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Imago mortis
Imago mortisdi Stefano Bessoni
con Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Geraldine Chaplin, Leticia Dolera
 
Corriere della Sera, 16 gennaio 2009

Horror prevedibile in stile Anni 70

Usciti dalla sala, ci si stupisce di non essere tornati negli Anni 70 perché il tono del film è proprio quello degli horror di allora. I fatti: a Torino per studiare nella scuola di cinema diretta da Geraldine Chaplin, l' orfano Bruno (Alberto Amarilla) fa amicizia con due ragazze (una è Oona, la nuova generazione Chaplin) ma inizia per lui un terribile periodo di incubi in cui lo insegue uno zombie. E poiché è sempre «l' occhio che uccide» (per dirla con Michael Powell) verrà fuori il segreto, un folle che in passato tentò di riprendere dalla cornea le ultimi visioni di un morituro: ed ecco la thanatografia, effetto speciale il bulbo oculare. Così la storia si ripete in un film senza scosse, a tappe fisse e prevedibili, autore Stefano Bessoni, che non sfrutta un buon soggetto «metacinema» che gli permette solo alcune citazioni (l' istituto Murnau, i nomi di Ozu e della Nicolodi). (m. po.) voto4,5

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 16 gennaio 2009

Quei fantasmi parlano spagnolo

Nel bizzarro Murnau Film Institute accadono cose strane. Uno studente di cinema vede fantasmi, beve assenzio e indaga sul "tanatoscopio", un marchingegno che fotografa nell'iride l'ultima immagine vista. Era usato in passato dallo scienziato pazzo Fumagalli. Forse qualcuno al Murnau vuole fare un remake dei suoi esperimenti assassini. Che c'entri qualcosa lo squinternato corpo docenti capitanato da una spiritata Geraldine Chaplin che lecca i serpenti? Imago mortis ovvero "quer pasticciaccio brutto" (coproduzione ispano-italo-irlandese) scopiazzato dal cinema spagnolo del terrore. Sceneggiatura improbabile, attori improponibili, lunghezza al di là dell'umana sopportazione, citazioni senza senso e zero atmosfera. Si volevano evocare i fantasmi di Amenábar e l'orrore fiabesco di Del Toro e invece si è arrivati dalle parti dell'ultimo Dario Argento. Ridicolo involontario. Altro che "tanatoscopio", questa è la cura Ludovico. E' inutile. Non li sappiamo più fare.

Francesco Alò

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