Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Passato (Il)
Le pere di Adamodi Hector Babenco
con Gael Garcia Bernal, Analìa Couceyro, Ana Celentano, Moro Anghileri
 
Il Tempo, 11 novembre 2007
Un amore difficile da capire arrivato dall'Argentina

Seguite a Hollywood da film di serie qualità come "Ironweed", con Jack Nicholson e Meryl Streep, e "Giocando nei campi del Signore", con Kathy Bates e Tom Waits.
Adesso, tornato in Argentina, si è rivolto a un romanzo dello scrittore argentino Alan Pauls, "Il passato", che si può leggere anche in Italia pubblicato da Feltrinelli. Il tema è l'amore ossessivo che addirittura distrugge chi ne è oggetto. Si comincia a Buenos Aires, il giorno in cui si festeggiano i dodici anni di matrimonio di una coppia in apparenza felici, Rimini e Sofia. Invece hanno deciso di lasciarsi e sulle prime Sofia sembra prenderla bene; anche quando l'ex marito si sposa una seconda volta ed ha un figlio. Lei, in realtà, non ha affatto chiuso con i propri sentimenti, anzi, li ha esaltati a tal punto, pur nascondendoli attorno a varie finzioni, che il povero Rimini via via ne è annientato. Perseguitato, circuito, fatto segno a continue, perentorie invadenze, non solo vede messi a rischio tutti i suoi nuovi legami, ma assiste impotente al crollo del suo sistema nervoso. È interprete di professione e, all'improvviso, dimentica le lingue dalle quali traduce, perde il lavoro, la stima degli altri, persino il figlio che a un certo momento gli viene sottratto. Mentre Sofia sempre più si impossessa di lui, dominandolo. La salvezza solo alla fine.
Una storia a dir poco curiosa e in molti punti, per la sua stranezza, ostica a seguirsi. Babenco, che l'ha riscritta, l'ha asciugata molto rispetto al romanzo, stringendola il più possibile attorno alle vicissitudini dello sfortunato protagonista, ma anche così non gli è riuscito sempre di approfondire e chiarire le sue reazioni psicologiche, rappresentandolo spesso solo come una vittima la cui incapacità di difendersi finisce per essere soprattutto imputabile al disordine psichico di cui è sempre più affetto. Quell'amore nero che lo soffoca è seguito tuttavia con una certa pertinenza, suscitando a tratti anche dei momenti di emozione. Sostenuti da una regia che, con immagini quasi incolori, per farci sentire, non solo simbolicamente, le luci fredde dell'inverno di Buenos Aires, osserva sempre molto da vicino l'itinerario stravolto di tutti quei personaggi. Al protagonista dà volto con misurato sconforto, Gael García Bernal, già visto di recente in "Babel" e, nel 2004, ne "La Mala Educatíon" di Almodóvar.

 
Corriere della Sera, 9 novembre 2007

El Pasado è quello che avvolge come un incubo Gael García Bernal, star latinoamericana di La mala educación ed ex Che, che nel film è un giovane che divorzia dalla moglie dopo promesse eterne e liceo in comune. Da allora la donna lo perseguita, entrando a tradimento nella sua vita e rovinando ogni piano sentimentale. Babenco, autore della Donna ragno, imbastisce un lungo giro dell' oca con piccina al seguito, un calvario in cui si chiede cosa spinge una passione, quanto dura un amore, cosa cambia tra uomo e donna. Si può essere civili in amore? Come in un quiz da settimanale femminile d' agosto, non si sa la risposta, solo si tratta di un caso patologico, risolto con una lunga indagine sentimentale in cui il passato incombe sul presente. Non è uno scoop, anche se Bernal, incarnando una virilità fragile, triste e indifesa, è l' unica ragione di un film inutile e che gira a vuoto, forse dettato a Babenco dalla sua privacy. VOTO: 5/6

Maurizio Porro

 
L'Unità, 8 novembre 2007
Relazioni a circuito chiuso

Goie e disgrazie di un giovane traduttore, Rimini (Gael Garcia Bernal), che divorzia dopo 12 anni da Sofía, la sua ragazza fin dall'adolescenza. La separazione è serena. Ma poi la ragazza ritorna ossessiva: gentile, supplicante ma anche minacciosa, in preda a raptus. Compare in varie situazioni davanti a Rimini, che intanto frequenta altre donne, diventa padre e inizia a soffrire di una strana crisi d'amnesia. Sofia non si rassegna alla perdita del suo ex e la perseveranza… Addirittura fonda il club "Adele H." (dal film di Truffaut) per donne che amano troppo. Inserito nel concorso della Festa di Roma, dove non ha entusiasmato, El Pasado fa parte della "seconda" carriera dell'argentino naturalizzato brasiliano Hector Babenco, tornato nei novanta dopo una malattia che lo aveva tenuto lontano dalla macchina da presa e dopo una certa visibilità conquistata persino a Hollywood.

Cosa non ha convinto de El Pasado. Innanzitutto una narrazione fluviale, con una serie interminabile di rovesci del destino in un vortice che finisce per stordire. Ma è pur vero che Babenco ha sfoltito la trama del romanzo di Alan Pauls da cui ha tratto la sceneggiatura. Surreale e sopra le righe, il film cambia pelle tante volte quante il protagonista, che – altro sforzo di immaginazione, nonostante la gran fama del golden boy - Gael Garcia Bernal - attrae qualsiasi tipo di donna come un fluido irresistibile e si lascia travolgere dagli eventi fino ad estreme conseguenze. Qualcuno ci ha anche visto una metafora (fievolissima) dell'Argentina, con il suo excursus politico e sociale tanto variegato quanto doloroso e un passato che non passa ma imprigiona. Però forse proprio qui sta la debolezza dell'operazione: se c' era un'ambizione Babenco l'ha un po' tramortita consegnando un'opera dal significato equivoco. Volendo anche un tantino misogino.

Pasquale Colizzi

 
Il Messaggero, 9 novembre 2007
Babenco, scene
da una separazione

Una donna che non si rassegna, un uomo che non ne vuole più sapere di lei, un rapporto che rinasce continuamente dalle sue ceneri. Perché mentre lui passa da una storia all'altra e fa anche un figlio, lei continua a cercarlo, a provocarlo, a dimostrargli che lo ama ancora (traduzione: che pure lui la ama ma non vuole ammetterlo). Intanto si susseguono incidenti e catastrofi. Una delle altre muore tragicamente; lui stesso, che fa il traduttore, dopo una lunga parentesi di invulnerabilità, inizia a perdere la memoria poi tutto il resto, il figlio, la donna, il lavoro. E "rinasce" solo per subire nuove degradazioni finché lei, in extremis, lo salva, loriconduce a sé, ne fa un trofeo per il suo "club Adèle H." (sì, come il film di Truffaut sulla figlia di Victor Hugo...). Tratto dal romanzo omonimo di Alan Pauls (Feltrinelli), uno Houellebecq argentino meno apocalittico e risentito del francese, Il passato si candida a film più incompreso dell'anno. E' denso, stratificato, enigmatico, ossessivo. Tutto il contrario delle pappine chiavi in mano oggi dominanti. E scolpisce a colpi di ottimo cinema un trattatello di psicopatologia (post)coniugale da meditare a lungo ("Scene da una separazione", chiosa Babenco). Magari in compagnia, viste le reazioni, opposte ma rivelatrici, che provoca negli spettatori dei due sessi.

(F.Fer.)

© Sipario 2011