Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Interview
Interviewregia Steve Buscemi
con S. Buscemi, S. Miller, J. Loo, T. Elders, M. Buscemi
La Repubblica, 11 aprile 2008
 
Il Messaggero, 11 aprile 2008

L'inviato e la starlet,
gioco al massacro

Chi è più bugiardo, un giornalista o un'attrice? E nel confronto diretto sarà più scaltro l'inviato di guerra uso a schivare bombe e mercenari, o la divetta sexy e capricciosa? Non è una domanda retorica: vedere per credere Interview, remake Usa di un film del 2003 di Theo Van Gogh, il provocatorio regista olandese ucciso da un fanatico islamico nel novembre 2004. Affidato all'attore e regista Steve Buscemi, volto-feticcio di Jarmusch e dei Coen (altri due film di Van Gogh sono stati rifatti da Stanley Tucci e Bob Balaban), Interview ricorda il recente Sleuth, a sua volta ripreso da un classico di Mankiewicz. Curiosamente in Sleuth c'era Jude Law, compagno storico di Sienna Miller, che qui invece è la starlette intervistata di malavoglia dal coriaceo Buscemi, "firma" politica spedita chissà perché a occuparsi di un personaggio che ignora e che non lo interessa affatto (ma sarà vero?). Partita malissimo in un locale alla moda, l'intervista sembra rianimarsi nel lussuoso loft dell'attrice per poi prendere una piega inaspettata. Ma tra gaffes e ripicche, slanci e ripulse, sotterfugi e rivelazioni, prende corpo un duello combattuto da entrambi a colpi di simulazioni d'ogni sorta. Quasi un trattatello di massmediologia e seduzione, recitato da una coppia efficacissima. Anche se forse troppo impari quanto ad appeal.

Fabio Ferzetti

 
Il Manifesto, 11 aprile 2008

Duello all'ombra. Un film da camera molto paradossale

Intervista è un film-duello, da camera. Ricorda un po' Gli insospettabili, ma come è stato recentemente conciato per le feste da Branagh. Scritto da dio, direbbe un ateo, e per un po' gradevole, grazie a certi dettagli eccentrici dei due interpreti, nei ruoli del giornalista superbo «da Pulitzer», che intervista (è in ribasso), nell'appartamento di lei, una divetta da soap. E sbuffa. E della diva che maneggia, per mestiere, ogni trucco emozionale meglio di quel quasi celebre notista di esteri, e che sbuffa, per essersi pure portata il lavoro in casa...
Dopo un po', però, il risultato del match psicologico non interesserà più nemmeno i bookmaker. Quando, nei film «da camera», lo scontro non trova il modo di rovesciare le configurazioni iniziali dei personaggi (succedeva invece nel capolavoro di Mankiewicz, che apriva voragini psicologiche continue e trasformava Caine e Olivier in imprevedibili cacciatori «grossi») e serve invece solo per riaffermare, con trucchetti di plot, gli stereotipi dei personaggi, come fossero due burattini, il «cacciatore di sensazioni forti» e la «produttrice di sensazioni forti», entriamo nel paradosso. È proprio la cultura iconoclasta araba che si compiace di maneggiar «burattini» nell'arte, e mai esseri umani a tutto tondo. Ma non posso credere che Steve Buscemi, geniale performer, capace di sformare gli animi degli spettatori, regista esperto e sensibile, sia anche così perfido. Ha accettato per senso civico di rendere omaggio al collega olandese Van Gogh (realizzando questo remake di una sua regia), il cineasta, scandaloso più come attore di Kerkhov, assassinato da uno squilibrato islamista all'ultimo stadio, che si giustificò con ciò che si trovava a portata di mano. Come gli adolescenti stragisti che danno la colpa ai film horror. Gli assassini si dividono in geniali o banali, nel dettaglio estetico che non ne aumenta o diminuisce il crimine, semmai l'audience. Anche gli assassinati sono banali e geniali, e Van Gogh apparteneva alla prima categoria. Urlava contro l'Islam (non sempre a torto) ma ne aveva già incorporato i peggiori difetti.

Roberto Silvestri

 
La Repubblica, 11 aprile 2008

"Interview", Theo Van Gogh
riletto da Steve Buscemi

Interview è un gioco-di-massacro a due soli personaggi; una specie, per intenderci, di Sleuth in versione bisex. Si tratta del remake di un film di Theo Van Gogh, il regista olandese ucciso nel 2004 da un fondamentalista religioso. Progettava di rifarlo lui stesso in America; ora il compito se lo è preso Steve Buscemi, assieme al character di Pierre Peters.

Giornalista politico, Pierre vorrebbe occuparsi di un grosso scandalo alla Casa Bianca; invece lo spediscono a intervistare Kathya, giovane star di soap televisive. Riluttante lui, riluttante lei. Il primo round si svolge in un ristorante, dove i due fanno subito baruffa; dopo un piccolo incidente, il match prosegue nel loft della ragazza e, poco per volta, il rapporto si fa più intimo. I due litigano, flirtano, bevono come spugne e giungono a confidarsi. Perlopiù, tuttavia, si raccontano bugie.

Piccolo film da camera sulla confusione tra realtà e rappresentazione, oltreché sulle ambivalenze del rapporto con i media e la celebrità, "Interview" eredita parecchi tic del cinema indipendente americano, terreno di coltura di Buscemi. Però sa trasmettere un notevole senso di credibilità, grazie alle riprese - simultanee e continue - di tre diverse telecamere digitali.

Roberto Nepoti

© Sipario 2011