Operazione scenica riuscitissima quella inventata da David Riondino, artista poliedrico (ha fatto film, televisione, teatro, il comico, il cantante e il cantautore) che con “La Buona Novella”, traduzione teatrale dell’omonimo disco del 1970, ha portato in tutta Italia la poesia senza tempo di Fabrizio De André, ottenendo due importanti risultati: ha trasformato l’evento spettacolare in una festa di paese dal sapore antico e innovativo insieme, decidendo di coinvolgere nell’esecuzione dell’album una banda e una corale dei luoghi ospitanti; ha fatto conoscere a migliaia di persone uno dei capolavori del grande cantautore genovese, “La Buona Novella”, concept album dedicato alla vicenda di Gesù Cristo, così come traspare dai vangeli apocrifi (cioè quelli non riconosciuti come canonici dalla Chiesa).
Domenica 22 novembre il carrozzone di Riondino ha fatto tappa a Prato: sul palcoscenico del Teatro Metastasio, accanto all’artista toscano, la cantante Chiara Riondino, il quintetto degli Illuminati di Città di Castello capitanati dal Maestro Fabio Battistelli (che ha curato la direzione musicale dello spettacolo) e, per l’occasione, la banda dell’Associazione Filarmonica Otello Benelli e il coro della Società Corale Guido Monaco.
I musicisti hanno raccontato la buona Novella che ha cambiato la storia dell’umanità attraverso lo sguardo poetico, acuto e profondo del cantautore genovese: quest'ultimo ha posato l’attenzione su alcuni aspetti e personaggi della vicenda di Cristo non approfonditi dalla dottrina ufficiale, come l’infanzia di Maria, assegnata giovanissima al vecchio Giuseppe, già padre di altri figli; la straordinaria figura del falegname che realizza le croci sulle quali saranno inchiodati Gesù e i due ladroni; il punto di vista straziante delle madri di questi ultimi. Il capolavoro di De André socchiude anche una memorabile favola-poesia sulla visitazione dell’angelo a Maria, e una pungente riflessione sui dieci comandamenti elaborata dal ladrone Tito.
David Riondino insieme a Chiara e ai numerosi musicisti hanno saputo restituire in modo impeccabile il magnetismo e la poesia quasi ipnotica dell’album di De André, costruendo uno spettacolo che ha saputo emozionare.
Alessia Fermi