o peggio Narnia, che ci faccia fuori uscire dal narcotico della gabbia narrativa ossessivamente a climax, a-b-c-d (come avvento, passione, morte, resurrezione) e del divismo blonde (anzi qui sono proprio gli zingari, ovvero i giziani, gli eroi mobili, nomadi, felici e stanziali, alla faccia di Veltroni). Il tutto senza aggredire direttamente, sfacciatamente la macchina cattolica del Dogma (non si può per motivi di strategia di marketing) ma, tra le righe, eseguendo alla perfezione la partitura libertaria e antipapista di His Dark Materials (1995) di Philip Pullman (la trilogia letteraria di partenza sia del film, sia della versione teatrale che tanto piacque a Daniel Craig, che nel film è il libero pensatore e scienziato Lord Asriel, e dei probabili sequel).
New Line (stesso gruppo degli Anelli) produce, il regista Chris Weisz (About a boy) al copione di Stoppard preferisce quello di Philip Pullman, poi rinuncia, poi riprende il posto scalzando il sostituto, Anand Tucker, missando senza esibizionismi una qualità visuale superba con un'orchestrazione digitale moderata, senza ricopiare i modelli grafico-dinamici preferiti, Barry Lyndon e Star Wars. Weisz guida bene La bussola d'oro, in realtà The Golden Compass, in realtà Northern Lights (questo il titolo originale del libro in Gb), tra magia e filosofia, creando un mondo mutante, indocile al fondamentalismo registico, personaggi più malvagi del solito, ponendo spunti di riflessione più complicateper il minimo comun denominatore statistico del pubblico. Hollywood avrà riletto il capitoli sulla «popolarità» di Brecht. L'entità cattiva è il Magisterium, e se nei libri è evidentemente il Papato, qui lo è più sottilmente (il capo ha la chioma bianca di papa Ratzy sfoggia ori e anelli, sullo sfondo son cento le croci e ancor più i feroci pastori tedeschi.Ma come ogni buon film d'avventura conta il lato educativo, non lo sberleffo. Come farà l'orfana dodicenne Lyra a svincolarsi dal mondo vittoriano? Con la curiosità, la cultura, le amicizie cockny e scandalizzando Oxford, sotto la guida, calda ma distaccato, dello zio, Lord Asriel, che le affida un meccanismo sciamanico, l'Alethiometro, che solo sei può usare, e che stabilisce la verità. Il Magisterium controlla la verità e odia il libero pensiero. Sarà guerra totale quando Roger (Ben Walker) l'amico di Lyra, scompare, vittima dei feroci Ingoiatori e la ragazza lo va a salvare facendosi aiutare dall'«affascinante» ma misteriosa Mrs. Coulter (Nicole Kidman), da un pilota west, Lee Scoresby (Sam Elliott), dall'orso Iorek, dalla strega Serafina (Eva Green) e dalla misteriosa, inebriante, proibitissima polvere di stelle.
Roberto Silvestri
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L'Unità, 14 dicembre 2007
Perdersi la bussola
Se già al primo capitolo serpeggia un po' di noia e insofferenza,
pensate al seguito della trilogia ispirata alla fortunata saga fantasy
dello scrittore Philip Pullman "Queste oscure materie". La
bussola d'oro , adattamento per il cinema scritto e diretto da Chris
Weitz (About a Boy) scorre via lasciando dietro di se qualche perplessità.
A parte la profusione di effetti speciali. Forse perché, mancando
gli assunti principali del racconto – non sono spiegati a dovere
i caratteri dei personaggi e le sfide da affrontare – ai titoli
di coda si arriva sostanzialmente freddi e con le idee poco chiare. Come
glaciali sono i luoghi della storia. L'idea più divertente sono
i "daimon", animaletti parlanti che ciascuno ha al proprio
fianco, collegati con le proprie sensazioni e che agiscono come una coscienza.
Quelli dei bambini sono anche cangianti, visto la volubilità del
loro carattere. Lyra Belacqua (Dakota Blue Richards), orfana 12enne che
vive in un college prestigioso, si ritrova in mano l'ultima Bussola d'oro,
strumento che svela le cose nascoste. Le servirà per salvare il
suo amico, rapito insieme ad altri bambini da una organizzazione che
vuole "recidere" il loro legame con i daimon. Si farà aiutare
da una tribù di gyziani, da un orso bianco gigante e dalla strega
Serafina Pekkala (Eva Green) in mezzo a paesaggi polari.
Nicole Kidman e Daniel Craig? La prima è una sensualissima esploratrice
dalla parte dei cattivi che vuole rubare alla bambina la sua Bussola.
Il secondo è lo zio di Lyra, partito al circolo polare per studiare
una misteriosa "polvere". Il potere è rappresentato
dal Magisterium, una sorta di governo globale che controlla la gente.
