“Il soffio dell’anima” e il figlio di E.T.
Ménage à trois: arte, impegno e commercio. Difficile far contenti tutti. Il soffio dell'anima di Victor Rambaldi (negli '80 si chiamava Vittorio e faceva horror finto americani come Primal Rage e Nightmare Beach) ci prova raccontando la storia di Alex (Flavio Montrucchio dal Grande fratello), trentenne in dialisi che sogna di vincere un torneo di arti marziali con la tecnica da lui inventata “Il soffio dell'anima”, che è anche il titolo della pellicola. Tratto dal romanzo autobiografico di Valentina Lippi Bruni (era fidanzata dell'Alex della finzione), il film cerca di essere Karate Kid con la malattia. Accettabili le parti agonistiche con Montrucchio, molto espressivo quando è silente. Potrebbe essere un ottimo attore d'azione, se facessimo quel cinema. Non è troppo peggio di Luca Argentero, anche se il più bravo uscito dalla Casa rimane sempre Pietro Taricone. Il soffio dell'anima diventa un refolo ammorbante quando affronta l'educazione sportivo-filosofica di Alex (c'è una guru asiatica che straparla) e aria fritta nell'artificiale storia d'amore. Non male Dario Ballantini come spalla comica. E' comunque una produzione extraterrestre nel panorama italiano. Sarà che il regista è il figlio del mitico creatore di E.T.?
Francesco Alò