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Irina Palm
Irina Palmdi Sam Garbarski
con Marianne Faithfull
 
Panorama, n. 50 2007
Nonna Marianne cottimista dell'eros

A modo suo anche Irina Palm del belga Sam Garbarski è un film sul problema del momento: il precariato (ne parla Ascanio Celestini nel suo Parole sante, ne parlerà Virzì in La vita davanti). L'eroina, Maggie, somiglia a una protagonista dell'Inghilterra operaia di Ken Loach, ma il tono è diverso e il grigio si colora di spregiudicata allegria, senza dover essere politici. Sarà perché la straordinaria Maggie è Marianne Faithfull, icona del rock, cantante dalla voce cartavetrata, musa di Mick Jagger, specialista in eccessi. Nel film l'anziana donna ha un solo nipotino con una grave malattia, già condannato se non si troveranno i soldi per portarlo in Australia. E lei l'argent lo trova in un peep show, con lavoretti di mano che le procureranno tardiva fama erotica e il nome d'arte Irina Palm.
Nessun voyeurismo (si fa per dire): i clienti, numerosi, infilano la loro virilità in un buco della parete e lei, cottimista dell'eros, li masturba con coscienziosa morbidezza e precisione. Il tutto, fuori campo. Dal fango sbocciano diversi fiori: Maggie dà un allungo alle amiche false e borghesi e il tenutario del peep show (un magnifico Miki Manojlovic) si innamora della sua intrigante mezza età. Irina Palm è una commedia sagace e gentile che non provoca mai, ma ci regala una visione più semplice e meno altera del sesso. Il che non è poco.

Piera Detassis

 
Il Sole 24 ore, 20 dicembre 2007

Un'opera insolita, con una tematica apparentemente scabrosa trattata dal regista bavarese Sam Garbarski, alla sua prima prova davvero importante, con eccezionale misura e inaspettata ironia, cosicché, complice anche un'inedita, dimessa, sorprendente Marianne Faithfull il film che ne risulta è intenso e per niente gratuito.
La storia che si racconta è quella di Maggie, una vedova inglese sui cinquant'anni, alla disperata ricerca di denaro per curare il nipotino gravemente malato e che ha bisogno di cure molto costose che gli possono essere somministrate solo in Australia. Nessuno le dà un impiego alla sua età e così si trova quasi per caso a rispondere a un'offerta di lavoro nel quartiere londinese di Soho, dove cercano una hostess. Presto si renderà conto di trovarsi in un sex club, e anche alquanto squallido, ma dopo un'iniziale perplessità accetterà di lavorare in una cabina in cui attraverso un buco soddisfa i clienti con le sue mani delicate. Per la sua grande abilità le verrà attribuito il nome d'arte di Irina Palm. Grazie al nuovo lavoro Maggie in poco tempo mette da parte il denaro necessario, ma quando suo figlio viene a sapere come l'ha guadagnato, la respinge sdegnato. Anche le sue amiche non approvano il suo comportamento. Lei tuttavia è convinta di aver fatto la cosa giusta e forse troverà anche l'amore in Miki, il proprietario del locale in cui lavora.
Un piccolo caso questo film vivo e originale, con più tonalità, presentato in concorso con grande successo al Festival di Berlino 2007. La descrizione dei personaggi, appartenenti alla working class e alla middle class, e la fotografia un po' sgranata fanno pensare a un film sociale alla Ken Loach. Poi la pellicola subisce una sterzata che la porta più dalle parti di una commedia malinconica con tocchi assai graditi di humour, ma senza alcuna scivolata nel cattivo gusto o nel triviale. Il ritratto di donna forte che ne vien fuori è straordinariamente autentico e il merito è di una Marianne Faithfull in stato di grazia, con un'ombra di amarezza negli occhi e nel sorriso. Splendida la sua interazione con il personaggio di Miki Manojlovic, generoso e sincero, sebbene sia a capo di un'attività tanto sordida. Il regista con una messa in scena asciutta e senza sbavature, che si concentra con grande comprensione e amore sui personaggi, evita i momenti patetici e riesce a contemperare perfettamente i vari aspetti della pellicola, che convince sia come dramma familiare sia come commedia leggera e curiosa, ma comunque profonda e intelligente.

