Adattato dal testo teatrale Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, testo che aveva preceduto la realizzazione del celebre film omonimo, lo spettacolo impegna gli allievi della Scuola di recitazione del Teatro Stabile in una prova non facile ma che, pur con alterni momenti, raggiunge buoni risultati. La regia è interessata a coordinare il tutto e a creare il senso inquietante della vicenda. Su tutto pesa l’angoscia della peste, simbolo del castigo divino per chi è malvagio e miscredente. La partita a scacchi giocata dal protagonista Bloch con la morte, è la partita della vita stessa. Bene in parte Andreapietro Anselmi, Bloch, nel manifestare il tormento e i dubbi della sua fede, e nel chiedersi perché Dio non gli parli. Davide Mancini dà all’edonistico e ateo scudiero Jons, vivacità e presenza scenica. La scenografia essenziale, dai toni cupi, contribuisce a suscitare un indefinito senso di mistero.
Etta Cascini