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Inkheart
Inkheartdi Iain Softley
con Brendan Fraser, Paul Bettany, Helen Mirren, Jim Broadbent, Andy Serkis, Eliza Bennett, Rafi Gavron
 
L'Unità, 21 febbraio 2009

Cosa resterà di questo fantasy un po’ avventuroso tratto dal libro di Cornelia Funke INKHEART-LA LEGGENDA DI CUORE D’INCHIOSTRO? La troupe probabilmente si ricorderà quanto si mangiava bene in Italia mentre nella provincia di Savona faranno due conti delle ricadute economiche (circa 4 milioni di euro) per una produzione Usa che ha girato in diversi comuni della zona. Potenza delle film commission, che attirano filmaker fornendo servizi e ottenendo pure pubblicità per le bellezze della zona. Ingeneroso pensare che ci sia solo questo di rilevante nel film di Iain Softley, sceneggiato dal premio Pulitzer David Lindsay-Abaire? Non proprio, anche se nella storia di un restauratore di libri (Brendan Fraser) e della figlia 12nne (Eliza Hope Bennett), che hanno il dono di portare sulla terra i personaggi delle storie che leggono ad alta voce (buoni e cattivi, s’intende), c’è pure troppo, con un via vai che ad un certo punto appare quasi a vuoto. Perché i due sono perseguitati da un cattivo che vuole rientrare nelle pagine del libro “Inkheart” che poi tanto cattivo non è. Perché il malvagio vero, pure lui evocato dalla lettura, vive in un castello e tiene ostaggio la mamma che la protagonista Meggie non vede da quando era piccola, pensando chissà quali cattiverie sul suo conto. C’è anche l’autore del libro, Fenoglio (e chissà se Cornelia Funke conosce l’esistenza di un omonimo italiano). Considerate le possibilità espressive di Brendan Fraser e la resa degli effetti speciali, un po’ più che modeste, questo fantasy va preso con le dovute precauzioni: vedetelo se appassionati o costretti da figli piccoli. Resta un fatto: una storia che celebra il piacere della lettura manca proprio di passione per il racconto. In un ruolo di contorno “the Queen” Helen Mirren, zia altezzosa che vive in una bella villa sul mare in mezzo ai suoi libri. E fin qui tutto bene. Ma c’è una scena per esempio in cui l’attrice inglese passa su un unicorno. E avrà fatto ricorso a tutto il suo humor, pensato che oltre ai film, bisogna girare pure film “alimentari”. E se vuole mantenere il suo tenore e potersi permettere una grande masseria nel profondo Salento, le tocca pure questo.

Pasquale Colizzi

 
Il Giornale, 6 marzo 2009

"Inkheart", l'incredibile degli anni '70

Cornelia Funke ha scritto un libro (Mondadori), Inkheart (Cuore d’inchiostro), da cui Iain Softley ha tratto un film fantasy, il genere che ha esteso alla fantascienza e all’orrore la sua sregolatezza: vi accade infatti tutto ciò che gli effetti speciali possono mostrare. Dopo cinque minuti, la persona disposta ad eccezioni alla realtà, ma non all’irrealtà assoluta, esce dal cinema. Con Inkheart si può restare per l’ambientazione anni Settanta e gli esterni liguri, scenario insolito. La recitazione - a cominciare da Brendan Fraser, scrittore col dono di dar vita ai personaggi - è da «non crediamo in ciò che facciamo, ma ci pagano bene».

