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Il Signore va a caccia Il Signore va a caccia

di Georges Feydeau
con Mario Scaccia, Debora Caprioglio e Rosario Coppolino
regia Mario Scaccia
scene Andrea Bianchi
costumi Antonia Petrocelli

   
 
Giornale di Sicilia, 7 febbraio 2009

MESSINA (gi.gi.).- “Ma che cos’è, scusate, l’onestà delle donne? E’ l’opinione della gente. Ebbene, basta che non la mettiamo al corrente dei fatti nostri, la gente!”. E’ quanto con convinzione dice lo spasimante Moricet al suo oggetto del desiderio Leontine ne Il signore va a caccia (Monsieur chasse del 1892) di Feydeau - andato in scena con molti applausi al Vittorio Emanuele con repliche sino a domenica pomeriggio - precedendo il filosofare del Ciampa de Il berretto a sonagli di Pirandello, (uno è becco solo quando la gente sa), ponendosi per tragicità della vita come l’equivalente di Strindberg nel teatro comico e anticipando le “assurde” pièces  di Ionesco. Al centro del vaudeville adattato e diretto da Mario Scaccia, vestendo lui stesso, a quasi 90 anni, i sontuosi abiti neri di madame Latour-du-Nord, una sorta di maitresse da “Belle epoque” che con modi raffinati affitta ad ore la sua “casa” tutta velata di ombre e di bui, c’è la Leontine gentile e amorevole di Debora Caprioglio, nei panni d’una giovane moglie. La quale avendo il dubbio che il marito Duchotel ( Edoardo Sala) possa farle le corna con la scusa della caccia - un dubbio che diventa certezza per voce interessata di Moricet (Rosario Coppolino) che le fa la corte in modo asfissiante - deciderà di ricambiare il marito della stessa moneta. Tra equivoci, colpi di scena, battute fulminanti, calembour e scambi di persona, tutti i personaggi, in un gioco di geometrie mirabolanti s’incontreranno e si scontreranno senza volerlo in quella lussuosa alcova. Anche Leontine sarà sul punto di cedere, ma come in altri lavori di Feydeau, come Il tacchino, La pulce all’orecchio, L’albergo del libero scambio etc..l’adulterio non verrà mai consumato e lo spettacolo sarà solo un ping-pong sadico e gioioso danzato al ritmo di can-can tra fumi di champagne e assenzio.  Le scene liberty con mobilio d’epoca erano di Andrea Bianchi Forlani, belli i costumi indossati dalla Capriglio ad opera di Antonia Petrocelli e si notavano fra gli altri il cornificato signor Casagnè di Mario Patanè e il Gontrano, nipotastro della coppia, Fabrizio Coniglio

Gigi Giacobbe

     
 
© Sipario 2011