|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Il seme della
discordia
di
Pappi Corsicato
Con Alessandro Gassman, Caterina
Murino, Isabella Ferrari, Valeria
Fabrizi, Michele Venitucci, Martina Stella, Angelo Infanti, Monica Guerritore,
Iaia Forte, Rosalia Porcaro, Eleonora Pedron, Lucilla Agosti
|
| |
L'Unità, 11 settembre
2008
Caterina Murino se la mangiano con gli occhi tutti gli uomini
dei dintorni del Centro direzionale, i grattacieli di Napoli.
Ma lei è fedele al marito Alessandro Gassman, che invece
vende fertilizzante e fertilizza le clienti. Poi lei resta
incinta, lui scopre di essere sterile e se ne va pure offeso.
La spassosa madre Valeria Fabrizi esulta per la gravidanza,
il vigilantes Michele Venitucci, segretamente innamorato, la
osserva da lontano, l'amica coatta Isabella Ferrari cerca di
indirizzarla su una pista da cronaca nera perché l'inseminazione
per "grazia divina" è funzionata una sola
volta. Forse. Le donne comunque, tutte quelle di cui vediamo
sinuose camminate nell'incipit, fanno fronte comune. Gli uomini,
che figuraccia. Gassman record di velocità in amplessi
volanti.
L'ombra di Almodòvar "non bagna Napoli" ma
ispira il quarto film dell'autore, classe 1960, formazione
americana, puntata a Madrid e poi tre opere anti-naturalistiche,
magari coraggiose, commercialmente deludenti. Per questo film,
piccolo budget, ambientazione modesta ma colori pop e fluo.
Una commedia surreale che ha accenti forti e toni garruli,
dramma da ridere ispirato a "La Marchesa von O." di
Heinrich von Kleist, già sullo schermo per Rohmer con
esiti preziosi. Corsicato si autocita e cita molto, a modo
suo, da Via col vento alla Corazzata Potemkin fino al Pasolini
di Uccellacci e uccellini, col ragazzetto che balla un boogie
al bar e un riccetto che lo guarda. Tutto usato come fuoco
fatuo per strappare un sorriso. Cinema cinefilo che sembra
fatto più con la tesa che con il cuore. Caterina Murino
ha un'aria sospesa tra la femme fatale e la commessa (dice
per ordine del regista). Alessandro Gassman appare, scompare
spesso ma non manca a nessuno.
Pasquale Colizzi
|
| |
Corriere della Sera, 12 settembre
2008
Quasi un Almodóvar alla napoletana
Camp, rock, pop,
kitsch, gay, per il nostro Almodóvar
alla napoletana (riferimento d'obbligo) valgono i riferimenti.
Il film è di una leggerezza affascinante, gioca con
la farsa, il doppio senso ed esprime compiutamente ed amaramente
la volgarità di oggi imperante, ma in realtà è un
racconto surreale, quasi astratto, in una città irriconoscibile,
dove le traiettorie sentimentali sono complicate per tutti,
forse invisibili. Infatti c'è una bella insoddisfatta
moglie che rimane incinta senza aver peccato col marito Gassman,
come la marchesa Von O. di Kleist. Riferimenti ironici, ritmo
senza soste, l'humour di Corsicato libero dai pesi esistenziali
trova in un cast perfetto una corrispondenza di gran coerenza
stilistica e visiva: oltre la Murino ci sono una strepitosa
Ferrari, la ritrovata Fabrizi e la scoperta Michele Venitucci,
malizioso baricentro dell'ardita storia.
VOTO: 7,5
Maurizio Porro
|
| |
Il Manifesto, 6 settembre
2008
Corsicato, agilissimo divertimento visuale
Un po' compresso
nel giorno di Yuppi Du e dei documentari sulla Thyssen, inserito
quasi di straforo nel concorso da Medusa che ha spinto molto
di più Il padre di Giovanna di Pupi
Avati, il nuovo film di Pappi Corsicato, Il seme della discordia
, leggerissima commedia dai colori acidelli che mascherano
la finta superficialità dello schermo di Ennio Guarnieri
(tra il cult e il trash, da Medea a Callas Forever , da L'assoluto
naturale a La contessa di Castiglione ) e la pesantezza dell'origine
kleistiana del soggetto ( La Marchesa von O ), è una
bella sorpresa di fine festival e il solo film italiano che
mostri un desiderio totalmente autoriale di giocare col cinema
e di reinventarselo. Al di là, insomma, dei film di
produzione, costruiti a tavolino sulla forza di un libro (Ozpetek
che passa da un produttore-sceneggiatore come Gianni Romoli
al duo ProcacciPetraglia) o di un soggetto vagamente storico
che vorrebbe farsi romanzo (Avati) o di quelli nati sulle buone
intenzioni degli occidentali (Bechis che sul rapporto Brasile-indios
dovrebbe studiarsi un capolavoro come Serras do demorde di
Andrea Tonacci, 2006), questo Kleist in salsa napoletana brilla
per la continua mescolanza di livelli, citazioni alte e sciocchine,
geometrie visive, sguardi che si incontrano e si dissolvono.
Ovvio che ci siano Rohmer, Truffaut (le gambe), Sirk (le tende),
ma ci sono anche le scarpette colorate e i vestitini di Martina
Stella che fanno tanto Centovetrine , la strepitosa Caterina
Murino ricostruita da Guarnieri e da Corsicato come una nuova
Sophia Loren, la doccia della protagonista girata come quelle
della Fenech, Alessandro Gassman che fa l'eiaculatore più veloce
del mondo (come prestazione da mettere assieme a quella di
Claudio Santamaria in Birdwatchers di Bechis), Angelo Infanti
di verdoniana memoria (ricordate Manuel Fantoni in Borotalco
?), la Valeria Fabrizi che ci rimanda a Ferragosto in bikini
più che a La notte prima degli esami . Pappi Corsicato,
senza una sceneggiatura forte, senza una struttura di sostanza,
ha una grazia, una leggerezza, una densità visiva, che
non ritroviamo nelle commedie italiane di oggi, notti o manuali
che siano, un linguaggio cinematografico più ricco e
carnale di quello che abbiamo visto nei film italiani a Venezia.
In un concorso che si è alla fine dimostrato pieno di
film belli e bellissimi (Gerima, Demme, Miyazaki, Mojica, Bigelow,
Schroeder, Bernard-Trividic, Aronofsky...), disturbato da caldo,
zanzare, giornalisti acidi che se la prendono col festival
e poi parlano bene dei film italiani, perfino da una curiosa
polemica di Ernesto Galli Della Loggia sulla superiorità del
cinema perché d'autore (e cita Avati e Tornatore, due
film Medusa, perché?) sulla fiction della tv scialba
perché controllata dai produttori-padroni (ma Valsecchi
non sta entrando a Medusa proprio adesso? Che sia un articolo
pilotato?), Il seme della discordia , col suo titolo ambiguo
tra Marco Ferreri e Richard Brooks, ci offre un inaspettato
divertimento critico, un po' d'ossigeno. Oltre a una sana discordanza
rispetto a quello che vediamo solitamente. E Caterina Murino è bellissima.
Marco Giusti
|
|