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Italian dream
di Sandro Baldoni
con Ivano Marescotti, Teco Celio, Silvia Cohen (Italia, 2008)
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Il Giornale, 4 luglio 2008
Un fallito senza speranza cui non resta che il sogno
Dopo Fumo di Londra di e con Alberto Sordi nel ruolo di un antiquario perugino, Italian Dream di Sandro Baldoni propone l'Arcadia anglosassone vagheggiata da un bolognese (Ivano Marescotti) di Roma. Ma il personaggio di Marescotti, a differenza di quello di Sordi, è un fallito, il che rende scontato Italian Dream, mentre Strane storie e Consigli per gli acquisti (opera migliore di Baldoni) non lo erano affatto. Qui non si ride né si piange. Italian Dream resta nel limbo delle opere sbagliate in partenza, perché centrato su una persona senza interesse, che si rifugia nel sogno. E finisce nell'incubo, come l'irruzione dei misteriosi indiani e del miliardario aspirante suicida. Un evento assurdo, non un evento eccezionale.
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Il Messaggero, 27 giugno 2008
L'Italietta surreale
di Sandro Baldoni
Una fiaba nera virata su tinte acide. Una metafora del nostro presente chiassoso e confuso girata senza giudicare, anzi provando ad amare un po' anche i personaggi più cialtroni. Il ritorno dell'autore di Strane storie, con il suo stile svelto e irridente, divaricato tra satira, fumetto, schizzo surreale. Insomma un film, Italian Dream, che non somiglia a nient'altro e alla fine si perde un po' per strada, ma prima mette in campo trovate bizzarre e immagini sorprendenti (il "kit del disoccupato" distribuito dal governo; quel maialino che passeggia sui mosaici del Foro Italico...). Al centro di tutto c'è un italiano archetipico, ottimista, vitale, bugiardello, giocatore, padre di famiglia. Ma soprattutto sognatore. Il sogno di Antonio (uno stralunato Ivano Marescotti), portiere di notte in un albergone, sposato alla pazientissima Silvia Cohen, è quasi ingenuo: aprire un hotel-ristorante tutto suo nella modernissima e affluente Londra. Per farcela stringerebbe un patto col diavolo: e il diavolo, forse, arriva. Anche se a vederlo è un pingue riccone (Teco Celio) che gira in Jaguar circondato da indiani col turbante e si dice sicuro che Antonio debba ucciderlo... Il resto, fra pedinamenti, delitti, reincarnazioni, fughe d'amore e d'affari, non si racconta. Ma sarebbe bello, prima di concentrarsi sui significati, poter credere un po' più alla fiaba.
Fabio Ferzetti
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Il Tempo, 25 giugno 2007
Da anni non si sentiva più parlare al cinema di Sandro Baldoni, cui pure si erano dovuti due film di pregi particolari, "Strane storie", per il suo esordio, e dopo, con successo eguale, "Consigli per gli acquisti". Oggi, finalmente, ci ritorna, con un film anche più scapigliato (e volutamente stralunato) dei precedenti. Si parte da Antonio, portiere di notte in un albergo. Ha un sogno, avendo a suo tempo cercato fortuna a Londra, quello di tornarvi per aprire un grande ristorante italiano che dovrebbe fargli fare quattrini a palate. Intanto però, deve accontentarsi di quel suo impiego abbastanza marginale, tentando di tirar su qualche soldino in più scommetendo sui cavalli, perdendo però quasi di continuo. Un giorno in quella sua vita molto normale divisa fra lavoro e famiglia (una moglie che spesso tradisce con la cassiera del bar dove si reca a far scommesse), si affaccia un personaggio oscuro che, dopo averlo tallonato da vicino per un po', gli dice che, presto, sarà ucciso da lui, che morirà subito dopo perché il suo destino è di trasmigrare in un...maiale.
Inutile elencare le tante reazioni di Antonio specie quando, dietro suggerimento del suo strano persecutore, comincia a puntare sui cavalli giusti vincendo grosse somme. Però c'è sempre quell'appuntamento con la morte, anzi, con due morti. E la matassa non è facile da sbrogliarsi...
Baldoni, nel testo e nella regia, ha giocato molto sulle ambivalenze fra reale e surreale, ora privilegiando uno, ora privilegiando l'altro, mescolandovi, spesso con una certa furbizia, degli accenti quasi gialli, carichi di sospetti e di misteri, riservandosi alla fine di accumulare una serie maliziosa di sorprese che in parte intendono seguire lo spunto, contraddicendovi però in parte con atmosfere ammiccanti e maliziose.
Non tutto nella sceneggiatura è esattamente controllato, qualche personaggio secondario resta troppo di sfondo, alcune situazioni, specie se in bilico fra la commedia e il dramma, non sono compiutamente risolte, ma lo spettacolo - con quella singolarissima trovata alla base - riesce a imporsi (e a convincere) senza troppe difficoltà. Se ne dia merito in modo speciale a Ivano Marescotti che, dopo tante parti di fianco, dimostra quanto sappia felicemente dominare anche quelle da protagonista. Con colori e sapori vivacissimi, pur nei toni alti senza mai una nota stonata.
Gian Luigi Rondi
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