Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Indiana Jones e il mistero del teschio di cristallo
Indiana Jones e il mistero del teschio di cristallodi Steven Spielberg
con Harrison Ford, Shia LaBeouf
 
Corriere della Sera, 30 maggio 2008

Il vecchio Ford piace a due generazioni

Quarta puntata, lunga e fastosamente esotica, alla ricerca dei 13 teschi in una summa dello spirito di Indiana Jones, 20 anni dopo la sua ultima visita. L' ottima partenza al box office equipara il comune senso dell' avventura di due generazioni che si divertono con gli stessi pericoli: serpenti, botole, sabbie mobili, come ai tempi di De Mille, che Spielberg ha studiato, ma con un ritmo e un humour lontanissimi dallo stile da videoclip digital computer. C' è un pò di tutto, ma ci si diverte anche con un senso di sazietà. Il racconto si svolge nel ' 57, la guerra fredda con la Blanchett perfida sovietica e il figlio LaBoeuf che arriva vestito di cuoio, selvaggiamente Brando. Ma occhi puntati sul 65enne Harrison Ford, che inizia con ironia la terza età. voto 7

Maurizio Porro

 
L'Espresso, 30 maggio 2008

Riserva Indiana

Harrison Ford, il protagonista, ha 66 anni, George Lucas, il produttore, ha 64 anni: Steven Spielberg, il regista, ha 61 anni. Dal primo film della serie, 'I predatori dell'Arca perduta', sono passati 27 anni; 19 anni separano il film precedente, 'Indiana Jones e l'ultima crociata', da questa quarta puntata, 'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo'.

Pare una riunione di vecchi compagni di scuola, e infatti ci sono tutti. Un luogo esotico, il Perù. Un oggetto sacro da recuperare (qualcosa come l'Arca dell'Alleanza o il Santo Graal): il teschio di cristallo della leggenda maya. Il nemico in un periodo brutto della storia americana: durante la caccia ai comunisti della guerra fredda, militari sovietici comandati dalla bellissima colonnello Cate Blanchett armata di sciabola si sono infiltrati fino in Nevada tra gli esperimenti atomici americani. Una sorpresa, il figlio Shia LaBeouf che Indiana Jones non aveva mai conosciuto e che lo indurrà al matrimonio con l'amica di un tempo. Un po' di rétro: è il 1957. Catastrofi naturali: un mare di veloci formiconi rossi capaci di trascinare un uomo nel loro formicaio; il brulicare di scorpioni in un sotterraneo; un grosso serpente verdino usato come un palo per evitare di affondare nelle sabbie mobili. Catastrofe innaturale: la bomba atomica.

Il cappello marrone a larghe tese e la frusta di Indiana Jones sono quelli di sempre, mentre paternità e nozze introducono una normalità mai vista nell'avventuriero che rischia di perdere il suo lavoro di docente universitario per la stupidità storica del Fbi. 'Il regno del teschio di cristallo' è un film impeccabile e robusto d'intrattenimento per famiglie: però è un peccato che Spielberg faccia film di serie un po' logori, anziché appassionanti prototipi.

Lietta Tornabuoni

 
La Stampa, 23 maggio 2008

Per sempre "Indy"

Come sempre con Indiana Jones («Indy»), in Nevada e Perù 1957 c'è tutto. La bomba atomica. Un mare mobile di furenti formiconi rossi, capaci di trascinare un uomo nel loro formicaio. L'eroe sessantaseienne che salta, corre, s'arrampica con grande agilità (la sua giovane controfigura è sempre di spalle o lontana). Inseguimenti in moto, anche attraverso una manifestazione e dentro l'Università. Viaggio in Perù. Un sepolcro pieno di scorpioni. Persecuzioni del Fbi. Temibili militari sovietici comandati da una bellissima colonnello che si batte con la spada ed è Cate Blanchett. Un grosso serpente verdolino usato per salvare dalle sabbie mobili. La guerra fredda. Un figlio mai conosciuto prima. Cascate impetuose. La piramide che si disfa, le antiche mura che crollano, un disco volante: e alla fine il matrimonio di Indiana Jones.

E' la quarta puntata delle avventure dell'uomo con la frusta. Fatta benissimo, ma capace di suscitare un'emozione doppia: da una parte un piacevole sentimento di rassicurante familiarità (il primo film, I predatori dell'Arca perduta, risale a oltre un quarto di secolo fa); dall'altra parte, il senso un poco disperante che il tempo non passi mai, che il cinema e la cultura in genere non sappiano progredire, l'oppressione di una ripetizione senza fine. Quando uscì il promo film, nel 1981, presidente del Consiglio era Spadolini, Bobby Sands e altri nove si lasciavano morire di fame in carcere, Giovanni Paolo II veniva colpito da tre pallottole dell'attentatore Ali Agca, usciva La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani. Il regista Spielberg aveva 37 anni, adesso ha tutti i capelli bianchi. Si progredisce, si arretra, si resta fermi?

Diversamente dai film precedenti che concentravano la ricerca avventurosa su oggetti simbolici o leggendari della religione ebraico-cristiana (l'Arca dell'Alleanza, il Santo Graal), Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo si occupa di una leggenda Maya che narra dell'esistenza di tredici teschi di cristallo, creati dopo il diluvio che sommerse la mitica città di Atlantide. Anziché sullo sfondo della II Guerra Mondiale, questo film si svolge in un periodo nero della storia Usa: la guerra fredda e la caccia ai comunisti per cui Indy rischia di perdere il suo lavoro di professore. Harrison Ford se la cava nonostante gli anni e si scopre papà; il film è divertente, impeccabile.

Lietta Tornabuoni
 
Il Giornale, 23 maggio 2008

Il "vecchio" Indiana in corsa contro i russi

Un turbine di effetti speciali e una spruzzata d'inventiva rinfrescano la senilità di Indiana Jones (Harrison Ford), ora alle prese col Mistero del teschio di cristallo, quarto episodio della serie. Qui siamo, inizialmente, negli Stati Uniti del 1957, anno d'esperimenti nucleari nel deserto e consumismo nelle case. A salvar l'eroe da una bomba H, è il frigorifero di una casa di un villaggio fantasma, costruita per vedere come un'esplosione la distruggerebbe. Dall'epoca si capisce che il nemico non può essere - come nell'Ultima crociata - la Germania, ma l'Unione Sovietica. E a incarnarla è il colonnello dell'Esercito rosso Cate Blanchett, decisa a trovare i resti di alieni giunti sulla Terra. Come in un libro di Peter Colosimo (per chi se lo ricorda), il film propone la nascita delle grandi civiltà come frutto di un apprendimento umano a opera di extraterrestri. In questo flebile contesto si torna alla solita indiavolata corsa, che conduce l'eroe e il suo codazzo fino in Perù. Ford porta bene gli anni, Shia LaBeouf interpreta il figlio che, finora, non sapeva d'aver avuto da Karen Allen. Ed è lui che spesso lo salva dai russi, liberamente vaganti per il continente americano, in uniforme e con mezzi blindati, in barba alla «dottrina Monroe»!
Non è a un film come questo che si chiede grande recitazione. Il ritmo furibondo evita di far riflettere su ciò che si vede, e sulla sua logica. In questo genere, il Mistero del teschio di cristallo è un ottimo prodotto, consapevole che presto, con nuove tecniche, ci potrà essere qualcosa di meglio. Ma per il momento...

Maurizio Cabona

© Sipario 2011