|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Italians
di Giovanni Veronesi
con Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Riccardo Scamarcio (Italia, 2009)
|
| |
L'Unità, 22 gennaio 2009
Dopo “Manuale d’amore”, Giovanni Veronesi sforna la “guida per riconoscere i tuoi santi” (e poeti e navigatori). Nonostante nel titolo ricalchi il fenomeno giornalistico di Beppe Severgnini, che va a scovare e spiegare l’italianità ai quattro angoli del globo, la commedia scritta dal regista con Ugo Chiti e Andrea Agnello non ha aspirazioni “sociologiche”. Normale che non sia così per un film De Laurentis che occuperà le sale come un cine-panettone. Tuttavia mai dubitare delle tentazioni di certi autori che partono con aspirazioni spropositate (salvo cadere a precipizio). ITALIANS si mantiene sul versante dell’intrattenimento ben orchestrato con un occhio alla tradizione comica nostrana (e come fare a meno?), forzato in diversi passaggi eppure condotto dignitosamente, con un minimo di trivialità, ovvietà e luoghi comuni che servono a inquadrare il tema per il grande pubblico. Il risultato complessivo è gradevole: Sergio Castellitto ha una verve che brilla in molte occasioni, Carlo Verdone fa scintille giocando con la sua maschera più collaudata, quella del depresso di mezza età che combatte contro un mondo che lo vuole scuotere. Guardate la sua corsetta saltellata e imbarazzata: potrebbe metterci il copyright. I due sono al massimo della maturità di attori ed è un piacere vederli recitare. Castellitto (visto che Verdone è già consacrato a questo tipo di ruoli) fa bene a puntare sulla faccia più diretto e brillante della sua personalità d’artista (il fagioliano Bellocchio una volta ogni cinque anni basta e avanza).
Il film è diviso in due episodi, sezionato da una frase che la dice lunga: “La vita è troppo breve per NON essere italiani”. La crew mette le mani avanti: tutto quello che vedrete – cialtronate e (improbabili) scatti di generosità, orgoglio e pregiudizi – contribuisce a disegnare l’unicum, la cifra di un popolo. Purtroppo Veronesi ha solo due esempi e questi ci teniamo. Nel primo Sergio Castellitto è un romano che fa il dritto ma buono di cuore. Da vent’anni attraversa il deserto con il suo track per portare Ferrari rubate e ripulite a Dubai. In questo viaggio, che è l’ultimo per lui, lo accompagna Riccardo Scamarcio, un tipo semplice e diretto che prenderà il suo posto. Ne passano qualcuna nel paradiso cementizio del Medio Oriente, l’adulto a dare lezioni di vita al “pischello”. Nel secondo episodio il benestante, depresso, divorziato dentista Carlo Verdone viene “costretto” da un collega a partecipare ad un convegno a San Pietroburgo soprattutto perché tramite un pappone chiassoso (Dario Bandiera) gli sta organizzando un “puttan tour” per farlo ricreare. Verdone sfoggia le solite irresistibile facce per sottrarsi alla “tortura”, crea casini con la traduttrice Kseniya Rappoport e troverà sesso (ma sodomaso). Il volto di Haifa, coperto dal velo, è di Valeria Solarino, compagna di Veronesi. Bellissimi occhi e un azzardo: recita meglio mascherata?
Pasquale Colizzi
|
| |
Corriere della Sera, 23 gennaio 2009
Quei truffatori di qualità
Per attirare le fanatiche di Riccardo Scamarcio, Italians comincia con un travolgente amplesso fra il giovane divo e una sconosciuta. Lì per lì sembra una concessione boccaccesca alquanto fuori tema, ma un motivo c' è. La seduzione è funzionale in quanto la donzella non è altri che la moglie fedifraga di Remo Girone, il boss che gestisce i viaggi di Sergio Castellitto negli Emirati Arabi per spacciare macchine rubate. Stavolta sono sei Ferrari con destinazione Dubai, una spedizione nella quale Sergio vorrebbe coinvolgere Riccardo fingendolo suo figlio tramite documento falso. Girone, che deve decidere, nicchia: «È troppo giovane». Castellitto: «È l' unico difetto che ha...». In sottofinale, ahimé, salterà fuori che la controindicazione grossa era ben più seria. In mezzo si assiste a una trasferta piena di incontri singolari e avventure: una femmina attrae Riccardo, il quale ne ammira gli «occhi che lavorano», ma sa che dietro lo «chador» si nasconde una situazione tragica. Seguono una notte brava in un night con rissa e relativa carcerazione, il pericolo in cella di venire sodomizzati all' uso locale, la necessità per scampare al peggio di concorrere a una vertiginosa gara automobilistica affrontata coraggiosamente all' italiana. C' è perfino un tratto di munificenza, che da una coppia di imbroglioni nessuno si aspetterebbe. Anche Il bidone di Fellini culminava con un gesto generoso, ma là si scopriva che il mentitore Broderick Crawford aveva nascosto il malloppo nelle scarpe per non dividerlo con i complici. Qui invece i soldi vanno davvero a chi ne ha bisogno, con un' improvvisa schiarita buonista che va e viene. Nel secondo episodio del bi-film (un genere collaudato quasi trent' anni fa da Aurelio De Laurentiis imitando, per sua stessa ammissione, Il boxeur e la ballerina, più noto come Movie Movie di Stanley Donen) Carlo Verdone, odontoiatra represso e depresso, cerca di distrarsi partecipando a un convegno medico a Pietroburgo. Lo intercetta Dario Bandiera, tracotante prosseneta meridionale che tenta di farne un