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  Interviste impossibiliInterviste impossibili

di e con Dario Vergassola
Napoli, Teatro Diana, dal 23 ottobre 2007

   
 
Il Mattino, 26 ottobre 2007
Con Vergassola la psicoterapia inizia dalle risate

Come tanti altri comici che giungono alla notorietà televisiva, anche Dario Vergassola non si sottrae alla tentazione di fare teatro per mettere a frutto il tesoretto conquistato sul piccolo schermo. Cresciuto come fiancheggiatore, su uno strapuntino, del divano rosso di Serena Dandini a «Parla con me» su Raitre, Vergassola, dal lunedì al sabato, corre per palcoscenici a esibire le «Interviste impossibili» del suo repertorio. Ora è al Diana, per una serata, dice, «alternativa, democratica e di sinistra». Ma poi, annuncia, il suo sarà un cabaret di autoanalisi: ha il vantaggio di non dover remunerare lo psicanalista, anzi ci guadagna pure, perché il pubblico paga per ascoltarlo. Tutto solo sul palco, appena un fondale nero, fa mostra di lodare il lavoro (inesistente) dello scenografo, come modello di sottrazione e interiorizzazione. Vien da pensare che, proprio in questi giorni, l'Istituto per gli studi filosofici ha promosso a Napoli un convegno di alta cultura sul tema del valore terapeutico della risata in letteratura. Vergassola, nel suo piccolo, ci prova: ma le sue, lo ammette lui stesso, sono soltanto chiacchiere da bar, come quando, nella natia La Spezia, città morta, la sera sopravvivono solo le luci dei bancomat e non resta che «cazzeggiare» a tempo perso. Con buona dose di autoironia, sottopone la sua figura di omino calvo e occhialuto, logorroico e depresso, all'effetto terapeutico del raccontare per ridere. Si dichiara in moratoria sessuale, maschio che non esercita, credente non praticante. In difficoltà con le donne. La rivalsa arriva ora che lavora nel mondo dello spettacolo, con la possibilità di incontrare le «belle gnocche» della tv, dove però le appetibili tette sono spesso inversamente proporzionali alle dimensioni del cervello. Una veloce cavalcata, per carità senza nulla di personale, ma non senza punte di cattiveria: dalla vistosa e svampita Valeria Marini a Martina Colombari e Simona Ventura, dalle straniere Moric, Estrada e Stefanenko a un crudele ritratto della Lollo imbalsamata. Non va meglio per gli uomini, nel teatrino che va da Prodi e Fini a Valter Nudo e Fabrizio Corona. Ma sono appena punture di spillo. Con la chitarra alterna canzoncine di sfortunati innamoramenti. Resta da capire, fuori dalle luci del set o del palco, cosa vorrà fare da grande.

Franco de Ciuceis

     
 
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