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I sette peccati capitaliI sette peccati capitali

ballet chanté su libretto di Bertolt Brecht
musica: Kurt Weill

Trouble in Tahiti
musica: Leronard Bernstein

regia: Giulio Ciabatti
scene e costumi: Sergio D'Osmo
coreografia: Giovanni Di Cicco
direttore: Will Humburg
Trieste, Teatro Verdi, dal 12 al 19 aprile 2008

   
 
Corriere della sera, 20 aprile 2008

Visioni americane: un dittico di ibridi tra Weill e Bernstein

In un caso è l' America molto depressa d' inizio anni Trenta, nell' altro quella ottimista dei primi Cinquanta; in entrambi è protagonista la gente comune, quella che lavora una vita per farsi una casa dove vivere in pace e che arriva sempre il momento in cui si chiede se ne è valsa la pena. È un dittico singolare e intelligente quello rappresentato al Verdi di Trieste: I sette peccati capitali, ultima collaborazione di Kurt Weill e Bertolt Brecht, e Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein. Ma tra le varie analogie di due titoli pur sempre così differenti, la più stimolante consiste nell' essere pagine ibride quanto al genere: l' una a metà tra opera e danza - del resto lo sdoppiamento della protagonista in cantante e ballerina (con lo straniamento che ne deriva) è il principale suo ingrediente drammaturgico -, la seconda come opera che strizza l' occhio al Musical, benché priva di parlato. Giocare, costruire, ricamare su ciò è il primo merito dello spettacolo triestino, il secondo consistendo nell' accurata recitazione degli interpreti. La messinscena (regia di Giulio Ciabatti, coreografie di Giovanni Di Cicco, scene e costumi di Sergio D' Osmo) naturalmente allude al cabaret berlinese di qui e ad Hopper di là, ma ben sottolinea anche le analogie, in primo luogo utilizzando il medesimo impianto scenico, opportunamente «arredato» nei due casi. Bravo anche il direttore Will Homburg a lavorare sulla gigantesca differenza di stile degli atti unici: il suono scarno e abrasivo di Weill, la vitalità swing di Bernstein. Non sono capolavori. Nei Sette peccati la finalità dimostrativa tarpa un pò le ali alla fantasia di Weill; a Trouble in Tahiti mancano un paio dei Song memorabili che abbondano in West Side Story per diventare un classico amato da tutti. Però al pubblico piacciono entrambi e piace l' accoppiata. Né si trova in platea chi abbia a ridire sugli interpreti. La parte del leone la fa Daniela Mazzucato; tutt' altro che la voce perfetta, però in questo repertorio resta un' icona, una presenza carismatica. Più a suo agio come Anna cantante che come Dinah, ma con una tale consapevolezza del ruolo da tacitare sul nascere ogni perplessità. Intrigante l' Anna ballerina di Francesca Zaccaria e molto spigliato Gezim Myshketa (Sam), partner di Dinah nell' opera di Bernstein. Bene anche il quartetto di voci che forma la Famiglia di Weill, e il trio jazz di Bernstein costituito da Manuela Risceglie, Gianluca Bocchino e Giuliano Pelizon.

Enrico Girardi

     
 
© Sipario 2011