Michele Ossani

 
Corriere della Sera, 14 dicembre 2007
Marianne Faithfull un tocco delicato

In una Londra schizzata alla Ken Loach, una brava nonna trova lavoro in un sexy shop, dove usa ritmicamente e sapientemente le mani, per curare il nipotino malato. De Amicis aggiornato in un film di gran raffinatezza morale, mai volgare e assai curioso, in un sentimental mood convincente e con una grande Marianne Faithfull che organizza le sue prodezze manuali da brava signora middle class. Da vedere. Voto: 8,5

Maurizio Porro

 
Il Tempo, 12 dicembre 2007

È lo spunto curioso e sicuramente insolito da cui prende le mosse questo film inglese, francese e tedesco realizzato dal regista belga Sam Garbaski, qui alla sua opera seconda.
La nonna, che si chiama Maggie, è una vedova sui sessant'anni, onesta e quieta. Un giorno, perché suo figlio non ha denaro a sufficienza per le costosissime cure da dedicare al bambino, visto in strada un avviso per una hostess, si presenta ingenuamente equivocando sulla richiesta. Inorridisce quando apprende invece che, tramite un buco in una parete, dovrebbe dar piacere a uomini soli e viziosi. Poi, però, all'idea di guadagni utili al suo caso quasi disperato, accetta umile e schiava, lasciando che il gestore del locale le affibbi Irina Palm come nome d'arte. Il segreto, anche se ben custodito verrà comunque a un certo momento scoperto e proprio dal figlio...
Un argomento a dir poco sgradevole. Si deve tuttavia dare atto alla regia di Garbaski, con il sussidio di una nitida sceneggiatura degli inglesi Martin Herron e Philippe Blasband, di averlo risolto persino in modo castigato, privilegiando soprattutto la psicologia della protagonista e la sua partecipazione al progetto di salvare il nipotino svolta sempre con accenti interiori e modi mai insistiti, specie quando si debbono proporre gli elementi tipici del mestiere cui la povera Maggie, diventata Irina Palm, è costretta a piegarsi.
La cornice attorno, anche quando le immagini si lasciano invadere dalle luci rosse e fumose del sex club, è appena accennata, e così, pur con qualche segno in più, la fisionomia di alcuni personaggi di contorno, a cominciare del gestore del locale, meno nero di quello che, a prima vista, poteva sembrare.
Il clima, anche nei momenti che rischierebbero di essere scabrosi, è quasi limpido. Con tecniche, a suo sostegno, affidate spesso, come cifre, all'implicito e a una dinamica narrativa indirizzata soprattutto all'essenziale. Tra le pieghe di un linguaggio che, ogni sequenza, la risolve con abili e conclusivi fondi neri.
Al centro, l'anziana e una volta celebre cantante e attrice di teatro e di cabaret Marianne Faithfull, nota per molti film ma anche per una sua lunga e tormentata relazione con Mick Jagger. Un volto così pulito che pulisce tutto.

Gian Luigi Rondi

 
Il Mattino, 8 dicembre 2007
Faithfull, nonna hardcore

A raccontarlo, sarebbe di una volgarità tremenda. Ma «Irina Palm» riesce nel gioco di prestigio tutto cinematografico di mantenersi in equilibrio tra dramma, ironia, hardcore e sentimentalismo. L'opera seconda del belga Sam Garbarski riesce, infatti, a tratteggiare sotto il grigio cielo londinese alcune situazioni provocatorie e/o paradossali ispirate al luna park mediterraneo di Almodovar, alternando con sensibilità di tocco malinconia e divertimento, buonismo e anticonformismo, sociologia e fiabesco. La riuscita di questa commedia in contropiede si basa anche sull'ottima aderenza mimica ed espressiva della protagonista, la cui identità aggiunge l'ingrediente di uno storico carisma. Ridotta sullo schermo a matrona pingue e ammaccata, Marianne Faithfull incarna infatti tutt'altro tipo di mitografia: cantante a metà dei favolosi Sixties, musa e compagna di Mick Jagger in uno dei più turbolenti connubi del rock, caduta e uscita dall'inferno della droga, rinata grazie a qualche disco, apprezzati ruoli teatrali e cammei filmici sparsi, Marianne resta una delle icone della pop-nostalgia. Fa un certo effetto, quindi, ritrovarla nei sobborghi middle class come nonna dimessa e abitudinaria, costretta un brutto giorno a cercarsi un lavoro per pagare il viaggio del nipotino in fin di vita. Per usufruire dell'unica cura efficace presso una clinica australiana occorrono mucchi di sterline e Maggie decide d'impulso di procurarseli in un sordido localino sexy di Soho, debitamente istruita dal sinistro proprietario incarnato da quel magnifico attore che è Miki Manojlovic. Si tratta, detto senza eufemismi (parafrasando una delle più belle battute del dialogo), di masturbare i clienti eccitati dal peep-show attraverso gli appositi buchi di una parete divisoria: un gettone nella feritoia e l'attempata porno-hostess fa valere le sue impensate qualità... Con il nome d'arte di Irina Palm conoscerà il successo professionale, ma anche il disprezzo del figlio che non vorrebbe accettare soldi sporchi e quello delle amiche che la frequentano per giocare a carte o prendere il té con i pasticcini. I dettagli costituiscono il meglio del film: da non perdere i passaggi sull'abbellimento del luogo di lavoro operato da una Maggie in stile casalinga, l'offerta megalomane dell'ingolosita concorrenza o il teatrino delle carampane nel clou rivelatore. Nell'insieme un sorridente invito alla tolleranza nel segno di un cinema britannico non solo Ken Loach-dipendente.

