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Io e Beethoven
Io e Beethovenregia di Agnieszka Holland
con Ed Harris, Diane Kruger, Matthew Goode
 
La Repubblica, 15 giugno 2007

Il film con Ed Harris nel ruolo del grande musicista

"Io e Beethoven", il genio tra sordità e sregolatezza

Le biografie dei geni son sempre gatte da pelare. Tantopiù se il genio è Beethoven: il tardo Ludwig van, sordo, lunatico e perennemente di cattivo umore. Siamo nel 1824 e il compositore ha completato la Nona; ma, alla vigilia della "prima", la partitura non è ancora pronta. Così, il suo editore trova una copista di buona volontà, Anna Holtz, diligente, bella (la Elena di "Troy") nonché incondizionata ammiratrice del Maestro. Il quale però, col caratteraccio che si ritrova, la tormenta e la umilia, sbeffeggiandone le ambizioni musicali, facendo professione di antifemminismo e arrivando, per spregio, a mostrarle il sedere. Ovvio che il rapporto è destinato a cambiare la vita di entrambi, come una paternità vicaria o un grande amore inconfessato.

Tutto, in Io e Beethoven, è prevedibile: basta aver frequentato, anche in maniera episodica, il filone genio-e-sregolatezza. Scritta da uno sceneggiatore specializzato in "biopic", Christopher Wikinson ("Alì", "Nixon"), la screenplay non riserva la minima sorpresa; e pazienza così. Però non avremmo voluto vedere Agnieszka Holland, indimenticata regista della "new wave" polacca, cadere nelle trappole più banali. Come il montaggio che accelera o rallenta al ritmo della musica ("fuga"=corsa in carrozza); oppure la fanciulla che, nell'epilogo, cammina in un campo fiorito. O, peggio ancora, il silenzio improvviso alla prima esecuzione della Nona, a significare che Ludwig non può - somma ingiustizia - sentire il proprio trionfo.

Roberto Nepoti

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