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Iron man
Iron mandi John Favreau
con Robert Downey jr, Gwyneth Paltrow, Terrence Howard, Jeff Bridges
 
Panorama, n. 19 2008

Supereroe per attori snob

Irrompe sugli schermi un altro supereroe dall'anima scottata ed è un'ottima idea aver scelto per interpretarlo Robert Downey jr, che con la sua biografia di eccessi contribuisce a non far scivolare il film nel puro cinema giocattolone. Il fumetto Iron Man fu creato da Stan Lee negli anni Sessanta, quando i cattivi erano i comunisti, la location prediletta il Vietnam e forte spirava il vento della controcultura. Il protagonista Tony Stark era, e rimane, un miliardario mercante d'armi, che si pente quando scopre il male planetario che il suo business induce: costruisce un'armatura a prova di esplosione per volare e passa al servizio della pace. Il regista sposta per ovvi motivi l'azione in Afghanistan e sottolinea la vulnerabilità del nostro supereroe, costretto a destreggiarsi con i limiti dichiarati della corazza iperdotata. A parte il maldestro apprendistato, il bello della storia sta nella doppia vita di Iron Man/Stark, playboy alcolista e debosciato che concede poco al noioso buonismo umanitario. Il ruolo calza a pennello a Downey jr, e la melanconia dark conferisce calore al film, tecnologico con anima indipendente. Da ricordare gli altri interpreti, Gwyneth Paltrow e soprattutto Jeff Bridges, magnifico cattivo. Attori snob in ruoli da fumetto: un inedito da non perdere.

Piera Detassis

 
La Stampa, 2 maggio 2008

Invincibile ma così umano

Cinque miliardi di dollari è la stratosferica cifra incassata nel giro di dieci anni dai film ispirati ai fumetti della Marvel. Naturale che, forte di un archivio di 5000 personaggi, l'editrice abbia deciso di passare a produrre in proprio e a giudicare dal risultato l'idea è stata ottima: Iron Man ha tutte le carte in regola per conquistare i botteghini planetari.

A cominciare dalla personalità del protagonista che Stan Lee, già creatore di Spider Man, X-Men e I fantastici quattro, ricalcò nel 1963 su quella dell'eccentrico miliardario Howard Hughes rievocato da Martin Scorsese in The Aviator con Leonardo DiCaprio. Al suo apparire nel comic Tales of Suspense, Tony Stark, dissipato e geniale fabbricante di armi, inventava una speciale armatura volante per sfuggire ai vietnamiti che l'avevano catturato.

Nella versione per il cinema siamo in Afghanistan ed è una banda di guerriglieri musulmani a sequestrare Tony intimandogli di costruire per loro un'arma letale. Lui finge di stare al gioco e intanto assembla di nascosto la corazza che gli permette di scappare. Al rientro in patria, avendo compreso di poter essere qualcosa di meglio che un venditore di morte, annuncia la volontà di chiudere bottega, ma la decisione a qualcuno non piace.

Scritto in modo brillante, ben recitato da un cast stellare includente la segretaria Gwyneth Paltrow, il socio Jeff Bridges e l'ufficiale Terrence Howard, guidato con mano esperta e in una sapiente miscela di tecniche artigianali ed effetti speciali da Jon Favreau, Iron Man è un film divertente e appassionante che, a parte il finale duello baracconesco con il cattivo di turno, non deluderà gli appassionati. L'attrattiva maggiore di Stark è che la sua trasformazione non attiene a una mutazione genetica e il regista ne ha tenuto conto: puoi ammirare le sue acrobatiche evoluzioni mentre sfreccia nei cieli sfidando il nemico, però è impossibile dimenticare l'uomo che è dentro il costume. Anche perché a incarnare questa singolare figura di eroe tanto irritante quanto irresistibile è un grandissimo Robert Downey Jr., capace di conferire al personaggio umorismo, carisma e persino una vulnerata umanità.