Valerio Caprara

 
L'Unità, 7 dicembre 2007
Le mani d'oro di Sister Morphine

E' fin troppo facile ma molto gustoso accostare vicende private e ruoli cinematografici. Ci vuole però il personaggio giusto, qualcuno che abbia vissuto molto, che non si sia risparmiato. In genere non ci si azzecca niente. La regola vale anche nel caso di Marianne Faithfull, che in Irina Palm è una nonna londinese che deve racimolare molti soldi per far curare il nipotino. Non le concedono un prestito, un lavoro alla sua età è impresa ardua. Poi capita in un sex club dove cercano una "hostess", che tradotto significa una donna con mani morbide per masturbare uomini che si affacciano al buco della sua cabina. Maggie ci pensa su ma pagano bene e accetta subito, nonostante "Sex with strangers" (sesso con estranei, brano di un album della Faithfull del 2002) non fosse tra le prospettive della sua vecchiaia. Nel film di Sam Garbarski – ben accolto a Berlino e da poco anche al Torino Film Fest – la cantante/attrice inglese è protagonista assoluta. Con il corpo imbolsito (per i problemi di salute), l'abbigliamento piccolo borghese, la voce cavernosa (di una fumatrice incallita), le cicatrici sul volto, uno sguardo incredibilmente umido, incede senza tentennamenti e diventa specchio di tutto cio che non si vede mai sullo schermo. Arreda la sua cabina come un normale posto di lavoro, che svolge con il grembiulino a fiori delle faccende domestiche.

Irina Palm è un film modesto di per se, con uno svolgimento fin troppo ovvio, giocato su toni tragicomici. Ma sfrutta un'idea curiosa e mette al centro una donna dalla umanità profonda, contrappuntata dal burbero proprietario del locale, il Miki Manojlovic attore usuale per Kusturica. Maggie, ad una lettura palese, fa di tutto per salvare il nipotino, venendo a patti con i principi di una vita. Tuttavia coglie l'occasione della sua "riprovevole attività" per prendere distanza da amicizie di circostanza, da persone che si definiscono rispettabili ma che non apprezza. In un ambiente che ignorava trova dei tipi umani, come il proprietario o la ragazza che l'aiuta, così diretti, che mostrano di spendersi, da risultare scossa e rinvigorita. Il risultato in sala è che si divertono tantissimo certe signore tutte prese dalla situazione pruriginosa, mancando totalmente tutto il resto. Ma in effetti cosa si cerca nel cinema "bigger than life"? L'esempio di vite che non abbiamo il tempo, la capacità, l'occasione di poter vivere.

Da questo punto di vista Marianne Faithfull – che offre una grande interpretazione, malinconica e determinata - è un personaggio della scena artistica che si è eclissato ed è risorto tante volte e più spesso di altri. E' stata l'angelo biondo di "As Tears Go By" ma anche di "Sister Morphine", la dolce amante di Mick Jagger che esordì nel '64 con quella prima canzone regalatale dai Rolling Stones ma anche la donna persa nei cristalli dell'eroina già pochi anni dopo che al gruppo consegnò quegli amari versi. A ogni occasione sembra doversi ri-consacrare e lei ogni volta tenta la reinvenzione come cantante e come attrice così poco sfruttata (il penultimo ruolo Maria Teresa nella Marie Antoinette di Sofia Coppola). In una recente intervista si è rammaricata di aver perso tempo dietro le droghe e che a 60 anni ormai deve anche pensare a guadagnare abbastanza per poter vivere una vecchiaia all'altezza. Tenetela d'occhio. Possibile che presto squilli la campanella della pensione.

 
Il Messaggero, 7 dicembre 2007
Maggie si sdoppia
e vince sulla morale

Fa ridere ma non è una commedia, fa piangere ma non è un mélo, fa pensare ma non ha nulla di intellettuale. A raccontarlo poi si rischia l'equivoco. Insomma che razza di film è Irina Palm? Diciamo che è la storia di Maggie, dimessa vedova sui 60, interpretata (primo paradosso) da Marianne Faithfull, cantante e icona sexy negli anni 60. Meglio: è la storia di come Maggie scopre che pur di aiutare il nipotino malato può essere, qualche ora al giorno, un' altra. Quest'altra si chiama Irina Palm, lavora in un sex center, e tutti la conoscono perché è la più brava ma nessuno la vede perché sta dietro una parete e usa solo le mani, una alla volta, su clienti che restano al di là di un buco... Insomma avete capito (questo congegno infernale esiste davvero, pare sia d'uso comune in Giappone). Ma non è questo il punto. Il punto è che Maggie prima pensa di poter "diventare" Irina, il fine giustifica i mezzi e curare il nipotino è il più nobile dei fini. Poi, ecco il vero salto mortale, scopre che non c'è nessuna Irina, c'è solo lei, Maggie. Che da brava massaia si porta da casa thermos, grembiule, merenda, e appende pure i quadri per ravvivare lo squallore. Tanto che alla fine... No, questo è meglio scoprirlo al cinema. Ma intanto Maggie-Irina ha vinto la sua battaglia contro amiche, famiglia, luoghi comuni, morale comune. Una vittoria che scalda il cuore.

