Sangue e violenza nel tunnel degli usurai
Il film più recente di Stefano Calvagna era "Il
lupo", storia vera di un piccolo bandito italiano che
chiudeva la sua carriera sotto il fuoco dei carabinieri.
Anche adesso, alla base de "Il peso dell'aria", c'è una
storia vera, analizzata e seguita da vicino negli ambienti
squallidi dell'usura. Si comincia con un bravo giovane, Carlo,
figlio di gente per bene, sposato a una moglie che, amata,
lo riama. Da un giorno all'altro perde il lavoro.
Da una parte, per cavarsi d'impaccio, accetta di partecipare,
con alcuni amici, a un'impresa che risulterà senza basi
(al contrario); dall'altra, incontrato per caso un ex compagno
di scuola, Stefano, finanziariamente molto solido, ne accetta
vari prestiti, realizzando solo troppo tardi che si tratta
di un bieco usuraio spalleggiato da truci accoliti e pronto
adesso a dargli del filo da torcere se non farà fronte
in breve tempo ai debiti che ha contratto con lui. La conclusione,
così, sfocerà nella violenza (e nel sangue).
Certe vittime, messe alle strette, sanno ribellarsi.
La struttura narrativa, curata dallo stesso Calvagna, non è sempre
molto ordinata. Ci si dilunga molto sull'antefatto, al momento
di tirare le somme sui piani dell'usuraio si cede un po' agli
effetti (e anche, di sfondo, ai luoghi comuni), per un verso
non curando abbastanza le psicologie dei personaggi (solo il
protagonista ha segni che vanno in profondo), per un altro,
e non a margine (si veda il titolo), concedendosi delle divagazioni
esplicitamente letterarie che si inseriscono a fatica tra gli
snodi dell'azione vera e propria.
Questa azione, tuttavia, grazie a modi di rappresentazione
attenti e spesso anche asciutti, procede con una indubbia plausibilità di
climi, riuscendo qua e là anche a ottenere dei momenti
di tensione, ad eccezione, forse, di un doppio finale che ne
sminuisce quelle atmosfere affannate cui invece sembrava si
tendesse.
Gli interpreti convincono, in modo speciale Giampiero Lisarelli,
un protagonista in grado di alternare la depressione alla paura,
con risvolti anche duri verso drastiche decisioni. La moglie,
nitida e composta, è Brunella De Nardo, nei panni torvi
dell'usuraio c'è lo stesso Calvagna, spietato a dovere.
Gian Luigi Rondi