Con Vergassola la psicoterapia inizia dalle risate
Come tanti altri comici
che giungono alla notorietà televisiva,
anche Dario Vergassola non si sottrae alla tentazione di fare teatro
per mettere a frutto il tesoretto conquistato sul piccolo schermo. Cresciuto
come fiancheggiatore, su uno strapuntino, del divano rosso di Serena
Dandini a «Parla con me» su Raitre, Vergassola, dal lunedì al
sabato, corre per palcoscenici a esibire le «Interviste impossibili» del
suo repertorio. Ora è al Diana, per una serata, dice, «alternativa,
democratica e di sinistra». Ma poi, annuncia, il suo sarà un
cabaret di autoanalisi: ha il vantaggio di non dover remunerare lo psicanalista,
anzi ci guadagna pure, perché il pubblico paga per ascoltarlo.
Tutto solo sul palco, appena un fondale nero, fa mostra di lodare il
lavoro (inesistente) dello scenografo, come modello di sottrazione e
interiorizzazione. Vien da pensare che, proprio in questi giorni, l'Istituto
per gli studi filosofici ha promosso a Napoli un convegno di alta cultura
sul tema del valore terapeutico della risata in letteratura. Vergassola,
nel suo piccolo, ci prova: ma le sue, lo ammette lui stesso, sono soltanto
chiacchiere da bar, come quando, nella natia La Spezia, città morta,
la sera sopravvivono solo le luci dei bancomat e non resta che «cazzeggiare» a
tempo perso. Con buona dose di autoironia, sottopone la sua figura di
omino calvo e occhialuto, logorroico e depresso, all'effetto terapeutico
del raccontare per ridere. Si dichiara in moratoria sessuale, maschio
che non esercita, credente non praticante. In difficoltà con le
donne. La rivalsa arriva ora che lavora nel mondo dello spettacolo, con
la possibilità di incontrare le «belle gnocche» della
tv, dove però le appetibili tette sono spesso inversamente proporzionali
alle dimensioni del cervello. Una veloce cavalcata, per carità senza
nulla di personale, ma non senza punte di cattiveria: dalla vistosa e
svampita Valeria Marini a Martina Colombari e Simona Ventura, dalle straniere
Moric, Estrada e Stefanenko a un crudele ritratto della Lollo imbalsamata.
Non va meglio per gli uomini, nel teatrino che va da Prodi e Fini a Valter
Nudo e Fabrizio Corona. Ma sono appena punture di spillo. Con la chitarra
alterna canzoncine di sfortunati innamoramenti. Resta da capire, fuori
dalle luci del set o del palco, cosa vorrà fare da grande.
Franco
de Ciuceis