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Intrigo a Berlino
di Steven Soderbergh
con George Clooney, Cate Blanchett, Tobey McGuire
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La Stampa, 2 marzo 2007
Se Clooney finisce in "Casablanca"
Con George Clooney e Cate Blanchett bruna, in un paesaggio di macerie
alla Germania anno zero, in un'atmosfera di misteri, spie e passioni
spente tra Il terzo uomo e Casablanca, in bianconero e stile Anni Quaranta,
un film ambientato subito dopo la seconda guerra mondiale: Intrigo a
Berlino di Steven Soderbergh è tanto manierato, tanto citazionista,
da risultare alla fine piuttosto inerte.
Eppure tragedie e colpe si susseguono con affanno. Un corrispondente
di guerra americano addetto alla Conferenza di pace di Potsdam, le tre
storiche poltrone da giardino dove siedono Churchill col sigaro, Truman,
Stalin in giacca bianca. Berlino divisa in zone d'appartenenza dei vincitori
della guerra, un autista militare semplice e corrotto, gente che cerca
soldi o una via di fuga, una donna fatale povera resa miserabile dall'ansia
e dai rimorsi che era stata un tempo amante del giornalista. Un complotto
intorno a uno scienziato. Un cadavere scoperto nella zona russa con 100.000
marchi in tasca. La guerra fredda già imminente: «Solo il
Giappone continua a combattere. Ora il nemico sono i russi».
Se il film comincia con la vecchia sigla della Warner Bros. e la sua
musica enfatica, finisce quasi come Casablanca: la donna amata sale sull'aereo,
Clooney è della razza di chi rimane a terra, l'aereo avvia i motori.
Clooney si allontana lento, solo, e non ci sarà nessuna buona
amicizia.
Lietta Tornabuoni
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L'Espresso, 9 marzo 2007
Berlino senz'anima
Il film di Steven Soderbergh è un'opera accurata, ricca di citazioni, ma complessivamente manieristica e inerte
Intrigo a Berlino di Steven Soderbergh è un'esercitazione cinefila. È tratto dal romanzo 'The good German' di Joseph Kanon. È girato in bianconero, con un'unica macchina da presa, con obiettivi, illuminazione e musiche alla maniera degli anni Quaranta (è ambientato nel 1945), inquadrature composte assai formaliste, recitazione esteriore non introspettiva. Comincia con la vecchia sigla della Warner Brothers, continua con spie e mistero alla 'Terzo uomo', finisce quasi come 'Casablanca': la donna amata sale sull'aereo, George Clooney rimane a terra, l'aereo avvia i motori, Clooney si volta e si allontana lento, solo. Per il paesaggio di macerie di Berlino alla fine della Seconda guerra mondiale sono stati utilizzati gli esterni di 'Scandalo internazionale' di Billy Wilder, 1948.
Con tutto questo, con tanta accuratezza, tanto manierismo, tante citazioni, il film risulta inerte. Un corrispondente di guerra americano incaricato del servizio sulla Conferenza di pace di Potsdam, torna a Berlino dove anni prima aveva vissuto, anche nella speranza di rivedere l'amata Cate Blanchett. Eventi, tragedie e colpe lo assediano. Le tre storiche poltrone da giardino dove siedono Churchill, Truman, Stalin in giacca bianca. Fame, notti brevi del coprifuoco, sigarette. Un complotto intorno a uno scienziato. Un cadavere americano ritrovato nella zona sovietica con 100 mila marchi nelle tasche. La città divisa nelle zone di appartenenza dei vincitori della guerra. Gente che cerca soldi o vie di fuga. L'ex amante alterata dalle bugie, dall'ansia, dal rimorso degli errori commessi per sopravvivere. Prostitute sguaiate e stanche. Un tedesco nascosto come un topo. La guerra fredda già pronta: "Solo il Giappone continua a combattere. Ora il nemico sono i russi". C'è tutto: tranne la vita, o un minimo di passione non accademica, non lignea, umana.
Lietta Tornabuoni
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