Alessandra Levantesi

 
Il Giornale, 1 maggio 2008

Guai ai cattivoni
arriva il supereroe

Dopo L'uomo che non sapeva amare, Aviator e altri film meno noti, l'inventore, pilota e miliardario Howard Hughes ispira indirettamwnte Iron Man (Uomo di ferro) di Jon Favreau. Lo fa passando per l'omonimo fumetto della Marvel, ideato a partire da Hughes, allora ben vivo, nel 1963 da Stan Lee, Larry Lieber, Don Heck e Jack Kirby. Nella cultura popolare americana, la Marvel significa poliziotti del mondo. Alcuni di loro, espressioni massime del turgore sicuritario, hanno già esteso la vigilanza dalle pagine agli schermi: Spider Man, Hulk e I fantastici 4; stanno per fare il passo anche Captain America, Thor e Ant Man.
Nel film di Favreau - con bella ironia - Iron Man è Robert Downey jr, attore che coi poliziotti ha avuto spesso realmente a che fare, perché spesso gli hanno messo le manette per dipendenze varie. Perché scegliere lui? Perché chi ama l'eroe, anzi il supereroe, si riconoscerà nel personaggio; agli altri resterà l'interprete.
Il pubblico consono a Iron Man è quello fino ai trent'anni negli Stati Uniti; ai venti in Italia. Per non esserne sùbito irritati occorre infatti l'ingenuità. Un magnate che rischia la vita in Afghanistan avrebbe lasciato freddo Kipling: non erano certo ricchi gli avventurieri del suo Uomo che volle farsi re. Nell'Uomo che volle farsi ferro, ovvero in Iron Man, il lato ideal-colonialista, alla Clinton, del buon americano è fortunatamente temperato dalle manovre real-colonialiste, alla Bush, del cattivo americano (Jeff Bridges). Fra le scenografie (la miglior dote di Iron Man) si rivede Gwyneth Paltrow.

 
Il Messaggero, 1 maggio 2008

"Iron Man", anche i supereroi si divertono

Nell'Afghanistan reale sparano al Presidente Karzai. In quello cinematografico rapiscono l'americano Tony Stark (Robert Downey Jr.), geniale fabbricante d'armi. Il misterioso gruppo paramilitare dei 10 anelli lo trasporta nelle grotte care a Bin Laden per fargli costruire dei missili. Lui troverà la via di fuga infilandosi in un vestito da robot "cucitosi" di nascosto. Tornato in patria, si darà al superomismo perfezionando un costume in oro e titanio con cui vola nei cieli della California. Iron man è l'anno zero del cinefumetto riesploso a Hollywood da dieci anni. La Marvel, ora indipendente dagli studios, cambia musica per il suo storico fumetto firmato Stan Lee. L'Afghanistan è un paese fuori controllo, l'eroe all'inizio "Garante degli interessi dell'America nel mondo" decide di non costruire più armi ed entra in conflitto con l'esercito avendo come alleati un militare che è la bella copia di Colin Powell (epurato da Bush) e una segretaria liberal (incantevole Gwyneth Paltrow). Il vero asse del male è guidato da un affarista amico di Stark. Film divertente, leggero e pensante. La parola "hippie" ricorre spesso nel copione. L'ex alcolizzato e drogato Downey Jr. sa incarnare come nessun altro l'ironia di Iron Man, supereroe della contestazione.

Francesco Alò

 
La Repubblica, 1 maggio 2008

Robert Downey jr è "Iron Man"
amore e terrore per divertirsi

La Marvel entra direttamente nel campo del cinema traducendo uno dei suoi più fortunati supereroi a fumetti: Iron Man. Che in realtà non è di ferro ma di oro e titanio. Comincia come un film realistico e impegnato sul tema della guerra (Afganisthan?) per poi diventare sorprendentemente un fuoco d'artificio di effetti e prodezze soprannaturali.

Ma resta ben saldo il tono da commedia sofisticata. Grazie soprattutto alla scelta di Robert Downey jr. come Tony Starks: genio elettronico e padrone della più potente industria bellica Usa, alias Iron Man. E di Gwyneth Paltrow come sua fedele segretaria e inconfessatamente (la cosa è timidamente reciproca) innamorata.

Tono che in fondo non smentisce neanche il profilo del cattivo di turno Obadiah Stane - braccio destro apparentemente paterno di Stark: prima dissimulando e poi apertamente, e in combutta con i terroristi, combatte il suo pentimento e la sua volontà di riconversione filantropica della ditta - cui Jeff Bridges non dà la cupa caratterizzazione, per esempio, dei cattivi che a Gotham City combattono Batman. Molto divertente.

Paolo D'Agostini

© Sipario 2011