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Io non ci casco
di Pasquale Falcone
con Maurizio Casagrande, Ornella Muti, Maria Grazia Cucinotta (Italia, 2008)
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Il Giornale, 12 dicembre 2008
La strana "vita" di un ragazzo in coma
«Allacciate sempre il casco». Non servisse ad altro che a ricordarlo, il film di Pasquale Falcone - intitolato con un gioco di parole Io non ci casco - merita attenzione, perché il cinema italiano predilige motociclisti che sono «virili» solo perché temerari, come quelli di Scamarcio. Mentre il ragazzo del film di Falcone non è fortunato come Step interpretato da Scamarcio in Tre metri sopra il cielo: è finito in coma e i compagni di classe possono solo sperare che suoni familiari lo risveglino, mentre la vita prosegue normale, salvo per i genitori, che nella disgrazia trovano - caso raro - motivo di (ri)unione. Film un po' troppo roseo, ma visibile.
voto: 6
MC
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Il Tempo, 6 dicembre 2008
Un liceale alla vigilia dei suoi diciotto anni è investito da un pirata della strada e finisce in coma all'ospedale.
Il padre e la madre, che stavano divorziando, ciascuno essendosi già rifatta una vita, debbono a quel comune dolore di ritrovare una sorta di concordia. La sua ragazza, invece, che sta aspettando un figlio da lui, pensa di abortire, mentre i compagni di scuola si avvicendano attorno al suo letto, in gruppo o a turno, per favorire il suo risveglio, arrivando a portargli in camera un noto d.j. già contattato a suo tempo per una festa scolastica.
In mezzo a loro ce ne è uno che teorizza sull'eutanasia e ce n'è un altro, al contrario, che scrive poesie inneggianti alla vita.
Non manca un colpo di scena che, pur vistoso, non ha molta logica e non mancano le solite pagine sugli svaghi degli studenti, tra musiche, canzoni e danze...
Il regista, autore anche del testo, è Pasquale Falcone. Con buone intenzioni, con un certo disegno attento dei principali caratteri, specie di quelli degli adulti, ma il suo racconto, che poteva essere lineare e semplice, si infittisce ad ogni svolta dei temi più svariati, l'aborto, appunto, l'eutanasia, inserendoli a fatica tra le pieghe di una storia che, pur con quelli, finisce per essere solo statistica anche quando inutilmente la ravviva il più gratuito dei colpi di scena.
Comunque quella situazione di personaggio in coma, pur ripresa scopertamente da altre all'ordine del giorno, sullo schermo ha tratti di una certa originalità e quell'avvicendarsi attorno di generosi adolescenti non manca di colore.
Specie perché li interpretano, con facce scelte bene, degli esordienti sempre piuttosto plausibili. Affiancati comunque con più concreti risultati da attori noti, sia pure in parti di fianco: Ornella Muti, un'insegnante comprensiva e moderna, Maria Grazia Cucinotta, qui anche produttrice, nei panni di un'infermiera, e Maurizio Casagrande, un chirurgo burbero solo in apparenza.
Lorenzo Tozzi
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