Greco, il canto della rosa delle tenebre
Trionfo a Benevento
Il suo canto libero ed esistenzialista assomiglia sempre più ad una forma estrema di recitar cantando. La «jolie môme» di Saint Germain de Pres ha 81 anni compiuti, il solito abito nero, i soliti capelli a caschetto, il solito volto cereo, i soliti occhi vivaci, il solito leggendario repertorio, il solito trionfo. Con lei al Teatro Comunale «Città spettacolo» offre l'emozionante riassunto di una delle più intense stagioni musical-culturali del '900. Lei, la sacerdotessa profana della rivolta esistenzialista, la femme fatale amata da Miles Davis, è al centro del cono di luce, ma al pianoforte siede Gérard Jouannest, che in partenza era il pianista di Jacques Brel, poi divenne il suo compositore di riferimento, quindi il marito della chanteuse in nero: «Me lo presentò Piccoli quando stavo con lui», ricorda Juliette. Era il 1968. Schegge di storia, profumi di rivolta, echi della Francia che seppe resistere ai nazisti e al regime di Vichy, canzoni che non volevano parlare solo d'amore e quando lo facevano sapevano farsi poesia nuda, parlare al cuore come al sesso: la Greco è lo scricciolo che non si piega e resiste resiste resiste. Chiamarla supernonna sarebbe blasfemo, lei che non rimpiange niente, lei che nelle cave dove si incontrava con Sartre, Prévert, Simone de Bouvoir e Boris Vian ha imparato che «la nostalgia è una trappola», che «il futuro è l'unico tempo da vivere». Anche se meno carezzevole d'un tempo, la voce della «rosa delle tenebre» accompagna parola per parola con una dizione suprema, sottolineata dalle mani che porgono e coccolano i versi, fanno l'amore con quelle melodie meno sollecitate di un tempo, quasi non possano più curare le ferite del tempo. Il piano di Jouannest trova un languido riscontro nell'accordeon di Dominique Lucetti, insieme tessono la tela che il canto di Juliette ama disfare, cercando un approccio obliquo a capolavori come «Bruxelles» (Brel-Jouannest), «Avec le temps» (Ferré), «Accordéon» (Gainsbourg), «La javanaise» (Gainsbourg), «La rose et le réséda» (Aragon messo in musica da Lavilliers), «Déshabillez-moi» (Nyel), «Mathilda» (Brel-Jouannest), «La chanson de vieux amants» (Brel-Jouannest), l'ineffabile dialogo con la morte di «J'arrive» (Brel-Jouannest), la metacanzone di «La chanson de Prevért» (Gainsbourg), il bis finale e imperdibile di «Ne me quitte pas» (Brel). Il solito trionfo, appunto.
Federico Vacalepre