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Primo giorno d'inverno (Il)
di Mirko Locatelli
con Mattia De Gasperis, Michela Cova, Andrea Semeghini, Teresa Patrignani
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Il Manifesto, 28 febbraio 2009
Sottile nebbia dell'anima. Riti di adolescenze inquiete
È uscito ieri Il primo giorno di inverno, distribuzione indipendente, come la scommessa produttiva messa insieme da Mirko Locatelli e da Giuditta Tarantelli, lui regista del film, lei alla produzione, insieme hanno scritto la sceneggiatura e lo hanno accompagnato dagli esordi alla Mostra del cinema (era nella sezione Orizzonti) fino a oggi. E del cinema «indipendente» Il primo giorno d'inverno ha la libertà emozionale, storia, attori, tutti giovanissimi e alla prima prova - ad eccezione di Giuseppe Cederna nel ruolo del maestro di nuoto - un occhio cinematografico e una sensibilità poetica, aspra e dolorosa, mai banale, nel dirci «politicamente» questo nostro presente. Per questo non perdetelo - è a Roma al cinema dei Piccoli e a Milano al Palestrina - sarà una scoperta bella, vitale e forte.
Mirko Locatelli è al secondo lungometraggio, dice che la sua storia ha voluto ambientarla nella provincia lombarda perché il bullismo non riguarda soltanto le periferie delle grandi città: «Tra gli adolescenti del mio film è un rapporto quasi tribale, vicino alla natura primitiva, per questo ho voluto giocare con le atmosfere esteriori e interiori mostrando il contrasto fra la serenità che suggerisce la pianura deserta e la durezza del tema trattato». Non so se quella pianura padana nebbiosa, appena prima del solstizio di inverno, nei giorni che corrono verso Natale, sia serena. C'è anzi una sottile inquietudine in quei luoghi forse perché la loro geografia è intimamente legata agli stati d'animo del protagonista, Valerio, (Mattia De Gasperis) che corre nel silenzio col suo scassatissimo motorino dardenniano (pure se lo sguardo di Locatelli sembra andare più verso Bresson che verso il cinema dei fratelli Dardenne). Adolescente solitario e confuso, Valerio vive con la madre e con la sorellina (Michela Cova) , a casa si parla poco, le frasi di rito, smozzicate, la cena, i soldi che mancano, le cose da fare, e ognuno sta per conto suo come capita. A scuola Valerio è tormentato da due ragazzi, sono più forti, sono in due, sono ricchi, hanno un motorino ultimo modello e ridono di lui. Valerio li detesta, finché non li scopre toccarsi in piscina sotto la doccia e inizia la sua vendetta.
Non è facile filmare l'adolescenza, quel confine incerto, rabbioso e fragilissimo si snoda. Locatelli si avventura in questi territori senza retorica, con un'idea di cinema che predilige alle spiegazioni l'immediatezza compatta della fisicità. È un film fisico Il primo giorno d' inverno nel quale la scrittura non resta mai costretta in se stessa ma respira negli spazi, nelle geometrie del vissuto che compongono i diversi capitoli di questo romanzo di formazione contemporaneo e insieme universale. La casa, la scuola, la piscina: la macchina da presa segue i gesti, le bracciate nell'acqua e i lunghi respiri. Guarda la competizione che esplode più che nella vasca negli spogliatoi dove i corpi dei ragazzi, che stanno scoprendo pulsioni e desiderio di una sconosciuta sessualità, si mettono in confronto. Col machismo senza tempo assorbito nelle chiacchiere da bar o in tv.
Dai luoghi comuni dell'ignoranza e della stupidità di un'educazione repressa, dal silenzio colpevole o dell'aggressività inutile che trasmettono genitori o insegnanti. Locatelli questo conflitto lo rende immagine, lo traduce nei corpi ignari dei ragazzi, in quell'universo tutto maschile, le donne sono la mamma e la sorellina, altro tipo di eros però. È questo talento visivo, la capacità di narrare nello spazio, nel tempo, nell'immagine che da al film un respiro speciale: come se si entrasse un «altrove» strano, inusuale, dove riscoprire un sentimento profondo e viscerale che sembra ormai dimenticato.
Cristina Piccino
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Il Messaggero, 3 aprile 2009
Locatelli, esordio glaciale e sapiente
Glaciale gioventù violenta per il rarefatto Il primo giorno d'inverno di Mirko Locatelli, debutto alla regia di grande freddezza e bellezza visto nella sezione Orizzonti dell'ultima Mostra del cinema di Venezia. E' la storia di Valerio (Mattia De Gasperis), adolescente solitario ed emarginato che viene ignorato da tutti: dai compagni di classe a scuola, dall'insegnante di nuoto (un Giuseppe Cederna spietato) della piscina dove si immerge (lontana mille miglia dalla vasca romantica e onirica dell'ultimo Piccioni), dalla natura che lo circonda e pure dal motorino che dovrebbe accompagnarlo in gite in mezzo alla campagna e invece spesso e volentieri si inceppa lasciandolo a piedi. Altro che Caro diario. La famiglia è solo dovere e stavolta è lui che trascura la sorella più piccola di cui è costretto ad occuparsi. La tragedia è dietro l'angolo e la cinepresa digitale di Locatelli è pronta a filmarla con composta attenzione. Mai con partecipazione emotiva. E' un cinema alieno per un italiano. Ricorda il nord di ghiaccio della Marina Spada del notevole Come l'ombra e il disagio giovanile pedinato dal Van Sant di Elephant. Viene voglia di vedere altri film di questo disincantato cineasta milanese classe 1974.
Francesco Alò
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