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I Robinson - Una famiglia spaziale
I Robinson - Una famiglia spazialedi Stephen Anderson. (Stati Uniti, 2007)
 
La Stampa, 8 giugno 2007
Lewis orfano geniale vola nel futuro e trova mamma e papà

Una coppia di ragazzini amici e coetanei saranno nel tempo padre e figlio: «Non avrei mai immaginato che mio padre avrebbe potuto essere il mio migliore amico». E' l'idea migliore de I Robinson di Stephen Anderson, una prova della Walt Disney nell'animazione digitale, in un formato tecnologicamente nuovo e in un disegno leggermente antiquato, più alla Tintin che alla giapponese.

Lewis, orfano geniale, bambino inventore e scienziato con gli occhiali e i capelli biondi a spazzola, cerca una casa e quella famiglia che non ha mai conosciuto. La trova in adozione nel futuro, nonostante l'ostilità dell'Uomo con la Bombetta suo nemico, e non potrebbe essere più stravagante: la madre dirige e addestra un'orchestra di rane guidata telepaticamente, la nonna va pazza per la disco music, uno zio fa le consegne intergalattiche di pizza, una cugina porta un cappello a forma di grattacielo. La famiglia è sorvegliata da un robot-maggiordomo (serve a tavola estraendo dal proprio torace metallico molti piatti fumanti di spaghetti), da una piovra ostinata, da un feroce dinosauro, da uno sciame di bombette assassine. Tratto da un libro di William Joyce, presentando il ritratto di una famiglia avvenirista differente da tutte, il film ha l'intento didattico di abituare alla diversità e di indurre a vivere in funzione del futuro anziché rimanere prigionieri del passato: «Andare sempre avanti» è il suo motto. Il futuro non è ideato con particolare creatività, ma nel complesso il film è gradevole, divertente.

Lietta Tornabuoni

 
La Repubblica, 8 giugno 2007

"I Robinson", arriva dallo spazio
un'eccentrica compagnia

Piccolo genio specializzato in invenzioni esplosive, il trovatello Lewis è un tipetto da scoraggiare qualsiasi famiglia adottiva. Decide allora di ritrovare la sua vera madre; allo scopo realizza uno "scanner mnemonico" che lo proietta del futuro. Assieme al giovane Wilbur, fa la conoscenza della famiglia Robinson e subisce le minacce del malvagio Uomo con la Bombetta cui, nel passato, ha involontariamente causato un trauma.

L'ultimo prodotto d'animazione della Disney, in Digital 3D, è una variazione sul tema del paradosso temporale, frequentatissimo e tuttavia dotato di un fascino a prova d'usura. Col viaggio nel tempo, Wilbur scopre molte cose intorno al futuro proprio e altrui, riuscendo perfino a modificarlo; frattanto, la morale della favola sponsorizza le meraviglie del domani, i vantaggi della famiglia e soprattutto le virtù terapeutiche della fiducia in se stessi.

Ciò detto, I Robinson-Una famiglia spaziale è una piacevole sorpresa rispetto alla media dei film d'animazione delle ultime stagioni. Lo traversa un pizzico di follia che - per fare un accostamento ai film Disney in animazione tradizionale - ricorda "Alice nel Paese delle meraviglie". Come gli invitati al "tè di matti", i Robinson costituiscono una bella compagnia di squinternati, schizzati ed eccentrici. E, in fondo, anche la morale è esorcizzata da battute di dialogo insolitamente scanzonate. Del tipo: "Se Louis Armstrong avesse detto non posso, non sarebbe mai arrivato sulla una". "Ma quello era un jazzista!...".

di ROBERTO NEPOTI

 
Corriere della sera, 8 giugno 2007
Va in cerca della mamma ma trova un "fantagruppo"

Diretto da un regista deb, Stephen Anderson, che come minimo ci ha messo l’anima, prodotto da John Lasseter, il mago della Pixar, questo cartoon live action racconta, con ampia facoltà di prova di molto fantacinema, da Ritorno al futuro in poi, la storia di un ragazzino occhialuto che cerca la sua mamma. Invece trova, viaggiando nel futuro con un amico, la famiglia spaziale Robinson tra le più eccentriche, sofisticate, buffe. Siamo in un tempo geometrico indeterminato, terso, non troppo inquinato, lineare, futurista più che futuribile, in cui il segno grafico la fa da padrone rispetto alla partitura ovvia dei sentimenti e alla meccanica simpatia dei tipi stralunati che compongono l’identikit del fantagruppo, nonna compresa. E c’è anche un cattivo con la bombetta, un sornione e patetico inventore, forse uscito da un reality. Se funziona al box office, promette l’autore, arriva presto il 2, anche se la storiella gira un po’ a vuoto e con frenata ironia.

Maurizio Porro

 
Il Giornale, 8 giugno 2007
Quel divertente inventore pazzo

Affettuoso omaggio a Disney

È tutto un affettuoso omaggio a Walt Disney il leitmotiv dei Robinson con il suo positivo messaggio di «andare sempre avanti». Perché, diceva Disney, genio dell'animazione, «da queste parti non ci soffermiamo troppo a guardare indietro, andiamo sempre avanti». Ed è esattamente quello che fa Lewis, il piccolo ragazzo prodigio con i capelli a spazzola e con una smodata passione per ogni genere d'invenzione che spera di trovare la famiglia che non ha mai conosciuto. Ecco allora il suo viaggio nel futuro dove, nonostante le incursioni del cattivo di turno, uno stilizzatissimo e archetipico Uomo con la bombetta dall'infelice adolescenza, conoscerà una famiglia diversa dalle altre: i futuristici e divertenti Robinson. In qualche modo la sua famiglia.
Sì perché, con un occhio alla saga di Ritorno al futuro, questo piacevole film d'animazione gioca con un complesso andirivieni di piani temporali adatto, come si conviene alla Disney, sia per i grandi che per i più piccoli. Particolarmente curata l'edizione italiana con le scritte tradotte nella nostra lingua (come accadeva in passato) e con le curiose voci d'eccezione di Carlo Conti, Tiberio Timperi e Serse Cosmi, allenatore senza pallone. Giovanni Muciaccia, l'idolo dei bambini per il programma Art Attack, appare addirittura ritratto in alcuni fotogrammi.

(PArm)

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