Truman Capote e l'arte di vendere l'anima al diavolo
Come Capote (2005) di Bennett Miller, Infamous di Douglas McGrath si
focalizza sui sette anni della stesura di A sangue freddo (1966), il
romanzo cronachistico ispirato a un'efferata strage avvenuta in una fattoria
del Kansas nel '59, che per Truman Capote (1924-1984) rappresentò l'acme
del successo e insieme la dannazione. A dispetto della singolare coincidenza,
i due film sono assai differenti e hanno indotto all'inevitabile confronto:
meglio il Capote incarnato da Philip Seymour Hoffman, non a caso recipiente
dell'Oscar per la sua interiorizzata perfomance? O la più realistica,
caratterizzata personificazione dell'inglese Tobey Jones, che mette in
evidenza anche gli aspetti meno nobili del personaggio, brillante uomo
di società, gran pettegolo e confidente privilegiato delle signore
del bel mondo? Anche se non pochi critici americani, ritenendolo più raffinato
e misterioso, hanno votato a favore di Capote, a noi sembra che, entrambi
ottimi, questi biopic siano la dimostrazione che ogni storia può essere
raccontata in svariati modi e tutti convincenti.
Ricco di un prestigioso cast di contorno che annovera Gwyneth Paltrow
e Sigourney Weaver, Infamous sottolinea il sottofondo sessuale nell'ambiguo
rapporto che Truman intrecciò visitando in prigione l'assassino
Perry Smith (un Daniel Craig con i capelli neri, insieme fragile e intenso).
Mentre attraverso il fraterno legame con l'amica d'infanzia Nelle Harper
Lee (una Sandra Bullock da Oscar) si evidenzia la tensione di uno scrittore
disposto a vendere l'anima al diavolo pur di riuscire a tradurre la verità sulla
pagina.
Alessandra Levantesi