Un fantasy natalizio che ha già fatto buoni incassi in Usa ed
Europa nato però sotto una cattiva stella. Perché Weitz,
alle prese con una lavorazione così tecnologica, a metà del
progetto ha dovuto chiedere aiuto ad Arnand Tucker, che poi ha abbandonato
a causa di dissidi artistici. Negli Usa si è anche innescata una
polemica per il boicottaggio lanciato da gruppi integralisti cattolici
che hanno subdorato contenuti anticlericali nella storia. Poco male:
la faccenda è servita a fare pubblicità a entrambi i contendenti.
Quanto alla sostanza, questo colossal da 150 milioni di dollari sembra
essere rimasto vittima del suo gigantismo: tanto si è puntato
a paesaggi mozzafiato e agli effetti, alla cura della confezione, da
aver trascurato la parte più importante: rendere intellegibile
il plot. Non solo per un pubblico di bambini.
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 14 dicembre 2007
La pellicola con la Kidman: svolta nel cinema
Una fiaba rivoluzionaria
Vedendo La bussola d' oro ho avuto una sensazione
che si prova di rado, quella di assistere a un rito di passaggio. Non
intendo con ciò enfatizzare
l' importanza di un film che va apprezzato nei limiti di un' impeccabile
macchina da spettacolo; e del resto la novità che vi ho percepito
vanta numerosi precedenti e si affermerà pienamente solo in
futuro. Tuttavia la mia impressione è che stiamo passando dalla
preistoria alla storia del film-favola. Non parlo ovviamente dell'
animazione, dove la favolistica regna sovrana dai tempi di Méliès;
parlo dei film con attori in carne e ossa. Nel tentativo di ricostruire
cronologia e vicende di questo sottogenere, ho rilevato che i testi
canonici se ne occupano poco. Nell' Enciclopedia dello Spettacolo la
voce «favola» non c' è; e non c' è nemmeno
nelle più recente Enciclopedia del cinema della Treccani, dove
il buco risulta riempito da 8 pagine di illustrazioni che vanno dal
Sogno di una notte di mezza estate (1935) di Reinhardt-Dieterle a Harry
Potter e la pietra filosofale (2001), senza trascurare La bella e la
bestia (1946) di Cocteau, la trilogia di Guerre Stellari e Pinocchio
(2002) di Benigni. Tali esempi non aspirano a completezza perché i
tentativi di sconfinamento dal realismo sono stati più numerosi,
magari vagheggiando progetti irrealizzati come quello delle Fiabe italiane
di Calvino annunciato da Fellini. Sul tramonto del neorealismo proprio
l' autore di La strada fu accusato di deviazionismo fiabesco; e prima
ancora avevano suscitato deplorazioni a sinistra i barboni-clowns di
De Sica in Miracolo a Milano. La vera preoccupazione dei registi non
era comunque l' idiosincrasia della critica, ma il legittimo dubbio
che il cinema ancorato alla realtà fotografica potesse acquistare
la leggerezza per tenere il passo con la fantasia. Ed ecco che cavalcando
gli effetti, dopo molti tentativi solo in parte riusciti, La bussola
d' oro è finalmente una vera favola cinematografica. Il film
deriva dal primo volume della trilogia Queste oscure materie, di cui
gli altri due sono La lama sottile e Il cannocchiale d' ambra, tutti
stampati da Salani. Li ha scritti, a partire dal 1995, il pluripremiato
Philip Pullman. La vicenda rispecchiata nel film, con condensazioni
e omissis deplorati dai «fans» del ciclo narrativo, introduce
l' undicenne Lyra (sorprendente incarnazione dell' inedita Dakota Blue
Richards), orfanella allevata in un college di Oxford e decisa a scoprire
la vera natura della polvere dorata che cade sugli uomini delle nevi
eterne. I bigotti dell' onnipotente consesso chiamato Magisterium predicano
che la polvere è il Male e intendono contrastarne l' influsso
facendo rapire i bambini trasferendoli in una clinica-prigione al Polo
Nord dove vengono separati dai «daimon», animali dall'
aspetto mutante che incarnano l' anima di ciascuno. Nella lotta di
liberazione contro questa nuova strage degli innocenti, Lyra è soccorsa
da una banda di gitani, da una specie di Buffalo Bill in pallone aerostatico,
da un gigantesco orso e da una strega seducente. Tra un' avventura
e l' altra, la protagonista avendo ritrovato madre e padre è sempre
più decisa a non mollare. Il finale sembra prevedere altri due
film, per realizzare i quali la produzione aspetta i risultati del
primo. Affidata a Chris Weitz la confezione è della migliore
qualità britannica e gli interpreti, inclusi quelli che nell'
originale si limitano a dar voce agli animali, sono tutte stars, con
una Nicole Kidman bella e cattiva e un Daniel Craig carismatico e buono.