cliente della prostituzione gestita dalla mala. Ne conseguono macelli, con punte grottesche (come il duetto, piuttosto sbracato, di Carlo in mutande alle prese con una bionda sadica), allucinanti (la dolce vita che impazza fra gli arricchiti) e addirittura drammatiche (quando ci scappa il morto). Per fortuna esistono russe più rassicuranti, vedi la traduttrice Ksenia Rappoport. L' alchimia del film non è lontana da quella del cinepanettone ugualmente targato FilmAuro: comici in trasferta più sfondi esotici. Ma se nel clima natalizio vige solo la consegna di far ridere, all' ormai rituale appuntamento di febbraio l' ambizione è più alta. Già il titolo Italians (ispirato dalla rubrica di Beppe Severgnini sul Corriere) suggerisce l' opportunità di ricavare un senso da queste storielle. E allora come sono gli italiani all' estero? Truffatori al pari dei due viaggiatori nel deserto? Oppure «tutti puttanieri» come strilla inferocita la bella Xenia in faccia a Verdone? Si finisce per ammettere che prima d' ogni altra cosa sono simpatici, proprio com' era Sordi anche quando faceva il vigliaccone, il mafioso, il primario... Simpatico, insomma, anche se il personaggio era odioso. Lo stesso si può dire di Castellitto (qui al vertice del suo talento eclettico), ben sostenuto dal sempre più convincente Scamarcio; mentre Verdone, confermandosi fra i maestri della buffoneria nostrana, si appoggia alla Rappoport, il cui grande talento brilla anche nelle piccole cose. Giovanni Veronesi, regista oltre che sceneggiatore con Ugo Chiti e Andrea Agnello, ha fatto il suo dovere, la produzione non ha guardato a spese e il pubblico si diverte. Siamo nel cinema di consumo, se volete, ma di rispettabile qualità.
Tullio Kezich
|
| |
Il Giornale, 23 gennaio 2009
Con Verdone e Castellitto s'impara ad arrangiarsi
Rispetto ai film americani, i film italiani nascono da una tale inferiorità che non si applica loro lo stesso metro, quindi il voto che gli si attribuisce riflette questa diversa, disagiata realtà.
Per gli odierni mezzi di Cinecittà, Italians di Giovanni Veronesi è un kolossal. Ma che piccola figura fa il suo finanziarsi accatastando sfrontate, insistite pubblicità! Il cinema italiano è così: o lo stile pauperistico, detto «due stanze e cucina», o belle riprese in esterni e all'estero, rese insopportabili dai colori da cartolina e dal vedere più marchi che altro.
Peggio. Nel dilatare due storie di viaggio - uno a sud-est, l'altro a nord-est - con diversi personaggi e interpreti, l'esiguità delle idee di partenza affiora. I due episodi reggerebbero mezz'ora ciascuno; durano un'ora ciascuno.
Regista e produttore non se ne sono accorti? Improbabile, ma l'avranno ritenuto un dettaglio trascurabile. Se, come prevedibile, gli incassi daranno loro ragione, Italians trarrà vantaggio dalla sua debolezza. Ogni popolo ha i kolossal che merita.
Abbiamo quindi un camionista romano (Sergio Castellitto), che porta a Dubai auto rubate, e il suo presunto successore (Riccardo Scamarcio) alle prese coi loro limiti e coi problemi di una città ipercommerciale che dell'Occidente e dell'Oriente ha i difetti, non le qualità. Poi abbiamo un dentista romano (Carlo Verdone), piantato dalla moglie, che partecipa a un congresso a Pietroburgo, cercando avventure e trovando disavventure, incluso assistere all'omicidio di un prosseneta siciliano (Dario Bandiera).Il primo episodio ha qualche originalità, ma gronda di pubblicità. Una pubblicità che parrebbe vana: chi vedrà Italians, non potrà comprare il prodotto che soprattutto esso reclamizza; solo se emulo del personaggio di Castellitto, potrà pensare di rubarlo. Ma a quel punto il derubato dovrà comprare un altro oggetto del desiderio. Forse il committente ha pensato proprio a questa indiretta promozione.
Il secondo episodio parte come il solito aneddoto verdoniano, poi s'impenna nel tragico e sfocia nel patetico. Fa bene Verdone a variare i tratti del suo solito personaggio. Peccato che non trovi o migliori sceneggiatori o altro produttore.
voto: 5/6
Maurizio Cabona
|
| |
La Stampa, 23 gennaio 2009
Verdone cialtrone come non amarlo?
E' vero: siamo un popolo che stenta a riconoscersi in valori istituzionali e storici comuni. E magari per questo sono i nostri caratteri individuali a risaltare di più riverberando all'estero un'immagine di noi, diciamo così, pregiudiziale. E' il tema di Italians, bi-movie firmato da Giovanni Veronesi per la Filmauro. Protagonisti del primo episodio, Sergio Castellitto e Riccardo Scamarcio trasportano fra vari incidenti di percorso sei Ferrari rubate nella futuristica Dubai: si fanno riconoscere, ma nel finale assistiamo a un doppio riscatto.
Nel capitolo due, l'odontoiatra depresso Carlo Verdone, a San Pietroburgo per un convegno, si fa tentare da un festino orgiastico con conseguenze catastrofiche finché a salvarlo non interviene la limpida Ksenia Rappoport. Imbroglioni ed erotomani, dunque questi Italians? Non solo. C'è anche la simpatia, un'umanità forse un po' loffia ma piena di calore e perfino qualche imprevista resipiscenza di orgoglio nazionale: nella personificazione di uno straordinario Castellitto e di un puntualissimo Verdone, ben appoggiati da Scamarcio e Rappoport, come possiamo non amarli?
Alessandra Levantesi
|
|