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Jumper
Jumper
di Doug Liman
con Hayden Christensen, Jamie Bell,Diane Lane, Samuel L. Jackson
 
Il Messaggero, 29 febbraio 2008

Un ragazzotto in aereo. Con la pura di volare. Gli fa coraggio una hostess e lui, arrivato a destinazione, sembra dimenticare un suo diario. La hostess lo legge, è una appassionata dichiarazione d'amore. Poco dopo apprendiamo che il ragazzotto, di nome Angelo, conosce da tempo la hostess, che si chiama Martina, ed anzi le è legato da una tormentatissima vicenda amorosa in cui, di continuo, si alternano alti e bassi, rotture, riconciliazioni. Aggravati da una difficile situazione familiare di lei, un secondo marito della madre causa di numerosi contrasti, e non certo facilitati, in lui, dalla costante presenza, al suo fianco, di un padre che si ostina a dargli sempre consigli su tutto, il più delle volte facendolo sbagliare. Altra (piccola) rivelazione. Quel padre non è un personaggio reale. Angelo se lo vede sempre dattorno, anche se è morto, perché è ossessionato non solo dal suo ricordo, ma, appunto, dai tanti stravaganti consigli che continuava a dargli in vita e che adesso sono quasi diventati una sua seconda natura (o la sua contraddittoria coscienza). Si va avanti così. Con i reiterati scontri amorosi fra Angelo e Martina, con i problemi coniugali della madre di lei (il marito scopriamo presto che ha un'amante giovane), con quelle interferenze in ogni sua decisione. Con risultati il più delle volte disastrosi. Anche nel finale. Che volutamente no conclude. Ci ha imbastito questo gioco Stefano Chiantini, che non si era fatto molto apprezzare con i suoi primi film ("Forse sì...forse no", "Una piccola storia"). Anche qui lascia incerti. La trovata migliore è quel personaggio di padre che però solo alla lunga risulta immaginato. È spesso al centro di situazioni buffe (soprattutto se lo si accoglie come un fantasma), fa sorridere, tocca, in qualche momento, dei climi spinti verso il grottesco. Il resto, invece, specie tra le pieghe poco ordinate della storia d'amore in più momenti confuso, fitto di passaggi scarsamente collegati fra loro, tra un via vai di personaggi non di rado gratuiti. Gli interpreti principali, comunque, si fanno seguire: Giovanna Mezzogiorno, nelle instabilità di Martina, Alessandro Tiberi, nelle disavventure non solo amorose di Angelo, Rocco Papaleo, un "fantasma" reale dai colori vivacissimi.

Gian Luigi Rondi

Saltare nel Globo, che noia

Ci sono persone in grado saltare letteralmente da un punto all'altro del globo. Si chiamano "jumper". Scoperto di essere uno di loro, David (Hayden Christensen) si trova coinvolto in una guerra senza quartiere contro i "paladini", dei simil-poliziotti capitanati da un incanutito Samuel L. Jackson che accusano i jumper di fare "quello che solo Dio può fare". Ecco perchè li vogliono fare fuori tutti senza pietà con dei grossi coltelli. Affidato forse per salvarlo a un regista di blockbuster fracassoni ma di classe come Bourne Identity e Mr. e Mrs. Smith, un soggetto già demenziale diventa una vera arma letale grazie all'uomo per colpa del quale è impossibile rivalutare gli ultimi Guerre stellari: Hayden Christensen, che qui viaggia dalla fantascienza moderna alla Matrix al dramma familiare sempre con la stessa espressione supponente. Fiasco commerciale quasi senza precedenti. E dire che doveva nascere una saga. Hayden Christensen ha colpito ancora.

Francesco Alò

© Sipario 2011