Ma la novità mi pare che consista proprio nel fatto che gli
effetti speciali sono ormai effetti normali; e costituiscono quella
chiave in più che il cinema si è faticosamente fabbricato
per farci entrare nel regno delle favole.
Tullio Kezich
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La Repubblica, 14 dicembre 2007
La cattiva Nicole rapisce bambini
"La bussola d'oro", trionfo fantasy
C'è il bambino predestinato, come Harry Potter. L'oggetto simbolico,
come l'anello della saga omonima: una bussola rivelatrice della verità ma
solo a chi sa leggerla. La costituzione di una squadra, eterogenea e
sgangherata ma irriducibile. Il viaggio iniziatico, il Male che incombe,
la prova finale. Il bagaglio di tutte le avventure fantasy. E anche nel
film tratto da Philip Pullman ricorre l'ambientazione in un mondo sospeso
tra regressione al passato remoto e prefigurazione di un futuro disumanizzato.
Precipitato in un buio che ne minaccia la sopravvivenza, alla quale provvederà un
manipolo di eroi.
In quest'avventura, dove umani e animali parlanti convivono pacificamente
o si combattono a seconda del posto che occupano nei due schieramenti
dei buoni (pochi) e dei cattivi (tanti), l'anima di ciascun umano è incarnata
da un animale: il daimon assume diverse sembianze animali assecondando
la fantasia del suo portatore. Nessuno può vivere senza. Ma si
può essere privati del daimon, ed è ciò che fa la
perfida Miss Coulter ai danni dei bambini che rapisce e deporta nel desolato
Nord, per spersonalizzarli e dominarli. Vestita e truccata da regina
cattiva Nicole Kidman è un po' ridicola.
Paolo D'Agostini
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Il Giornale, 14 dicembre 2007
La scienziata sadica Nicole Kidman annaspa in uno strampalato fantasy
A Natale bisognerebbe star tranquilli, non andarsi a cercare gli incubi
affastellati da Chris Weitz, nel polpettone epico, ispirato dall'omonimo
libro di Philip Pullman, all'inseguimento del successo di Harry Potter
, con corteo di streghe, maghi e religiosi pazzi. E peccato per un cast
di stelle, che brillano poco, tratteggiando le vicende del Jordan College,
in quel di Oxford. Dove Lyra (la scafata deb Dakota Blue Richards, che
pare Giuliana De Sio) è destinata a possedere la bussola d'oro,
mistico strumento voluto anche da Miss Coulter, l'algida Nicole Kidman,
assatanata scienziata sadica nei confronti dei bambini. C'è di
mezzo il Magisterium, poi, ovvero il Vaticano, che pretende di controllare
l'umanità. E meno male che Lord Asriel (un immoto Daniel Craig)
va al Circolo Artico, per indagare su una misteriosa polvere, mentre
la strega Serafina (Eva Green) e un aviatore texano (Sam Elliott) si
alleano con Lyra, accompagnata dal suo daimon , come tutti, del resto,
in questo prodotto d'un cupore angosciante.
Per dire: il doppio della Kidman è una scimmia d'oro (che lei
schiaffeggia), mentre quello d'un prete cattivo è una iena e via
duplicando uomini e bestie, in banale zoomorfia da effetto speciale.
Dietro le quinte, la squadra creativa s'industria a suggestionare i piccoli
con orsi corazzati e leopardi delle nevi, mentre un'aurora boreale asfittica
scurisce il fantasy, che nasconde una prepotente ambizione: insegnare
agli juniores il culto per la Scienza e il disprezzo per la Fede. Pullman è un
ateo dichiarato e seguire le sue elucubrazioni, intanto che inermi cuccioli
d'uomo vengono fatti fuori in un lager del nord, stucca.
Cinzia Romani
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Il Messaggero, 14 dicembre 2007
"La bussola d'oro",
fantasy controcorrente
Dopo tanti fantasy vecchi e nuovi ma sempre per
bambini, eccone uno capace di incantare anche gli adulti grazie alla
finezza del tratto, alla complessità dei
riferimenti e al tratto apertamente anti-oscurantista, assai controcorrente
in queste storie di magia che spesso celano "messaggi" più o
meno evangelici (vedi Tolkien e soprattutto il C.S. Lewis delle Cronache
di Narnia).
Nel mondo laico e parallelo escogitato dall'inglese Philip Pullman (la
sua trilogia Queste oscure materie è tradotta da Salani), ogni
essere umano porta sempre con sé la propria anima, o daìmon,
sotto forma animale. Per gli adulti può essere un leopardo, un
gufo, una scimmia, un serpente, a seconda del carattere e della natura
profonda dell'individuo.
