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Io, l'altro
regia: Mohsen Melliti
con Raoul Bova, Giovanni Martorana
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La Stampa, 18 maggio 2007
Il pescatore Bova si scopre razzista
Interamente ambientato a bordo di una barca, il film di Melliti racconta
il sofferto passaggio dall'amicizia all'odio per via del terrorismo
La Sanmarco Film, società di Raoul Bova, è coproduttrice
di Io, l'altro di Mohsen Melliti, e non si può non ammirare l'attore
per l'iniziativa di realizzare un film come questo che racconta il passaggio
dall'amicizia al sospetto all'odio per via del terrorismo e della guerra
di civiltà.
I pescatori Giovanni, siciliano, e Yousef, tunisino, sono amici da molti
anni. Lavorano insieme, insieme hanno deciso di comprare un peschereccio
per mettersi in proprio e non continuare a vivere sotto padrone (senza
riuscire però a evitare le prepotenze dei venditori all'ingrosso
del pescato. In una sorprendente evocazione parziale de La terra trema
di Luchino Visconti e dei suoi problemi rimasti identici per i pescatori,
i due uomini che parlano il dialetto siciliano sono «come fratelli».
Escono in mare per andare a pescare. Alla radio sentono dell'attentato
terroristico a un treno in Spagna, della ricerca del sospetto attentatore,
uno Yousef.
Mentre i due lavorano in mare, il sospetto prende poco a poco forza
nel siciliano: il suo compagno potrebbe essere il terrorista? Certamente
no, ma la radio così sollecita nella disinformazione ha cessato
di chiacchierare e il silenzio rende l'atmosfera ancora più difficile
e pesante. La diffidenza reciproca assume le forme concrete della prigionia
e della minaccia armata. Domande ansiose e risposte sarcastiche s'intrecciano
sino a che il dubbio diventa dramma. Non manca qualche ingenuità:
la nascita del sospetto è incomprensibile tra amici che da dieci
anni non si lasciano un momento, il sospetto stesso si gonfia con troppo
rapida facilità, così come è troppo repentina e
forte la nuova inimicizia tra i due.L'espediente narrativo è molto
poco convincente. Ma quelle lunghe ore sul mare, immobili per un guasto
al motore, sentendosi crescere dentro pregiudizi e violenza, sono ben
costruite e ben recitate.
Lietta Tornabuoni
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La Repubblica, 18 maggio 2007
Esordio del regista tunisino Melliti, prodotto e interpretato da Raoul Bova: stile semplice per un tema importante
"Io, l'altro", due poveri pescatori divisi dallla paura del terrorismo
Il siciliano Giuseppe e il tunisino Youssef condividono molte cose: lo spazio di un peschereccio, in navigazione nel canale di Sicilia, il cibo e l'acqua, lo sfruttamento da parte di un boss mafioso. Entrambi amano la famiglia, le donne, il calcio. Sono, in altre parole, buoni amici. Finché la radio di bordo, tra uno spot e una canzonetta, non porta la notizia che un uomo con lo stesso nome del maghrebino è ricercato dalla polizia italiana per la strage di Madrid. Il sospetto s'insinua nella mente di Giuseppe. Inizia una rappresentazione, a due soli personaggi, dello "scontro di civiltà" che taluni vedono in atto nello scenario mondiale.
Io, l'altro affronta un tema così decisivo con uno stile semplice, d'ispirazione post-neorealista. Però spiega bene ciò che, con parole dotte, va ripetendo il grande sociologo Zygmunt Bauman: l'incertezza e la precarietà della vita contemporanea (quella di Giuseppe, nel caso) trovano un capro espiatorio nell'"altro", facendone il colpevole di tutti i mali; anche se in realtà, come recita il titolo, "io" e l'"altro" sono la stessa cosa.
Se il pescatore italiano diventa il suo persecutore per diffidenza e pregiudizio, neppure Youssef - giustamente - è rappresentato come un santo: lo dimostra l'episodio del ritrovamento di un cadavere, gettato da una carretta del mare. Pur a prezzo di qualche ingenuità (la dissolvenza fra i ritratti di padre Pio e di Osama Bin Laden), quello di Mohsen Melliti è un film civile, benintenzionato, a suo modo importante.
Roberto Nepoti
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