Bambino prodigio e forse assassino
C'è un nuovo cattivo
in città: il bambino. Proprio
così. Sarà l'ingegneria genetica, saranno le
famiglie allargate o le scuole disastrate, ma i pargoli sono
la nuova frontiera dell'ansia. Mancavano solo i mini-killer.
Fatto. Ed ecco il pettinatissimo Joshua (Jacob Kogan), che
a 9 anni suona Brahms e Bartok, si diletta di storia egizia,
parla come un laureato di Yale, ma ha anche gesti sconcertanti.
Possibile che un piccolo newyorkese ricco come lui, cresciuto
nell'Upper East Side in una casa con vista sul Dakota Building
(l'edificio di Rosemary's Baby, per capirci...), sia così patologicamente
geloso della sorellina? O è per "proteggere" la
madre, stressata dai pianti notturni della neonata, e quel
padre bamboccione tutto rock in cuffia e Wall Street, che Joshua
mente, inganna, manipola, forse uccide? In uno dei tanti assurdi
o insinuanti horror estivi, il dubbio genererebbe poca angoscia
ma molta macelleria. In un film con tutti i crismi della confezione
hollywoodiana foto smaltata, cast di rispetto (i genitori sono
Sam Rockwell e la Vera Farmiga di The Departed), regia sicura
del texano George Ratliff invece, mette i brividi. Avido di
certezze, il pubblico Usa non ha fatto la fila per vederlo.
Buon segno. È il mix lusso-angoscia, privilegio e paura,
a mettere davvero a disagio. Ratliff ha solo messo il dito
nella piaga.
Fabio Ferzetti