Più miti e soprattutto mutevoli i daìmon dei bambini, non
ancora completamente formati, dunque aperti alle più diverse possibilità.
Proprio in una lotta fra bambini e adulti (certi adulti) consiste questa
prima, appassionante puntata delle avventure di Lyra Belacqua (l'intonatissima
Dakota Blue Richards), una 12enne destinata a grandi imprese che si trova
ad affrontare nientemeno che la perfida Mrs. Coulter (la botulinizzata
Nicole Kidman), emissaria del "Magisterium", una sorta di tribunale
dell'Inquisizione (o stalinista se preferite) che perseguita gli "eretici",
ovvero gli scienziati e chiunque voglia conoscere la verità senza
piegarsi ai dettami del Potere. Al punto che il Magisterium non esita,
somma crudeltà, a rapire segretamente i bambini per separarli
dai loro daìmon (alcune scene con gli animali possono impressionare
i più piccoli).
Ma questo è solo l'inizio: nel mondo della Bussola d'oro, sullo
schermo una Londra sovietico-vittoriana realizzata con cura ammirevole,
ci sono molti altri prodigi. Ci sono sciami di streghe che oscurano il
cielo (la più bella, Eva Green, risponde al bellissimo nome di
Serafina Pekkala), una popolazione nomade perseguitata perché vive
secondo regole proprie (si chiamano Gyziani, e se vi vengono in mente
i Gitani siete sulla buona strada, anche se Pullman ribalta con intelligenza
la loro immagine). Ci sono cacciatori del Nord e guerrieri tartari. E
una stirpe di orsi combattenti dai nomi vichinghi che si fabbricano da
sé le proprie corazze, come lontani cugini dello zoppo Vulcano
(e il più nobile di loro, un re orso detronizzato con l'inganno, è una
specie di esule azzoppato nell'anima).
Insomma una ridda di riferimenti insieme culturali e spettacolari in
cui entrano anche un cowboy-aeronauta con cappello e baffoni, dirigibili
da combattimento, cruente lotte fra orsi. E un piccolo, caldo mondo di
bambini in lotta contro gli intrighi e le bassezze degli adulti, che
fa della Bussola d'oro un film davvero insolito in un mondo sazio di
Harry Potter e derivati, e di incantesimi sempre più vuoti e a
buon mercato.
Fabio Ferzetti
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La Stampa, 14 dicembre 2007
Kidman strega tutta d'oro
Bella storia di Philip Pullman tra orsi volanti e profezie
La bussola
d'oro, bella storia scritta da Philip Pullman (Salani editore) non
indica il Nord, mostra la Verità, il passato, il futuro, il
presente: ne esiste una soltanto. L'anima non è interiore e invisibile: è un
animale parlante (gatto, uccello, scoiattolo, cane) che cammina a fianco
dei personaggi, discute con loro, e se appartiene a un bambino muta continuamente
prima di stabilizzarsi in una forma definitiva. La chiamano daimon, dèmone.
Coraggio, pensiero libero, disobbedienza sono le virtù preziose
che il film insegna.
Un luogo bello e innominato è sottoposto all'imperio di una sorta
di Inquisizione, un Magisterium che rapisce i bambini: lavora per privare
le nuove generazioni della loro anima, così da renderle ubbidienti.
In quel luogo vive una bambina di dodici anni (Dakota Blue Richards)
franca, ardita, generosa, curiosa del mondo, nipote di un Lord scienziato
ed esploratore che viaggia nel Circolo Artico alla ricerca d'un elemento
mistico detto Polvere. Sono queste le basi di un grande viaggio, in aerostato
e terrestre, all'estremo Nord, fra nevi, alte montagne, crepacci gelati,
giganteschi orsi bianchi guerrieri rivestiti di corazze, mosche-spia,
api metalliche sonnifere, alleati Gyziani simili ai gitani. I tentativi
di portar via alla bambina la bussola d'oro che è la sola a possedere
sono continui: anche da parte della sua accompagnatrice, Nicole Kidman,
capo-strega di dolce aspetto che arriva a fingersi sua madre. La storia
termina annunciando senza trucchi una prossima puntata.
La bussola d'oro, fantasioso e inventivo, capace di dare grandi sensazioni
di meraviglia, somiglia un po' nello stile e nel gusto fiabesco a «La
storia infinita» di Petersen. I valori produttivi sono impeccabili,
il messaggio didattico del tutto condivisibile, non c'è ombra
di melensaggine. Peccato che il film riveli come Nicole Kidman invecchi
male: i recenti interventi hanno trasformato la sua faccia graziosa e
sensibile in quella di un'immobile pupazza. Il corpo resta bellissimo,
nei costumi eleganti e stravaganti di Ruth Myers.
Lietta Tornabuoni
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