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Jimmy della collina
Jimmy della Collinadi Enrico Pau
con Nicola Adamo, Valentina Carnelutti
 
La Repubblica, 25 aprile 2008

Un ragazzotto in aereo. Con la pura di volare. Gli fa coraggio una hostess e lui, arrivato a destinazione, sembra dimenticare un suo diario. La hostess lo legge, è una appassionata dichiarazione d'amore. Poco dopo apprendiamo che il ragazzotto, di nome Angelo, conosce da tempo la hostess, che si chiama Martina, ed anzi le è legato da una tormentatissima vicenda amorosa in cui, di continuo, si alternano alti e bassi, rotture, riconciliazioni. Aggravati da una difficile situazione familiare di lei, un secondo marito della madre causa di numerosi contrasti, e non certo facilitati, in lui, dalla costante presenza, al suo fianco, di un padre che si ostina a dargli sempre consigli su tutto, il più delle volte facendolo sbagliare. Altra (piccola) rivelazione. Quel padre non è un personaggio reale. Angelo se lo vede sempre dattorno, anche se è morto, perché è ossessionato non solo dal suo ricordo, ma, appunto, dai tanti stravaganti consigli che continuava a dargli in vita e che adesso sono quasi diventati una sua seconda natura (o la sua contraddittoria coscienza). Si va avanti così. Con i reiterati scontri amorosi fra Angelo e Martina, con i problemi coniugali della madre di lei (il marito scopriamo presto che ha un'amante giovane), con quelle interferenze in ogni sua decisione. Con risultati il più delle volte disastrosi. Anche nel finale. Che volutamente no conclude. Ci ha imbastito questo gioco Stefano Chiantini, che non si era fatto molto apprezzare con i suoi primi film ("Forse sì...forse no", "Una piccola storia"). Anche qui lascia incerti. La trovata migliore è quel personaggio di padre che però solo alla lunga risulta immaginato. È spesso al centro di situazioni buffe (soprattutto se lo si accoglie come un fantasma), fa sorridere, tocca, in qualche momento, dei climi spinti verso il grottesco. Il resto, invece, specie tra le pieghe poco ordinate della storia d'amore in più momenti confuso, fitto di passaggi scarsamente collegati fra loro, tra un via vai di personaggi non di rado gratuiti. Gli interpreti principali, comunque, si fanno seguire: Giovanna Mezzogiorno, nelle instabilità di Martina, Alessandro Tiberi, nelle disavventure non solo amorose di Angelo, Rocco Papaleo, un "fantasma" reale dai colori vivacissimi.

Gian Luigi Rondi

"Jimmy della collina" dura la via del riscatto

Fa piacere segnalare Jimmy della collina del sardo Enrico Pau, un bel film che fatica a rendersi visibile. Jimmy è di famiglia operaia e, non ancora diciottenne, è già un delinquente. Per ribellione, indifferenza, rifiuto, assenza di opportunità e prospettive, mancanza di fiducia nella vita, negli altri, in se stesso. Ragioni che non sa esprimere se non nel mutismo e nell'ostilità.

Beccato al primo tentativo di rapina è finito in carcere minorile da dove, grazie all'opera di sacerdoti e volontari, si trasferisce in una comunità di recupero. Ma vuole solo scappare. Ci riuscirà, rubando dalla cassa della comunità il necessario a pagarsi falsi documenti per raggiungere il miraggio del Messico. Ma il tizio che dovrebbe fornirglieli lo deruba, lo picchia, e lo lascia lì, solo con la decisione di che cosa fare di sé.

Prenderà la via del riscatto o insisterà su quella distruttiva e autodistruttiva? Tratto da un racconto di Massimo Carlotto, il film esprime qualcosa di cui il cinema italiano ha bisogno: uno sguardo deciso e personale. Senza essere un documentario dà la percezione di una verità sociale e generazionale. Intensi Valentina Carnelutti e il protagonista Nicola Adamo. Intorno: veri ospiti di carcere minorile e comunità.

Paolo D'Agostini

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