Fabio Ferzetti

 
Il Giornale, 7 dicembre 2007
I giochi erotici di Marianne Faithfull sfiorano il patetico ma si salvano

«La chiamavano Boccadirosa/ metteva l'amore sopra ogni cosa», cantava De André. Stessa associazione fra pratica erotica mercenaria e sue modalità nel titolo del film di Sam Garbarski, Irina Palm (sottinteso: della mano). Marianne Faithfull è perfetta nel ruolo di massaia dal tocco fatato: chi la vide in Nuda sotto la pelle di Jack Cardiff (1968), con Alain Delon, soffrirà per i segni del tempo su quel viso; ma le donne spiritose invecchiano meglio e senza lifting. Irina Palm corre sul filo fra ridicolo (per l'età avanzata della protagonista) e patetico (la prostituzione è giustificata dalle cure al nipotino malato), ma è salvato da lei e dal comprimario, Miki Manoilovic, magnaccia generoso, ossimoro che l'attore serbo nella sua bravura rende credibile.

 
La Repubblica, 7 dicembre 2007
"Irina Palm", disposta a tutto
pur di aiutare il nipotino

Bello spunto quello di Irina Palm. Da premiare. Un'attempata donna inglese, di modeste condizioni, trova come reperire i tanti soldi che servono, subito, per curare in Australia il nipotino Olly che ha una malattia rara e le settimane contate. L'aria dimessa e imbambolata di Maggie cela una grinta insospettabile.

E a rendere più efficace il salto tra il suo modo di presentarsi e la scelta che farà c'è il contrasto tra personaggio e attrice. Marianne Faithful, icona degli anticonformisti anni 60. Col nome d'arte di Irina Palm diventa la più richiesta "operatrice manuale" di un club del sesso condotto da uno slavo burbero ma di buon cuore di nome Miki (l'attore Manojlovic). Uno via l'altro masturba decine, centinaia di uomini secondo modalità tanto assurde da apparire inverosimili.

Sullo stile di certe commedie sociali - Full Monty o Grazie signora Thatcher - potrebbe con un po' di fortuna diventare un caso come quelli. Lo meriterebbe: sa trattare sia lo scabroso tema sessuale sia il dramma familiare con una misura ammirevole. Stemperando l'uno e l'altro con un sorriso che fa fermare sempre il film un passo prima dell'ovvio. Come nel finale moderatamente ottimista, sospeso a un casto bacio tra Maggie e Miki.

Paolo D'Agostini

 
L'Espresso, 7 dicembre 2007
Giochi proibiti

Può essere un film patetico oppure un film sardonico, 'Irina Palm': a seconda degli umori dello spettatore. Al centro sta un esercizio sessuale forse davvero praticato o forse inventato dalla malignità del regista, che rappresenta nel settore il massimo della miseria: in un locale sessuale londinese, i clienti infilano il coso in un buco, dopo aver messo monete in una fessura; dall'altra parte della parete una persona li masturba senza parlare né lasciarsi vedere né fare alcun rumore; quando è finita, gli uomini vengono puliti coi fazzoletti di carta e se ne vanno.

Una vedova ultracinquantenne cerca lavoro o prestiti perché il proprio amato nipotino possa venir curato in Australia d'una rara malattia e rimanere vivo. Quando a Londra, dopo tentativi falliti, vede il cartello 'Cercasi hostess', si presenta: viene a sapere che hostess è un eufemismo, deve mostrare le mani lisce, morbide e forti, viene assunta in prova. Si sforza di pensare che sia solo un impiego come un altro, sul lavoro porta un grembiule, si costruisce intorno un angolo famigliare con fotografie, fiori e centrini, più tardi legge. Si rivela bravissima, si guadagna il nome allusivo ed esotico di Irina Palm, i clienti fanno la fila per lei, sullo sfondo la musica ripete l'ansimante ritmo coitale.

Il nipotino può andare a curarsi in Australia. Il figlio, che ha scoperto la sua attività, la aggredisce e insulta: ma poi si calma. E lei, interpretata benissimo da Marianne Faithfull, migliora: non più una vedova provinciale perbenista, ma una donna libera, compassionevole, forse innamorata.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011