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Simpson (I) - Il Film
I Simpson
 
La Stampa, 14 settembre 2007
Simpson, è sempre
questione di cacca

Arrivano i mostriciattoli più irriverenti della tv e toccano temi ambientalisti, colpendo con crudeltà potenti e non

Nati nel 1988, ideati da Matt Groenig, famiglia atroce e divertente (padre, madre, tre figli, tutti gialli) in un'America provinciale ancora più atroce, dopo 400 episodi televisivi i Simpson arrivano al cinema. Il presidente degli Stati Uniti è Arnold Schwarzenegger (si vede pure Hillary Clinton, in tailleur-pantaloni rosa). Il figlio Bart gioca con la playstation in chiesa, sta sul tetto con una mazza da baseball per respingere gli Ufo e ha per insegnante la signora Caprapall. Il sacerdote ha un forte accento siciliano e tutti i poliziotti parlano in dialetto napoletano. Un ricco panino è detto «l'intoppatore». La figlia Lisa è ambientalista appassionata e l'unica intelligente della famiglia. Il padre Homer ha un amato maialetto da compagnia (gli ha pure regalato un paio di occhiali). Questo maiale produce un'immensa quantità di cacca; con la sua epica stupidità, Homer la scarica in un laghetto della cittadina, Springfield, provocando un tale inquinamento che i concittadini lo vogliono morto,lo Stato isola l'intera comunità sotto una calotta di dura plastica, i Simpson sono costretti a fuggire in Alaska tra i ghiacci, poi si pentono e tornano per salvare Springfield.

Meno divertente degli episodi tv (diffusi in Italia dal 1991 su Canale 5, poi su Italia 1), meno cinico e sarcastico, il film carino dalla animazione perfetta è da vedere senz'altro. Nelle storie dei Simpson non c'è mai lieto fine ma neppure disperazione: Homer viene sempre maltrattato e neppure se ne accorge; sua moglie Marge è gravata da una pettinatura blu alta quanto lei; la satira paradossale colpisce con la stessa crudeltà i ricchi e i poveri, i potenti e gli impotenti, tutti pareggiando nel disprezzo.

Lietta Tornabuoni

 
L'Unità, 15 settembre 2007

Matt Groening, la mente dei Simpson sin dal primo episodio passato sulla Fox 18 anni fa (siamo alla 400ma puntata, una nuova serie è appena partita su Italia1), ci ha scherzato a lungo prima dell'annuncio ufficiale: «dopo 150 anni» è pronto I Simpson - Il film. Nelle sale da venerdì 14 settembre. Non una raccolta di episodi, che pure è passata già al cinema, ma una storia che si sviluppa con una trama ininterrotta per un'ora e mezza. Che non pretende di essere la summa del fenomeno pop che la famiglia di Springfield continua a incarnare per milioni di appassionati del pianeta. Anche perché "la migliore serie televisiva del ventesimo secolo" (secondo Time) è soprattutto un esercizio quotidiano, 22 minuti a puntata che si svolgono come un rituale di esorcismo collettivo, utile ad inoculare la quantità di pratiche idiote che la civiltà occidentale ha prodotto fino ad oggi. E possibilmente gli anticorpi necessari per riuscire a correggersi. Dalla loro apparizione sullo schermo (sono passati sotto i ponti 23 Emmy Awards, gli Oscar tv Usa), i Simpson hanno inaugurato la stagione dei cartoon politicamente scorretti. Vedi South Park, I Griffin e via dicendo. Ma solo loro hanno messo d'accordo critica e grande pubblico, dimostrando di avere un equilibrio insuperato di caratteri e personaggi: la noncuranza demente e catastrofica dell'uomo-medio papà Homer, la capacità di sopportazione di mamma Marge, le infami trovate del figlio Bart-ciucciati il calzino, le battaglie civili (e le note di sax) della saggia sorella Lisa e lo stoico silenzio della piccola Maggie (ma stavolta dice una parola!), un'innocente neonata che con quegli occhioni capisce e giudica.
E poi la fauna brulicante di Springfield, il non-luogo dell'America profonda (ci sono decine di cittadine con lo stesso nome): predicatori ambigui, baristi sfortunati (Moe nell'originale), comici in declino, vicini bigotti, autisti stoned, pakistani vessati, poliziotti corrotti, sindaci incapaci, ricchi (uno per tutti) macchinatori e spietati. Insomma, come se si prendes se un romanzo di James Ellroy, lo si colorasse e si operasse un viraggio comico-demenziale che mostra quanto ancora riusciamo a scavare quando tocchiamo il fondo.
Per il film Groening e i suoi sceneggiatori (il regista è David Silverman) hanno scelto una delle mille emergenze contemporanee, di quelle sirene che tanto a lungo hanno strepitato che nessuno più le ascolta: la questione ambientale. È Lisa alla maniera di Al Gore che riesce laddove nemmeno i Green Day in concerto erano riusciti: ripulire la città perché il lago ormai è una pozza pestifera. Ma gli sforzi di bonifica vengono vanificati da un'"homerata". Perché papino e il suo nuovo maialino "da salotto" dovevano correre dietro una ciambella.
Il nuovo presidente Usa Schwarzenegger con determinazione austriaca si fa quindi convincere dal capo dell'EPA (l'agenzia federale per l'ambiente, "la più sfigata") ad adottare una soluzione drastica: tappare Springfield sotto una enorme cupola trasparente. E pensare che il nonno, in un delirio da posseduto, aveva previsto tutto. Ma come al solito nessuno lo aveva ascoltato. Così i Simpson se la danno a gambe e vanno a vivere in Alaska. Homer si ambienta subito. Ha pure trovato il suo nuovo bar preferito: Eski-Moe's. Tra crisi coniugali, un Tom Hanks "governativo" e citazioni di film e fumetti, il capo famiglia dovrà dimostrare di avere la pasta per continuare ad esserlo. Niente di più difficile per lui. Ma si sa, ogni puntata ha il lieto fine. In questo caso comico e dolente come lo sfogo di Homer messo alle strette dalla moglie. Che gli chiede cosa abbia in quella testa. E Lui: «Non faccio altro che cercare di superare una dopo l'altra queste giornate schife finchè arriva sera e mi acquatto nel lettuccio con te». A questo punto lei naturalmente lo perdonerà…

Pasquale Colizzi

 
Corriere della Sera, 21 settembre 2007

Il divertente cinismo di Homer con dialoghi alla Woody Alle

Baciato da uno successo trasversale di massa (oltre 6 milioni in tre giorni) ecco I Simpson al cinema, con ironia sul mezzo, sui titoli, sul luogo. L' operazione riesce perché la ben nota famiglia, espressione del peggio mass mediologico dei moderni tempi televisivi, ha cinismo da vendere. Pelle giallo banana e occhi sporgenti, Homer e i suoi cari abitano l' America governata da Schwarzenegger e rischiano di mandarla in tilt, alla faccia di Al Gore, riempiendo un lago di cacca di maiale. In stile fanta ecologico, i Simpson di Groening sono un fuoco di invenzioni e vanta un' ottima sceneggiatura degna del Woody Allen prima maniera, con un dialogo intessuto di understatement. Non so se i Simpson siano tra le personalità più influenti del XX secolo come minacciano i sociologi snob, ma certo il gioco di squadra funziona, i riferimenti al peggio sono subito compresi, apprezzati e introiettati in un trionfo di consumismo sadomaso. VOTO: 7,5

Maurizio Porro

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