Nureyev rivive alla Scala con Svetlana
È Svetlana Zakharova, la star più contesa del momento
- la si era appena vista col Bolscioi ne La Fille
du Pharaon - che risplende
ed è il perno di La Bella addormentata nel
bosco riapparsa alla
Scala. Balletto che continua a godere di grande popolarità, punto
d'arrivo assoluto nella graduatoria dei balletti ciaikovskiani, e però fra
i più ardui da eseguire. E tanto più in questa versione
di Rudolph Nureyev che continua a essere la più favorita.
Una versione, in verità, che oggi anch'essa comincia a risultare
un po' «fané», concepita secondo il grande gusto inglese
degli anni 60 e tenendo presente la lezione del Kirov. Un balletto molto
curato nei dettagli e però giustamente alleggerito nel «divertissement» da
inutili folclorismi, dove il ruolo del principe acquista maggiore rilevanza.
Un balletto di segno fastoso che tende al kolossal tra un barocco alla
Versailles e un Settecento galante alla Watteau, tutto uno sfolgorio
di luci, stucchi e gioielli, un palazzo degli incanti e un labirinto
di Armida (anche se unica è la scena per i tre lunghi atti) dove
tutto accade come se si volesse tornare indietro nel tempo, nella reggia
dello Zar quando il lavoro (1890) fu concepito dal grande Petipa.
Tutto infatti ha un piglio imperiale, nella ricchezza policroma delle
stoffe e del tulle (costumi di Vera Squarciapino, è sua pure la
scenografia) anche nel risentire il cattivo gusto senza per altro caderci
proprio dentro come la coreografia di Nureyev con tutti i suoi preziosismi,
le sue complicazioni, le sue sfide estreme all'accademia. Dove ognuno,
corpo di ballo compreso, si deve impegnare a fondo. Un cammino insomma
difficile anche per la bella squadra scaligera non tutta proprio all'altezza
del compito. Ma a salvare la serata e a renderla naturalmente bella è la
Zakharova, pure se per lei la prova è ardua e in qualche momento
ci si accorge. Come nel gran «pas de deux», finale danzato
con il biondo, sicuro e ineccepibile Denis Matvienko. Perfetta tuttavia
nel famoso «Adagio della rosa» dove eccelle per tecnica superlativa. È trionfo
per i due protagonisti. Successo per tutti. Al podio il maestro David
Coleman.
Domenico Rigotti