voto 5/6
MC

 
Il Mattino, 21 febbraio 2009

Avventure dentro un libro

Ogni tanto anche il fantasy mainstream propone riflessioni più audaci e sofisticate. È il caso del kolossal «Inkheart», anche se il merito è soprattutto della scrittrice tedesca Cornelia Funke, autrice del bestseller «La leggenda di Cuore d'Inchiostro», che ha ispirato il film. L'interessante interazione tra fantasia e realtà e l'avventuroso cortocircuito tra mondo magico e mondo reale che sono al centro della storia, sono attivati da un misterioso libro intitolato «Inkheart», appunto. Nove anni prima Mortimer, rilegatore dotato del paricolare potere di dare vita ai personaggi della letteratura, leggendo a sua figlia Meggie alcuni brani del libro provocò involontariamente l'incarnazione del malvagio Capricorno, mentre la sua adorata moglie Resa veniva risucchiata nel mondo fantastico del romanzo. Quando, dopo una lunga ricerca, Mortimer ritrova il libro, è intenzionato ovviamente a riportare la donna nella realtà, ma deve fare i conti con Capricorno che, invece, vuole che l'uomo porti in vita altre malefiche creature e, per convincerlo, rapisce la dodicenne Meggie. Lo attende uno spettacolare e pericoloso viaggio nel mondo di Inkheart per salvare moglie e figlia. È vero che l'immaginario contemporaneo per adolescenti è dominato dalle mitologie elettroniche, ma questo fantasy suggerisce con l'espediente paradossale di un universo fantastico che può trasformarsi in un incubo, una chiave per superare la tradizionale separazione tra il mondo(letterario) dei piccoli e il mondo(reale) degli adulti. Il film si muove sui collaudati binari del fantasy d'avventura e dei personaggi e delle ambientazioni di routine, rinunciando alle suggestive implicazioni metaletterarie. Brendan Fraser (nella foto, in una scena), che dà volto al personaggio di Mortimer, sta diventando ormai un'icona del kolossal di genere grazie alla solita, unica espressione.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 20 febbraio 2009

Che paura se il libro
diventa realtà

Un uomo che ha perso la moglie fra le pagine di un libro di fiabe passa la vita a cercare di riportarla nel mondo reale, accompagnato dalla figlioletta ormai dodicenne. Un gruppo di personaggi catapultati dal mondo delle fiabe a quello reale, cerca invece disperatamente di tornare fra le pagine dei libri. Non tutti però: nel mondo moderno, con tutte le sue comodità, i "cattivi" stanno come in un ventre di vacca. Solo che intendono sfruttare quelle comodità a modo loro. E per farlo hanno bisogno proprio di quell'uomo, un pacifico rilegatore dotato dell'incredibile potere di materializzare i personaggi dei libri che legge ad alta voce...
Tratto dal romanzo omonimo di Cornelia Funke (Mondadori), e diretto dal non eccelso Iain Softley con mano incerta tra gli infantilismi del film per ragazzi di una volta e gli eccessi del fantasy contemporaneo, Inkheart usa un espediente narrativo sempre più diffuso da quando il postmodernismo è diventato una merce in saldo: la fantasticheria mèta-letteraria, ovvero l'abolizione dei confini tra la nostra immaginazione e il mondo circostante. È un classico "what...if?", declinato nei modi più corrivi del fantastico odierno, tenendo anche conto delle possibilità interattive che sono alla base dei videogame (vedi l'epilogo).
Il "dono" del povero Mo (Brendan Fraser) è infatti a doppio taglio. Per ogni personaggio fiabesco trasportato nel nostro mondo, una persona vera viene imprigionata nel mondo delle fiabe. Così, in apertura la povera Sienna Guillory scompare, e una decina d'anni più tardi ecco marito e figlia cercare una copia dell'introvabile romanzo da cui è stata "inghiottita" fra i monti e le valli della Liguria. Non è solo una location suggestiva: il romanzo della Funke è ambientato proprio sulla Riviera di Ponente; e l'autore del libro cui Brendan Fraser dà la caccia, intitolato appunto Inkheart (il rubizzo Jim Broadbent), si chiama, bontà dell'autrice, Fenoglio.
Difficile però credere che l'autore del Partigiano Johnny avrebbe gradito l'omaggio. Tutto infatti si riduce a un duello a colpi di effetti (poco) speciali, che trascura o sfrutta superficialmente le possibilità dischiuse dalla combinazione fra i due mondi. I soli momenti di emozione sono l'incontro fra lo scrittore stupefatto e i suoi personaggi, e in particolare il mangiafuoco Paul Bettany, che scopre sgomento di dover morire alla fine del libro, ma si ribella ("Tu non sei il mio dio!"). E la battaglia finale, combattuta scrivendo "in diretta" pagine che costringano i cattivi trionfanti a rientrare nei ranghi.
Il resto è prevedibile, sia come eventi che come immagini. Stupisce trovare in un film così svogliato attori importanti come Broadbent, Bettany o Helen Mirren. Mentre Jennifer Connelly, nella vita signora Bettany, si concede un'apparizione non accreditata. E Andy Serkis, qui perfido Capricorn, fa rimpiangere il suo celebre clone in 3D: il Gollum del Signore degli anelli.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011